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coreografi: Béjart (a)


Maurice Béjart (Maurice Jean Berger), Marsiglia 1927 - Losanna 2007

UN PRIMO SGUARDO. Ballerino, coreografo e direttore artistico francese, Maurice Béjart riveste un ruolo fondamentale nell’ambito del teatro di danza del XX secolo. Figlio del filosofo Gaston Berger, debutta come ballerino nel 1946, dopo una formazione artistica iniziata a Marsiglia e proseguita a Parigi. Negli anni successivi si esibisce in tournée con varie compagnie, per assumere nel 1954 la direzione de Les Ballets de l'Etoile, da lui fondati assieme allo scrittore Jean Laurent, e destinati a confluire nel 1957 nel Ballet Théâtre de Paris de Maurice Béjart. Sono gli anni delle creazioni con le quali il coreografo indaga la condizione alienante dell’individuo nella società contemporanea, accompagnando la sua analisi con la musica concreta di Pierre Henry e Pierre Schaeffer: Symphonie Pour un Homme Seul (1955), Sonate à Trois (1957) e Orphée (1958) sono tra le più note. E' dal 1959 che l’arte di Béjart manifesta, invece, un marcato interesse per proposte teatralmente più spettacolari. Con esse si rivolgerà a un pubblico di massa, soprattutto giovanile, portando i suoi lavori negli spazi inconsueti degli stadi e dei Palazzetti dello sport. La svolta avviene con l'invito da parte del direttore del Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles a creare una versione de Le Sacre du Printemps; allo scopo il coreografo fa confluire i suoi ballerini nel preesistente ensamble del Théâtre Royal de la Monnaie, sede dell’Opera di Bruxelles, riunendo così una numerosa compagnia con la quale dà vita a una portentosa interpretazione della musica di Stravinsky. Ne segue nel 1960 l’invito a prendere la direzione del Balletto del Teatro Reale Belga e, in conseguenza, Béjart, mantenendo unito il gruppo appena formato, fonda il Ballet du XXe Siecle. Negli anni qui entreranno talenti prodigiosi come Suzanne Farrell, Paolo Bortoluzzi, Jorge Donn e tanti altri. E' con questa compagnia che a Bruxelles Béjart dà vita ai celebri capolavori, poi portati in numerose tournée. Una serie di lavori, in aderenza al pensiero di Nietzsche, interpreta la danza come un rituale collettivo, sinonimo di gioia e di affermazione della vita: il citato Sacre; Bolero (1961); la IX Sinfonia (1964); Romeo et Juliette (1966); L'Oiseau de Feu (1970), per l’Opéra di Parigi; Ce que l’amour me dit (1974). L’interesse per il movimento romantico tedesco lo fa accostare a Richard Wagner, a Richard Strauss con Serait-ce la Mort? (1970), a Gustav Mahler con Chant d’un compagnon errant (1971), creato per Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi e a Goethe con Notre Faust (1975). Altre creazioni assecondano il suo gusto esotico per le ideologie orientali, rilette, però, alla luce della cultura occidentale: Messe pour le Temps Present (1967); Bakhti (1968) Golestan (1973). Oltre al nominato Notre Faust, anche altri balletti, avvalendosi di testi recitati e di altre forme di spettacolo, si trasformano in un prodotto di teatro totale: Nijinsky Clown de Dieu (1971); Per la dolce memoria di quel giorno (1974), ispirato a I Trionfi del Petrarca; Le Molière Immaginaire (1976), presentato alla Comédie Francaise a Parigi. Quasi a contrasto, non mancano creazioni astratte giocate su una danza pura, che asseconda pezzi musicali avanguardistici: Nomos Alpha (1969) per Paolo Bortoluzzi su musica di Yannis Xenakis; Le Marteau sans maître (1973) e Pli selon pli (1975) su musica di Boulez.

