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ballerini: Taglioni, M.


Maria Taglioni, Stoccolma 1804 – Marsiglia 1884

Figlia del ballerino e coreografo Filippo Taglioni, Maria Taglioni fu il modello insuperato di ballerina romantica. Ebbe l’enorme merito di aver creato, assieme al padre, addirittura uno stile e di aver trasformato la danza sulle punte, già praticata come sola manifestazione di virtuosismo, in uno strumento espressivo adatto a veicolare immagini di immacolata purezza e leggerezza immateriale. Padre e figlia furono gli artefici dell’affermazione del movimento romantico nella danza: Filippo per le sue coreografie, Maria per l’eterea interpretazione delle stesse.

Nacque a Stoccolma, dove il padre, al momento primo ballerino del Balletto Reale Svedese e maître de ballet (coreografo), aveva sposato l'anno precedente la ballerina Sophie Karsten, figlia del celebre cantante lirico Cristoffer Karsten. Durante i primi anni di vita di Maria, la famiglia Taglioni non ebbe una residenza stabile, dovendo seguire Filippo, che si esibiva come ballerino nei vari teatri che gli offrivano un ingaggio. Per qualche tempo i Taglioni vissero a Vienna, dove nacque il fratello Paolo nel 1808. Poi i Taglioni si trasferirono a Kassel, capitale del Regno di Westfalia, formato da Gerolamo Bonaparte, e qui Filippo lasciò la famiglia recandosi da solo a ballare a Milano nell’estate del 1813. Dopo la sfortunata campagna napoleonica in Russia, Kassel divenne un luogo insicuro a causa dell’avanzare dei Cosacchi. Maria, Paolo e la madre riuscirono a fuggire, raggiungendo fortunosamente Parigi, dove si stabilirono, mentre Filippo continuava la sua carriera di ballerino e coreografo, lavorando nelle più grandi capitali europee di balletto.

Nella capitale francese Maria fu avviata agli studi di danza, assieme al fratello Paolo, sotto gli insegnamenti di Jean-Francois Coulon, che era stato l’insegnante di Filippo. Confortato dai progressi della figlia, Filippo ottenne un suo ingaggio come première danseuse a Vienna per il 1822, destando le forti perplessità di Coulon, che non la riteneva pronta. Nonostante il maestro intensificasse le classi proprio per colmare evidenti lacune, quando Filippo si fece raggiungere a Vienna da Maria, dovette convenire col parere negativo di Coulon. Per cinque mesi Filippo la sottopose a classi massacranti di sei ore giornaliere finché la fece debuttare il 10 giugno 1822 all’Hoftheater di Vienna in una sua creazione coreografica, La Reception d'une jeune Nymphe à la Cour de Terpischore. Da questo momento, il padre continuò ad essere l’insegnante della figlia e, nel corso di un’intera carriera, assieme a lei costruì gradualmente un nuovo modo di ballare e il nuovo stile romantico.
Dopo il fortunato debutto, Maria fu scritturata per due anni nella stessa Vienna e durante il loro soggiorno nella città, Maria e Filippo poterono assistere il 31 dicembre 1823 al debutto viennese di Amalia Brugnoli, allieva di Armando Vestris, che fece scalpore per le prodezze basate sulla tecnica innovativa delle punte; vedendola, Filippo Taglioni ne intravide le potenzialità e pensò di sfruttarla nei suoi insegnamenti alla figlia.
Dunque Maria Taglioni non sarebbe certo stata la prima ballerina a salire in punta; prima di lei lo avevano fatto Fanny Bias, Genevieve Gosselin, Amalia Brugnoli e, addirittura nel '700, vi si era cimentata la Camargo. Tuttavia il modo di usarla, per lei ideato da Filippo, avrebbe fatto pervenire tale mezzo a significati espressivi e, per la prima volta, ad esiti artistici e non più semplicemente virtuosistici. Il nuovo stile di danza, costruito gradualmente dai due Taglioni, non si sarebbe esaurito in uno speciale impiego della tecnica delle punte. L'affinamento tecnico conseguito dalla danza accademica a seguito della lezione di Carlo Blasis avrebbe consentito di sviluppare speciali moduli espressivi, caratteristici di una danza aerienne e tesi ad assecondare il principio fondamentale dell'elevazione.

