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trame: Ronde, la


6 NOVEMBRE 1987
O'KEEFE CENTRE, TORONTO, National Ballet of Canada
Cor. Glen Tetley, mus. Erich Wolfgang Korngold, design John Macfarlane
Primi interpreti: Karen Kain, Rex Harrington, Sabina Alleman, Owen Montague, Frank Augustyn


Il balletto ha una doppia ispirazione, la psicologica e la letteraria. Basato sull’omonimo romanzo Reigen di Arthur Schhnitzler è un affresco dell’ipocrisia della società Viennese di fine ‘800, mostrata attraverso un tourbillon di relazioni amorose, alimentato soltanto dal desiderio di possesso del partner.

E’ in scena un girotondo di amanti, ciascuno dei quali abbandona l’attuale per il successivo. Pur essendo, quindi, basata su una successione di passi a due, la coreografia di Tetley è ben lontana da una semplice serie di danze. Ciascun incontro è occasione per un’analisi sociologica, descritta da Tetley facendo variare l’atteggiamento di ciascun personaggio a secondo dei suoi diversi amanti e della loro estrazione sociale. Significativo il fatto che, tendenzialmente, ogni personaggo è sedotto da un amante di estrazione sociale inferiore e lo lascerà per uno di estrazione sociale superiore alla sua.

Si succedono 10 pas de deux per cinque coppie infedeli: il balletto si apre con l’atteggiamento indifferente della Prostituta nei confronti del Soldato, l’amante del momento. Questi l’abbandona all’improvviso per la Cameriera con la quale ha un breve periodo di felicità finchè il Giovane Gentiluomo non la seduce trascinandola nel tipico affare amoroso. Ma il giovanotto ha una relazione con la Giovane Moglie, che, però, si sente moralmente costretta a tornare dal Giovane Marito. Questi l’accoglie comprensibilmente con freddezza e si consola molto presto con la Piccola Dolcezza, il vero e grande amore del Poeta. Costui è però coinvolto in una scena di passione con l’Attrice, che si vede subito dopo in camera da letto col Conte. Spetta a lui di chiudere il cerchio di queste relazioni andando con la Prostituta che aveva aperto il balletto. Alla fine la Prostituta rimane sola a significare il vuoto di solitudine che si nasconde dietro la lussuria.

Accanto alla celebre versione del balletto firmata da Glen Tetley, entrata anche nel repertorio del Royal Ballet, si ricorda quella creata da Evgheni Polyakov per MaggioDanza nel 1995, su musica di Matteo d'Amico.

Photo Erik Berg





ID=1055
27/3/2006
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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