Nel 1970 fonda a Bruxelles il Mudra, centro finalizzato alla formazione dell'uomo di teatro completo, dove si insegnano tutte le tecniche dello spettacolo. Nel 1987 Béjart lascia Bruxelles per trasferire il suo ensemble a Losanna, dove gli cambia nome in Béjart Ballet Lausanne e qui, nel 1992, fonderà l’Ecole Atelier Rudra Béjart Lausanne, un centro di addestramento simile al Mudra. Col Béjart Ballet Lausanne il coreografo torna a proporre approcci alle civiltà più lontane: Kabuki (1986); Dibouk (1988); Pyramide – El Nour (1990); La Route de la Soie (1999). Seguono creazioni più intime, pezzi coreografati su Sylvie Guillem, Baryshnikov, Carla Fracci e Micha van Hoecke ed altri dedicati a particolari personaggi. E’ del 1992 Le Mandarin merveilleux su musica di Bartok, mentre nel 1997 segue Le presbytère n’a rien perdu de son charme, ni le jardin de son éclat su musica di Mozart e del gruppo rock dei Queen, con costumi di Versace, ispirato alle vite di Freddie Mercury e Jorge Donn. Nel 1999 gli viene affidata la direzione del Festival Internazionale di Balletto “Torino-Danza” e in questa occasione presenta Casse-Noisette. Nel 2002 Béjart fonda la compagnia M, bacino degli allievi della scuola Atelier Rudra, e crea per Marcia Haydée Mère Teresa et les enfants du monde. Aggiunge ancora qualche titolo, come Zarathoustra del 2006, prima di spegnersi a Losanna nel 2007 durante la lavorazione de Il giro del mondo in 80 minuti.
Dal 1995 era membro dell’accademia di Francia. Tra le numerosissime onorificenze ricevute si ricordano: la nomina all’Ordine del Sol Levante del 1986, a Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona del Belgio del 1988, il Kyoto Prize del 1999 e la nomina nel 2003 a Commendatore dell’Ordine delle Arti e delle Lettere di Francia.


NOTA INTRODUTTIVA ALLA SCHEDA APPROFONDITA. Scorrendo anche rapidamente gli oltre 250 titoli che costituiscono la produzione di Béjart, balza all’occhio come essa sia percorsa da una continua ricerca di formule nuove, da un’inventiva senza riposo, rivolta però a proporre, più che personali forme coreutiche, un teatro sensazionale, privo di un’unica e precisa linea direttiva, sorretto com’è da basi eclettiche. Dirà di lui Vittoria Ottolenghi, in parte riprendendo le severe perplessità espresse dal critico del “New York Times”, Clive Barnes: “… io non credo che Maurice Béjart sia il più grande coreografo del mondo, e forse neppure un grande coreografo……non vedo invenzioni vere di passi, non vedo la trasformazione di un’idea musicale in una diversa ma parallela idea di danza”. Tuttavia, la Ottolenghi va oltre le critiche di Barnes cogliendo ciò che rende geniale il lavoro di Béjart con la precisazione: “… dal primo giorno che mi capitò di vedere un suo balletto … ho capito che mi trovavo di fronte al nuovo protagonista del teatro di danza dei nostri giorni”.
Piegando la sua creatività, caso per caso, alle esigenze teatrali dell’opera che sta per nascere, è lo stesso Béjart a ricusare implicitamente la possibilità di imbrigliare la sua poetica in formule stilistiche: la musica può essere un elaborato montaggio o ridursi a un solo pezzo e, in entrambi i casi, può essere classica o d’avanguardia, come anche di tradizione popolare; la creazione può basarsi sulla pura danza o avvalersi anche di testi recitati, di trovate e di inconsuete bizzarrie; può ispirarsi a un racconto, aderire a un preciso tema o essere del tutto astratta; può indagare i problemi dell’uomo contemporaneo, affrontare tematiche universali o di stretta attualità, come richiudersi su suggestioni autobiografiche o rendere omaggio a culture e civiltà lontane dalle nostre. Ciò rende i suoi lavori così diversi tra loro che pare improprio volerli classificare per temi. Tuttavia un certo ordine può essere tentato sulla scorta di un’osservazione di Mario Pasi: “caratteristica dei balletti béjartiani è la possibilità di accettarli su due piani separati: come puro spettacolo di gran teatro, oppure, come proiezione del suo pensiero filosofico e letterario”. Nella scheda che segue (in larga misura in Béjart (b)) si passeranno in rassegna i titoli principali distribuendoli secondo una comune caratteristica principale che li contraddistingue, sia essa, appunto, la specifica formula o invenzione teatrale che ne determina l’aspetto spettacolare, sia essa l’elemento filosofico, politico, letterario che traspare dal lavoro.