Fallito il tentativo di far ingaggiare la figlia all’Opéra di Parigi, nel 1824 Filippo la fece ballare per una breve stagione a Monaco di Baviera ed è possibile che ne abbia curato un primo debutto parigino al Théâtre de la Port Saint-Martin. Poco più tardi, a Stoccarda, Filippo fece ballare con successo entrambi i figli, Maria e Paolo, al Königliches Hoftheater, in balletti da lui creati, tra i quali si ricordano: Aglaë, Amors Zögling (Aglaë, allieva di Amore), balletto anacreontico in un atto del 1826, su musica di Peter Joseph von Lindpaintner; Der Jahrmarkt, oder Der betrogene Freier del 1826, su musiche di diversi compositori; Zemirë, oder Die Macht der Liebe del 1826; Danina oder Joko, der Brasilianische Affe, balletto comico-grottesco sempre del 1826, ancora su musica di Peter Joseph von Lindpaintner.
Finalmente, nello stesso anno, la Taglioni prese gli accordi per la serie di recite ritenute necessarie per un debutto all'Opéra di Parigi: sei apparizioni di prammatica, richieste prima di un eventuale ingaggio all’Opéra stessa. Il 23 luglio 1827 segnò il debutto parigino di Maria con un pezzo, danzato col fratello Paolo, creato dal padre e inserito nel balletto Le Sicilien di Anatole. Il successo fu enorme e le cronache trionfali dei giorni successivi paragonarono Maria a una rediviva Genevieve Gosselin, che, per prima, nel 1815 era salita sulle punte sul palcoscenico dell’Opéra. A questo proposito si approfondisca il ruolo della Gosselin nell'articolo "La tecnica delle punte: da virtuosismo a mezzo di espressione", Parte I. La danza sulle punte non fu certo la più importante caratteristica della danza di Maria, anche se la dominava alla perfezione. Merito superiore fu averla presentata come parte imprescindibile di uno stile e di un modo di ballare. Per approfondimenti sull’argomento si veda l’articolo “La tecnica delle punte: da virtuosismo a mezzo d’espressione” Parte II.

Completate con enorme successo le sei apparizioni di debutto richieste dal regolamento, Maria firmò un contratto come sostituta con l’Opéra, che sarebbe partito dalla primavera del 1828. Una clausola prevedeva che, per i primi tre mesi Maria si sarebbe esibita soltanto in passi creati su di lei dal padre, da introdurre nel normale repertorio dell’Opéra, accompagnata dal fratello Paolo, che si sarebbe esibito gratuitamente. Quando, nella primavera del 1828, iniziò ad esibirsi all’Opéra, a Maria vennero affidati ruoli minori di pura danza e ruoli pantomimici, come quello del titolo in Cendrillon di Ferdinand Albert, ma in questi secondi non dimostrò un particolare talento. La prima stagione parigina, inframmezzata da qualche apparizione ancora a Stoccarda e a Karlsruhe, la vide ballare sovente col fratello Paolo. Nel 1829 Aumer creò La Belle au Bois Dormant un balletto su musica di Herold e libretto di Scribe, in cui Maria, divenuta premier sujet all’Opéra proprio quell'anno, riscosse un successo personale nel ruolo di una Naiade, emersa dal profondo del mare, alle cui tentazioni l’eroe deve resistere. Seguì l’apparizione della Taglioni come Niuka in Manon Lescaut, balletto di Jean Aumer del 1830, su libretto di Eugène Scribe e musica di Francois Halévy. Si tratta di una schiava che, nelle Americhe, aiuta gli amanti a fuggire.

All’Operà di Parigi la Taglioni portò al successo lavori più impegnativi, come i divertissement dei Grands Opéra francesi. Tra questi va ricordato quello del Guglielmo Tell del 3 agosto 1829, su musica di Rossini con coreografie di Aumer, nel quale Maria danzò un pas tirolienne. Di rilievo furono pure gli episodi danzati di Le Dieu et la Bayadère, un'imponente opera-ballet del 1830, in due atti, su un soggetto tratto da Scribe da una ballata di Goethe e musica di Auber; la coreografia di Filippo Taglioni comportava parti di danza, nelle quali Maria superò se stessa, e parti di pantomima, nelle quali fu deludente. Proprio puntando sulla sua supremazia nei ruoli drammatici e mimici, Lise Noblet sperò di ritrovare il primato sulla Taglioni, debole nelle parti pantomimiche. Nell'opera-ballet, che debuttò all’Opéra il 13 ottobre 1830, Maria creò il ruolo di Zoloé, una danzatrice indiana della quale sono innamorati sia un maggiorente indiano, il giudice Olifour (Levasseur), che il dio Brahma, mescolatosi ai mortali sotto le fattezze dello Sconosciuto (il tenore Nourrit), un uomo comune alla ricerca dell’amore disinteressato; Zoloé conquista l'amore dello Sconosciuto, rivaleggiando con Ninka (il grande soprano Laure Cinti-Damoreau) e con Fatma (Lise Noblet). Condannata al rogo da Olifour, è salvata e portata nel paradiso indiano dallo Sconosciuto, rivelatosi per il dio Brahma. Ulteriori notizie su Le Dieu et la Bayadère e sui balletti creati dal padre per Maria sono contenute nella scheda dedicata al coreografo, linkata all'inizio di questo medaglione.
Durante la medesima stagione, il 3 giugno 1830 la Taglioni debuttò al Covent Garden di Londra, riprendendo, a fianco di Jules Perrot, il vecchio balletto Flore et Zéphire di Didelot, facendo suo il ruolo che era stato della Gosselin, artista a lei sovente paragonata. Inoltre presentò al Covent Garden una versione abbreviata dell’opéra-ballet Le Dieu et la Bayadère sotto il titolo La Bayadère.
Sempre nel 1830 la grande ballerina trovò un degno partner in Jules Perrot nel balletto dell’opera Fernando Cortés.

All’inizio del 1831 il Ministro degli Interni decise che l'Opéra sarebbe diventata un’impresa privata con sussidi statali. In primavera Véron fu insediato come nuovo direttore manageriale dell’Opéra di Parigi, anche se il mandato sarebbe iniziato dal 1 giugno 1831. Numerosi furono i felici interventi di Véron: tra l'altro legò Maria al Teatro con un nuovo vantaggioso contratto dall’agosto 1831 fino al 1837, portandola ai vertici della gerarchia degli artisti dell’Opéra, e scritturò Filippo come maître de ballet.

E’ del 1831 un fatto di enorme portata per lo sviluppo del balletto romantico. Maria interpretò all'Opéra il ruolo della Badessa Hélène, nel Ballet des Nonnes (Balletto delle Monache), ossia il divertissement coreografato da Filippo Taglioni per la nuova opera di Giacomo Meyerbeer, il grand-opéra in 5 atti Robert le Diable su libretto di Eugène Scribe e Germaine Delavigne. L’opéra-ballet debuttò il 21 novembre 1831 all’Opéra di Parigi e fu un trionfo per la nuova gestione Véron.
Il padre di Robert, l'eroe del melodramma, è un demonio e, per non perdere il figlio, deve farlo schierare con le forze del male. Gli suggerisce di riconquistare l'amore della Principessa Isabella con un ramo magico, che dovrà rubare in un chiostro, commettendo così sacrilegio. Soggetto del balletto era proprio il furto sacrilego: gli spiriti delle Suore debosciate defunte sorgevano dalle loro tombe e, seduttive, guidavano Robert verso il ritrovamento del ramo magico, facendogli commettere l'atto estremo.
Le ragioni per l’enorme impatto che il lungo balletto, inserito al termine del terzo atto, ebbe sul pubblico includono la levità dello stile di Maria, ma risiedono soprattutto nell’atmosfera misteriosa e soprannaturale che aleggiava nel chiostro, capolavoro pittorico di Ciceri, fiancheggiato da tombe e illuminato dalla luna, con un effetto spettrale reso possibile dall’illuminazione a gas, che da un decennio aveva soppiantato quella delle lampade ad olio. Erano presenti tutti gli elementi del futuro atto bianco e la magia della scena aprì la strada a una serie di balletti sul tema romantico del soprannaturale e del sublime.