LA SCHEDA APPROFONDITA. Ballerino, coreografo, direttore artistico e maestro francese, Maurice Béjart riveste un ruolo fondamentale nell’ambito del teatro di danza del XX secolo, a seguito di una vastissima attività creativa, che, con oltre 250 titoli, tocca le più svariate forme di spettacolo teatrale danzato. Figlio del filosofo Gaston Berger, affianca gli studi umanistici a una formazione artistica, iniziata seguendo corsi di danza all’Opéra di Marsiglia e proseguita sotto la guida di Léo Staats, Lubov Egorova e Madame Rousanne a Parigi e di Vera Volkova a Londra. Dopo il debutto come ballerino, avvenuto a Vichy nel 1946, negli anni successivi si esibisce in tournée con varie compagnie: nel 1948 partecipa alla prima stagione dei Ballets de Paris di Roland Petit, per poi unirsi, a Londra, all’International Ballet di Mona Inglesby. Nel 1949 danza in Svezia col Cullberg Ballet e, durante la produzione di un film svedese sugli amori contrastati tra una ballerina ed un tenore, ha il contatto iniziale con Igor Stravinsky in occasione della sua prima coreografia filmata, L’Oiseau de Feu. In questi anni gode della stima e del sostegno dello scrittore e operatore teatrale Jean Laurent, che nel 1953, fondata la compagnia Les Ballets Romantiques, gliene affida la direzione artistica. Dopo aver colto l’offerta di creare il passo a due L’Inconnu su una canzone della Piaf, nel 1954 Béjart fonda assieme a Jean Laurent un primo piccolo gruppo, del quale sarà anche solista principale: Les Ballets de l’Etoile, che, nel 1957 sarà ampliato e ribattezzato Ballet Théâtre de Paris de Maurice Béjart. E’ a partire da questi anni che il coreografo comincia a firmare le produzioni create per il suo complesso col nome d’arte di Maurice Béjart, sicuramente in omaggio al genio di Molière, il quale, iniziando la sua attività teatrale, si era unito alla famiglia di nome Béjart. Le coreografie dei primi tempi passano da un lessico classico di base a forme che si avvicinano a un neo-espressionismo nella danza, già conosciuto durante l’esperienza col Cullberg Ballet e in parte assecondato dalla scoperta e dal conseguente utilizzo della musica concreta. Si tratta di musica elettronica, basata su suoni registrati, non prodotti da strumenti musicali, alla quale il coreografo si accosta dal 1954 a seguito delle sue frequentazioni col musicista Pierre Schaeffer. Essa sembra raccogliere e interpretare le voci, i suoni, i passi e i rumori inquietanti della vita quotidiana del presente, argomento questo che sarà oggetto di una fitta serie di indagini, presto confluite in un primo gruppo di creazioni per la sua compagnia.