Ancor prima del debutto di Robert le Diable e ancor prima che Maria iniziasse a provare la sua parte, forse suggestionato dall’atmosfera che il balletto andava assumendo durante le prove, il tenore Adolphe Nourrit suggerì all’amico Filippo Taglioni l’idea per un nuovo balletto, anch’esso foriero di atmosfere misteriose e soprannaturali. Nourrit aveva pensato a una creazione ispirata al racconto Trilby, ou le Lutin de Argail di Charles Nodier: lo scritto trattava di una silfide maschio che tenta di sedurre una contadinella scozzese, sposata a un pescatore. Il balletto proposto da Nourrit, oltre a contenere la presenza ultraterrena della silfide, si sarebbe giovato di un’ambientazione scozzese, all’epoca di gran moda grazie ai poemi ossianici e ai romanzi di Walter Scott. Filippo Taglioni accolse la proposta del cantante; lo stesso tenore scrisse il libretto del balletto, cambiando sesso alla silfide del racconto, e così il 12 marzo 1832 all’Opéra di Parigi vide la luce La Sylphide, il capolavoro di Filippo Taglioni su musica di Jean Schneitzhoeffer, enorme successo di Maria, condiviso da Joseph Mazilier (Giulio Mazzarini) nel ruolo di James Reuben e da Lise Noblet in quello di Effie. La creazione, in due atti, cambiò l’aspetto del balletto dell’epoca aprendo, con qualche ritardo, la strada nella danza a quella corrente estetica e di pensiero, il romanticismo, da tempo presente nella letteratura e nelle arti figurative. Con La Sylphide il nuovo stile di danza inaugurato da Maria fece apparire superate le pose manierate, le rigidità e i virtuosismi plateali della cosiddetta danse noble. La grande ballerina sostituì tutto ciò con passi leggeri e furtivi, visioni impalpabili, un uso naturale di braccia e mani, grazia e semplicità, pur conquistata a prezzo di enorme lavoro tecnico.
La trama de La Sylphide è ben nota: il giovane scozzese James dovrebbe sposarsi con Effie, ma, sedotto da una Silfide, abbandona la fidanzata e segue l'essere ultraterreno nella foresta. Nonostante vari tentativi, James non riesce a trattenere la Silfide, ma la strega Madge gli suggerisce di donarle una sciarpa, che le impedirà di fuggire. La sciarpa è, però, affatturata e, indossata dalla Silfide, le fa perdere le ali, provocandone la morte. James, disperato, vede da lontano il corteo del matrimonio tra Effie e Gurn, il suo rivale.
Lo stesso anno, il 26 luglio 1832, Maria ne rinnovò il successo al Covent Garden di Londra, assieme al fratello Paul come James Reuben e alla di lui moglie Amalia Galster-Taglioni come Effie. Subito dopo seguì la sua presentazione al Königliche Theater di Berlino. Capolavoro di Filippo e cavallo di battaglia di Maria, negli anni a venire il balletto sarebbe stato portato al trionfo dalla Taglioni nei massimi teatri europei; raramente Maria sarebbe tornata a Londra senza apparire ne La Sylphide con i partner più variati.

Nel 1832, a Londra, Maria sposò il Conte Gelbeit de Voisins, ma il matrimonio non fu felice e, dopo la separazione di lì a tre anni, sarebbero arrivati al divorzio nel 1844.

A partire dal 1832, nei successivi cinque anni Maria interpretò numerose altre creazioni del padre, nessuna, però, felice come era stata La Sylphide. Il 7 novembre 1832 danzò all’Opéra di Parigi nel ruolo del titolo di Nathalie, ou la laitière Suisse, balletto in due atti del padre, che riprendeva la sua vecchia creazione viennese del 1821 Das Schweitzer Milchmädche. La nuova versione si giovò della medesima partitura di Gyrowetz, però rivista da Michele Carafa. Nathalie era una semplice paesanella, fatta rapire dal nobile Oswald, invaghitosi di lei. La fanciulla, una volta ripresasi, si ritrova in una stanza del castello, dominata da una statua di Oswald a grandezza naturale. Resasi conto di essere sola, si rincuora, ma nel frattempo il giovane prende il posto della statua e rivela alla ragazza il suo amore. I due sono sorpresi assieme da Lord e Lady Rewena, fratello e cognata di Oswald, e dagli abitanti del villaggio. Oswald fa ammenda per la sua condotta audace chiedendo la mano di Nathalie. La scena nella stanza del castello e l'interazione di Nathalie prima con la statua, poi con lo stesso Oswald impegnarono Maria anche in importanti passaggi di pantomima, nei quali riscosse finalmente un buon successo.

Sempre del padre, Maria irinnovò i suoi trionfi interpretando una versione completamente rinnovata di Die Neue Amazon, creato da Filippo a Berlino nel 1831. Il balletto, in tre atti, ebbe musica completamente nuova dell’arpista Théodore Labarre, libretto e coreografia di Filippo; concepito col titolo La Révolte des Femmes, fu presentato all’Opéra il 4 dicembre 1833 col titolo cambiato all’ultimo momento in La Révolte au Serail. In esso Maria creò il ruolo di Zulma, amante di Ismaël (Mazilier), comandante d’armata. Al suo ritorno dalle campagne militari, Ismaël scopre che Zulma è stata costretta da Re Maometto (Montjoie) a diventare la sua favorita. Sarà Zulma a scatenare e a guidare una rivolta delle donne dello Harem contro Maometto per ottenere libertà per sé e per le compagne. Dopo molte peripezie, con l'aiuto di bouquet magico e dello Spirito della Femminilità otterrà per sé la libertà di sposare Ismaël e per tutte le donne quella di sposare chi amano. Come detto, Maria ebbe come partner principale Mazilier, ma ballò un magnifico passo a due con Jules Perrot. L’entusiasmo del pubblico per questo artista destò le gelosie di Maria al punto che dovette passare del tempo prima che tornasse a ballare con lui. A Parigi il successo fu enorme, per l'opulenta messinscena di Ciceri e per la presenza di Maria, più che per le coreografie di Filippo.
Nel 1834 la Taglioni interpretò le coreografie del padre per il Sire Huon, balletto su musica di Michele Costa, ispirato al soggetto dell’Oberon di Weber, quelle per il divertissement La Chasse des nymphes e tornò a Londra con La Sylphyde, con queste due novità e con La Révolte au Serail, che ricevette alcune critiche negative.

Nel frattempo le gerarchie dell’Opéra erano state riarrangiate in modo che al vertice fosse collocata Maria Taglioni, tuttavia la direzione ritenne utile affiancare all’étoile altre grandi ballerine al solo scopo di stimolare confronti che eccitassero il pubblico. A tal fine, dopo aver dato spazio a Pauline Duvernay, venne ingaggiata nel 1834 Fanny Elssler. Riuscirà ad essere la rivale più temuta da Maria proprio perché al suo lirismo e alla sua poesia, l’austriaca sapeva opporre un altro aspetto importante del movimento romantico: il temperamento sanguigno e il fuoco delle danze di carattere e folkloristiche. Uno dei primi confronti significativi avvenne l'8 aprile 1835 con l’eccitante ripresa di un’opera di Auber, Gustave, un precedente successo personale di Filippo Taglioni, alla quale si ispirerà Verdi per il Ballo in Maschera. Qui la Elssler comparve in un passo a due con la sorella Therèse en travesti, mentre la Taglioni danzò minuetto e gavotta col settantacinquenne Augusto Vestris. Il programma della serata all’Opéra era completato dall'apparizione di Maria nel ruolo principale del nuovo balletto di Taglioni Brézila, ou la tribù des femmes (nelle repliche titolato Brézilia). Maria interpretò il ruolo di Brézila, un'amazzone appartenente a una tribù di donne del Nuovo Mondo, che hanno giurato odio eterno nei confronti degli uomini. Per amor suo, Zamore (Mazilier) si infiltra nella tribù, ma, scoperto, è condannato a morte dalla Regina (Legallois). I due amanti si salveranno solo grazie a una rivolta degli schiavi contro la Regina. Per la sua trama insulsa e per la coreografia troppo povera, la creazione in un atto, su musica di von Gallenberg, ebbe esito infelice sia all’Opéra sia quando, subito dopo, sempre nel 1835, approdò a Londra col titolo rinnovato in Mazila; tuttavia fu proprio la presenza della grande ballerina a salvare il lavoro da un insuccesso totale. Nel 1835, oltre a Mazila, la Taglioni propose anche La Sylphide al Covent Garden di Londra, a fianco di Jules Perrot come James Reuben.