0. Gruppo di lavori che muovono dalla condizione alienante dell’individuo nella società contemporanea. Tra i più noti: Symphonie Pour un Homme Seul (1955) e Orphée (1958), entrambi su musica concreta, Sonate à Trois (1957) su musica di Bartòk.
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Per un quinquennio si sono succedute tante e importanti creazioni di un Béjart attento a forme di spettacolo più poeticamente essenziali che di sorprendente impatto teatrale ed è con esse, nel 1958, che esplode la fama internazionale del coreografo a seguito della prima tournée europea della sua compagnia. E' invece dal 1959 che tale tendenza cambia e porta al centro delle proposte che seguono uno straordinario gusto per il teatro e per le ingegnose trovate spettacolari: dopo diverse tournée di successo, a seguito della favorevole accoglienza ottenuta al Festival di Berlino, Béjart riceve da Maurice Huisman, il nuovo direttore del Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles, l’invito a creare, in occasione dell’Expo Internazionale, una personale versione de Le Sacre du Printemps su musica di Stravinsky. Allo scopo il coreografo fa confluire gli elementi della sua compagnia nel gruppo di artisti del Balletto del Teatro Reale Belga: con questo nutrito ensemble dà vita a una spettacolare proposta con scene e costumi di Pierre Caille, creata, nei ruoli principali, da Tania Bari e Germinal Casado l’8 dicembre 1959 al Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles. E’ il primo di molti balletti concepiti con un massiccio numero di ballerini e per un pubblico di massa. La rilettura di Béjart si sbarazza delle allusioni di Nijinsky ai rituali pagani e sacrificali russi per sostituirle con il riferimento al sesso, presentato come momento rituale mistico e liberatorio, come pulsione primordiale preposta al perpetuarsi della vita, pronta a rinnovarsi e ad esplodere, anche dopo un lungo torpore, proprio come accade alla primavera, che, dopo il sonno invernale, rinnova ed esalta la vita di ogni essere. L’amore dell’uomo, nel suo aspetto carnale, è visto come metafora dell’atto col quale la Divinità ha creato il Cosmo e l’orgasmo come traslato della gioia provata a seguito della Sua creazione (Béjart). Il Sacre coglie ed esalta le forze essenziali e primitive dell’uomo, immutate nel tempo e nel luogo, trascendenti ogni specificità locale, eterne come la primavera. Con esso torna in primo piano la bellezza fisica dei corpi giovani di entrambi i sessi, esaltata da energici movimenti pulsanti e da vigorose composizioni plastiche di impressionante impatto visivo.

Il successo e il consenso sono così clamorosi che nel 1960 Béjart ottiene dal direttore del Théâtre Royal de la Monnaie, sede dell’Opera di Bruxelles, l'invito ad assumere la direzione del Balletto Reale. Mantenendo riunito il gruppo di ballerini appena formato, il maestro fonda il Ballet du XXe Siecle, bacino unico dove negli anni entreranno talenti straordinari, quali Suzanne Farrell, Paolo Bortoluzzi, Jorge Donn e tanti altri. La compagnia ospiterà in modo sistematico artisti specialissimi quali Luciana Savignano e Vittorio Biagi; inoltre, con essa avranno importanti occasioni interpretative stelle internazionali quali Rudolf Nureyev, Vladimir Vassiliev, Maya Plissetskaya e Natalia Makarova. E' con questa grande formazione che a Bruxelles Béjart dà vita per 27 anni a capolavori ormai entrati nella storia della danza ed intraprende fortunatissime tournée, durante le quali vorrà abbandonare gli usuali spazi teatrali preferendo stadi, palasport e tendoni da circo, mosso dalla precisa intenzione di portare i suoi capolavori a pubblici di massa e guidato dalla certezza che il balletto debba divenire spettacolo popolare. E le folle da lui raccolte gareggiano in numero e in entusiasmo con quelle solitamente riunite dalla passione per il calcio o per le rock star proprio negli stessi edifici, ideati per un pubblico di massa. Sempre attento a trasmettere un messaggio di bellezza, giovinezza e forza, negli anni ’60 e ’70 Béjart guadagna al balletto un nuovo pubblico, formato in larghissima misura da giovani, sfruttando l’innata capacità di cogliere gli umori della gente comune e facendosi attento interprete di temi universali, degli ideali della controcultura, soprattutto quelli cari all’ideologia hippy, e dei problemi dell’uomo contemporaneo. Le connotazioni socio-politiche, centrali nei lavori della prima maturità, col tempo si attenueranno, ma persisteranno gli effetti spettacolari, che finiranno col giovarsi anche di mezzi multimediali.