Dopo che Maria ebbe avuto un figlio, il primogenito Paolo, dall'unione con de Voisins, i forti dissapori col marito si intensificarono. I due giunsero a una rottura e, poco dopo, Maria scoprì di essere incinta. Seguì un breve ritiro dalle scene dovuto a un misterioso dolore al ginocchio, che in realtà altro non era che la gravidanza. Nel frattempo era diventata l’amante del giovane scrittore Eugène Desmares, che stava preparando il libretto per il nuovo balletto di Filippo Taglioni. Nel 1836 Maria diede alla luce una bambina, la secondogenita Eugénie Marie Edvige, e, immediatamente dopo, tornò alle scene con una ripresa de La Sylphide. Al rientro in scena seguì il 21 settembre 1836 il debutto nel nuovo balletto di Taglioni sul soggetto del Desmares; la musica era stata commissionata a un compagno di scuola di Desmares, Adolph Adam. Ne venne La Figlia del Danubio, balletto in due atti e quattro scene, che Maria interpretò nella parte di Fleurs de Champs, trovatella rinvenuta da bambina sulla riva del fiume. Cresciuta si innamora, corrisposta, di Rodolfo, ruolo creato da Mazilier. Quando il Barone Willibald la sceglie come sposa, per evitare un matrimonio non gradito si getta nel Danubio. Pazzo di dolore, Rodolfo segue la sorte dell'amata, gettandosi anch'egli nelle acque. Il vecchio Danubio, il vero padre di Fleurs de Champs, ridarà la vita ai due innamorati. Ad eccezione di Jules Janin, grande estimatore della Taglioni, la critica parigina si espresse negativamente. Il balletto pantomimo in due atti e 4 scene ebbe successo soltanto quando poco dopo fu portato a Londra, ma al debutto parigino senza l’interpretazione di Maria sarebbe caduto per povertà di idee e per una drammaturgia poco comprensibile.

L’anno successivo sarebbe scaduto il contratto con l’Opéra e la nuova direzione, in mano a Duponchel da quando era scaduto il mandato di Véron, era in forse se rinnovarglielo, in considerazione del crescente favore del pubblico per la Elssler. Comunque la Taglioni decise di accettare un contratto, ottenuto col padre, col teatro di San Pietroburgo per gli anni 1837-39. Per la serata d'addio all'Opéra Filippo interpolò un pas de Diane per Maria in Le Dieu et la Bayadère. "Adieu, ombre dansante" fu il saluto del critico Jules Janin a Maria, allorché lasciò Parigi col padre, con grandi manifestazioni di affetto da parte del suo pubblico francese. Raggiunta la capitale russa, danzò con enorme successo La Sylphide, il 6 settembre (18 settembre del calendario giuliano) 1837 sul palcoscenico del Bolshoi di San Pietroburgo. Poco dopo i due Taglioni interruppero brevemente il soggiorno pietroburghese per portare a Londra La Fille du Danube, che debuttò il 21 novembre 1837 al Royal Theatre Drury Lane. Il 20 dicembre 1837, di nuovo a San Pietroburgo, misero in scena lo stesso balletto, il primo del Taglioni che non era già stato proposto in Russia prima del suo arrivo, ricevendo un’accoglienza entusiastica. Nei successivi cinque anni, la Taglioni continuò le sue visite periodiche a San Pietroburgo per presentare tutte le altre creazioni di Filippo che l'avevano resa celeberrima. Queste inclusero il ruolo della Badessa Héléne in Robert le Diable e quello di Zulma ne La Révolte au Serail. In Russia Maria fu oggetto di deliri da parte del pubblico, dando luogo a una vera e propria taglionimania. Lì Filippo ritrovò la sua vena creativa e aggiunse alla sua produzione per Maria i migliori balletti da lui concepiti dopo La Sylphide, i quali avranno buon successo anche a Londra e Parigi, dove Maria li riprenderà nel corso della sua avventura russa.

Nel 1838 Filippo e Maria presentarono al Bolshoi di San Pietroburgo Miranda, creazione vagamente ispirata a La Tempesta di Shakespeare, su musica di Auber e Rossini, lo stesso anno proposta anche a Londra.
Il 23 novembre (5 dicembre del calendario giuliano) 1838, Filippo e Maria presentarono al Bolshoi di San Pietroburgo La Gitana, la storia della figlia di un aristocratico spagnolo che, rapita da bimba dai Gitani, cresce con essi, si ritrova in Russia e verrà alla fine riconosciuta e riaccolta in seno alla famiglia d’origine. Il lavoro, in un prologo, tre atti e 5 scene, libretto e coreografia del Taglioni, su musica di Schmidt e Auber, conteneva una celebre vivacissima mazurka e una danza spagnola, una Cachucha, con la quale Maria parve voler sfidare la Elssler sul suo stesso campo. L'anno seguente Maria portò a Londra La Gitana, che venne riproposta il 6 giugno 1839 con danze di Guerra, poiché Filippo non aveva accompagnato la figlia in Inghilterra; poi, la Taglioni interpretò La Sylphide a Vienna, replicandola trionfalmente 42 volte. Per l’occasione Filippo interpolò nel I atto un nuovo pas de trois per James, Effie e la Silfide, che appare al solo James e resta invisibile ad Effie. A Vienna, nel 1839, Taglioni riprese anche il suo vecchio balletto Die schöne Arsene oder Die neue Amazone su musica di Wenzel Robert Graf Gallenberg.

Tornati a San Pietroburgo, Filippo e Maria si dedicarono nuovamente alla danza esclusivamente aerienne con L'Ombre, balletto in tre atti, con coreografia e libretto di Filippo, su musica di L. Wilhelm Maurer, presentato al Bolshoi di San Pietroburgo il 4 dicembre 1839. E’ la storia della contessa Angela (Maria), assassinata poco prima del suo matrimonio con Loredano (Guerra) con un bouquet di fiori avvelenato. Angela ritorna, dopo morta, come ombra, per attraversare i ricordi del promesso sposo e per perseguitare i suoi assassini. Tipico esempio di ballet-blanc, reso celebre dal Pas de l'Ombre, il lavoro segnò la serata d'addio della stagione 1839.

L’anno successivo Maria era nuovamente a Londra con L’Ombre, presentata in una versione in due atti il 18 giugno 1840 al fianco di Guerra, e nella capitale britannica vennero avviati gli accordi per un grande ritorno all’Opéra di Parigi, ove, il 17 luglio 1840, Maria presentò la versione de La Sylphide arricchita del pas de trois visto a Vienna. Sempre all’Opéra riprese, subito dopo, altri suoi cavalli di battaglia chiudendo la serie di quattro apparizioni il 26 giugno 1840 col II atto de La Fille du Danube e col pas espagnole da La Gitana, bissato a grande richiesta. E’ del 1840 L'Écumeur de mer balletto per San Pietroburgo su musica di Adam.

L’avventura di padre e figlia proseguì nel 1841 con Aglaé, ou l’Eleve d’Amour, un divertissement su musica di Johann Friedrich Keller, campionario molto impegnativo delle specialità di Maria Taglioni, non gravato da alcuna intricata trama, dove la protagonista è introdotta all'arte della danza da Cupido. Maria lo danzò sia al Bolshoi di San Pietroburgo, sia allo Her Majesty's Theatre di Londra; affermazioni discordi nelle fonti più celebri rendono dubbio in quale delle due città abbia debuttato, il balletto, ma chi scrive ritiene che il lavoro sia stato messo in scena la prima volta a San Pietroburgo il 22 gennaio 1841 e portato a Londra l'estate successiva. Nel 1841 la Taglioni approdò alla Scala di Milano, dove presentò il 19 maggio L'Ombra, col titolo in italiano, sempre su coreografia di Filippo, ma musica di Luigi Maria Viviani. Il 29 maggio fu la volta del trionfale debutto scaligero de La Sylphide e l'8 luglio 1841 allo Her Majesty's Theatre di Londra ci fu il debutto londinese di Aglaë, ou l’Élève d’Amour di cui si è appena sopra detto.