In linea con le vedute di Pina Bausch, il Béjart più maturo ritorna all'interesse per l’uso della parola recitata e cantata, già praticato agli esordi, e prosegue un’importante ricerca in direzione di un teatro "totale", che scavalchi i consueti vincoli imposti dal balletto tradizionale. Questi interessi, uniti al suo spirito pedagogico, lo portano nel 1970 a fondare a Bruxelles e ad assumere la direzione del Mudra (Gesto), scuola-laboratorio dove si insegnano, oltre alla tecnica accademica e alla danza libera o moderna, tutte le altre tecniche espressive dello spettacolo: canto, recitazione e musica. L’anno successivo, il 1971, è quello della prima di otto stagioni consecutive del Ballet du XXème Siècle a New York. Nel 1977 fonda una sede del Mudra anche a Dakar. In questi anni collaborano per la sua compagnia come coreografi ospiti Aurel Millos e John Neumeier.

Nel 1987, l’anno successivo alla sua nomina all’Ordine del Sol Levante da parte dell’Imperatore del Giappone, Hiroito, a seguito di divergenze con lo staff amministrativo di La Monnaie, Béjart lascia Bruxelles per trasferire il suo ensemble a Losanna, dove gli cambia nome in Béjart Ballet Lausanne. L’anno successivo re Baldovino lo nomina Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona del Belgio. Dopo una fitta serie di creazioni per Losanna, Béjart riprende i suoi viaggi e le interminabili tournée per il mondo per poi concretizzare creazioni monumentali, alcune meditate da moltissimo tempo, molte delle quali segnano il suo ritorno al crocevia delle grandi civiltà, tema già praticato in precedenza. Nei primi anni ‘90 Béjart si allontana dalle opere concepite per i grandi pubblici di massa, nel 1992 muore Jorge Donn, artista emblematico per la compagnia, e Béjart effettua una ristrutturazione della stessa, riducendola a una trentina di ballerini, per accingersi a un lavoro più personale, intimo, a volte ritagliato su misura su un danzatore speciale, o a piccoli omaggi ad artisti distintisi nelle discipline più disparate. Nello stesso anno, il 1992, fonda a Losanna l’Ecole Atelier Rudra Béjart Lausanne, un centro di addestramento simile al Mudra e, nel 2002, fonderà la compagnia M, in cui far confluire gli allievi della scuola.
All'inizio degli anni '90 Béjart stabilisce una stretta relazione col Tokyo Ballet: con esso collaborerà cedendogli anche molte sue passate coreografie e creando per esso alcune opere.
Sono questi gli anni in cui è insignito di alte cariche e prestigiose onorificenze: nel 1993 riceve il Premio Imperiale dalla Japan Art Association, l’anno successivo è il primo ballerino ad essere eletto membro dell’Accademia di Belle Arti dell’Istituto di Francia, nel 1995 riceve la cittadinanza ad honorem della città di Losanna, ottiene il Kyoto Prize nel 1999 dalla Inamori Foundation, il Premio Grand Siècle Laurent Perrier nel 2002 e l’insegna di Commendatore dell’Ordine delle Arti e delle Lettere di Francia nel 2003. Alle onorificenze già citate vanno aggiunti il Grand Prix del Théatre des Nations di Parigi nel 1960 e 1962, il premio del Dance Festival di Parigi del 1965, il dance Magazine Award e il premio Erasmus nel 1974, il Benois de la danse.
Autore di un’autobiografia, di monografie e romanzi, Béjart si è dedicato anche alla realizzazione di opere teatrali, liriche e di film.

segue in Béjart (b)

Nelle immagini:
- Béjart in sala a Losanna, Photo Francois Paolini
- il Sacre
- Bolero
- Notre Faust
- L'Oiseau de Feu, Photo Francois Paolini
- Le Presbythère..., Photo Francois Paolini




ID=103
14/1/2007
Marino Palleschi leggi gli articoli di marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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