Nel 1842 Maria diede l'addio definitivo alla Russia con una ripresa de L'Ombre e, il 3 marzo 1842, presentando la creazione di Filippo Gerta Regina degli Elfridi, ballo in tre atti, ripreso l'autunno dello stesso anno al Teatro Comunale di Bologna (come Herta ossia il lago delle fate o Berengario o il Lago delle Fate), assieme a La Gitana. Ancora nel 1842 Maria è alla Scala di Milano in Satanella, un balletto fantastico in sei parti con libretto e coreografia del Taglioni, e in una ripresa del La Gitana.
Del 1843 è il ritorno della Taglioni alla Scala di Milano per creare il ruolo del titolo ne La Péri, produzione curata dal padre; il lavoro ebbe un'accoglienza piuttosto tiepida. Nel giugno 1844 la Taglioni, ormai quarantenne, diede un definitivo addio trionfale all’Opéra con un gruppo di 7 recite. Per l'ultima recita, il 29 giugno 1844, oltre a riprendere alcuni passi del suo repertorio, la Taglioni interpretò anche una versione de L'Ombre condensata dal padre, presentata col titolo Pas de l'Ombre. Maria riprese La Sylphide a Londra assieme a Jules Perrot, che, nel 1845, del balletto studiò una breve versione in un solo atto, e a Roma al Teatro Apollo nel 1846, nonostante fosse afflitta da un infortunio al ginocchio.

Sebbene avesse dato l'addio ufficiale all'Opéra il 29 marzo 1843, nel 1844 la Taglioni diede un definitivo addio trionfale all’Opéra con un gruppo di recite, tra le quali presentò La Sylphide, Le Dieu et la Bayadére ed anche una versione condensata de L'Ombre col titolo Pas de l'Ombre. Maria riprese La Sylphide a Londra anche assieme a Jules Perrot, che, nel 1845, del balletto studiò una breve versione in un solo atto.

Pur avendo passato i quarant’anni, prese parte a due dei divertissement che Perrot iniziò a proporre a Londra. Il primo fu il Pas de quatre del 1845, che, allo Her Majesty's Theatre, mise a confronto Taglioni, Grisi, Cerrito e Graham in una serie di variazioni su musica di Pugni; lo riprese l’anno dopo alla Scala con Sofia Fuoco, Carolina Rosati e Carolina Vente. Il secondo divertissement fu Le Jugement de Pàris del 1846, col quale, Maria diede l’addio alle scene il 21 agosto del 1847 all’Her Majesty’s Theatre di Londra, dopo essersi esibita, negli ultimi tempi della carriera, anche al Regio di Torino e a Stoccolma.

Si trasferì nella sua villa a Blevio sul lago di Como per poi tornare a Parigi dove ha creato nel 1860 la sua unica coreografia Le Papillon su musica di Offenbach per l’allieva prediletta Emma Livry, che avrà la carriera stroncata da una morte prematura. Tornata come insegnante all’Opéra nel 1859, è diventata, in seguito alla nomina di Napoleone III, inspectrice des classes et du service de la danse fino al 1870, ha istituito la gerarchia del corpo di ballo e il metodo d’esame per accedere ai vari livelli, ancora oggi in vigore. Durante la Guerra del 1870-71 perse la sua fortuna economica per gli incauti investimenti del padre e per vivere iniziò a dare lezioni di danza di sala, portamento e buone maniere a Londra, per poi trascorrere in povertà assieme al figlio gli ultimi anni di vita a Marsiglia.

Nelle immagini
- Ritratto di Maria Taglioni
- Danina oder Joko der Brasilianische Affe
- Figurino di costume per Maria ne La Belle au Bois Dormant
- Maria e Nourrit in Robert le Diable
- Maria e Mazilier ne La Sylphide
- Maria e Mazilier ne La Fille du Danube





ID=1190
22/1/2007
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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