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coreografi: Taglioni, S.


Salvatore Taglioni, Palermo 1789 - Napoli 1868

Ballerino e coreografo italiano, fratello di Filippo Taglioni e zio di Maria Taglioni, Salvatore Taglioni fu avviato agli studi di danza a Parigi da Jean-Francois Coulon, che fu anche maestro del fratello Filippo e, più tardi, dei nipoti Maria e Paolo. Nel 1806 debuttò con la sorella Luisa all'Opéra di Parigi, per poi esibirsi in alcune città francesi, quali Bordeaux e Lione, e qui si sposò con la ballerina Adélaïde Perraud. Ebbe due figli: Luisa, ballerina all'Opéra di Parigi, e Fernando, un compositore di buon successo. Tornato in Italia, creò molti balletti, secondo le diverse fonti da 150 a 230 (senza contare quelli per le opere), per il San Carlo o il Teatro Fondo di Napoli, per la Scala di Milano, per il Regio di Torino e per Firenze e in queste città si è pure esibito come ballerino in coppia con la moglie Adélaïde Perraud Taglioni (a volte citata nelle locandine col nome Anna Parraud). Il Taglioni debuttò al San Carlo come ballerino nel Paolo e Virginia o sia I due creoli di Louis Henry esibendosi nel pas Télémaque di Gardel e ballò alla Scala nel 1824 nelle Nozze di Flora e Zefiro di Jean Coralli, in balli del Gioja e in sue creazioni.

Successivamente Salvatore si è stabilito a Napoli, dove ha fortemente contribuito allo sviluppo di una scuola di ballo «napoletana»: dopo essere apparso per la prima volta nel 1808 come ballerino su un palcoscenico italiano, quello del San Carlo di Napoli, nel 1812, sotto il patrocinio di Gioacchino Murat, allora re di Napoli, Salvatore Taglioni e Louis Henry avevano fondato la Scuola di Ballo dei Teatri Reali, il San Carlo e il Teatro Fondo, destinata a fiorire sotto il suo attento magistero. Sotto di lui studiarono dal 1825 al 1827 le sorelle Anna, Therese e Fanny Elssler e quando Fanny Cerrito venne ammessa alla Scuola del San Carlo, Filippo era ancora "maestro di perfezionamento", sebbene principalmente in classi maschili. Del Teatro San Carlo, Salvatore Taglioni è stato direttore dei balli dal 1817 al 1860. A Napoli per i tumulti del 1848 fu condannato alla fucilazione, ma ne uscì miracolosamente soltanto ferito in modo grave. Una volta guarito iniziò una serie di traversie che lo condussero alla miseria degli ultimi anni.

Per le sue creazioni si è spesso ispirato ai romanzi storici cari al movimento romantico, o, comunque, ha praticato soggetti storici e letterari.
Debuttò come coreografo al San Carlo di Napoli nella stagione 1814-15 mettendo in scena La Fille malgardée e Il barbiere di Siviglia; in questa città avrebbe operato come coreografo con poche interruzioni fino al 1865, presentando molte sue creazioni in occasione di compleanni e onomastici dei membri della famiglia dei Borbone, all'epoca regnante sulle Due Sicilie. Ai lavori del 1814-15 seguirono subito altre prime creazioni per lo stesso teatro, delle quali Salvatore curò soggetto e coreografia. Tra queste si ricordano: Il flauto incantato o Le convulsioni musicali, balletto (1° versione) di Saverio Mercadante, rappresentato al San Carlo nel 1818 e I portoghesi nelle Indie o La conquista di Malacca, balletto in 5 parti del conte Wenzel Robert von Gallenberg e Saverio Mercadante, rappresentato al San Carlo nel 1819 in occasione dell'onomastico di Ferdinando I, con Adelaide Taglioni-Peraud ed L. Vestris come interpreti. Dall'anno successivo, il 1820, sarebbe stato attivo anche alla Scala di Milano per un ventennio, ma in tutto questo lungo periodo continuò a proporre nuove coreografie anche nei teatri napoletani: è della primavera 1823 il debutto al San carlo del suo balletto anacreontico Atide e Cloe.

Il 1820 è l'anno del suo debutto come coreografo alla Scala di Milano con La conquista di Malacca, ancora con la moglie come protagonista. Il balletto, che si concludeva con uno spettacolare naufragio, ebbe alla Scala scenografie di Alessandro Sanquirico. Nel teatro milanese presentò subito dopo Castore e Polluce, ancora del 1820 e col contributo scenografico del Sanquirico, e Sesostri del 1824, ispirato al folklore egiziano, all'epoca di gran moda. Questo nei successivi quattro anni avrebbe avuto ben 56 repliche scaligere, alternate alla messa in scena di altri balli del Taglioni, tra i quali Tipoo Saib per la stagione 1824-25, da lui stesso interpretato. Nel 1827 propose con successo una sua Ines de Castro, il cui ruolo principale fu interpretato da Teresa Héberlé e da altre celebri ballerine, balletto seguito, sempre alla Scala, da Pellia e Mileto e da Paria. Nella stagione scaligera del 1836-37 Salvatore tentò una creazione, I Promessi Sposi, ispirata all'omonimo romanzo manzoniano, ma l'esito fu poco felice nonostante le oltre 50 repliche. Fu ancora attivo nel teatro milanese dal 1837 al 1840 con altre creazioni o riprese di balletti presentati al San Carlo, ad esempio con L'assedio di Schiraz nel 1840, in cui si esibì Fanny Cerrito.

Del 1832 è il suo Romanow, su musica di M. Mandanici, celebre non tanto per una coreografia felice, quanto per l'impiego di cavalli in scena. Sarebbe stato ripreso con la Cerrito a Milano e qui, nelle sole stagioni 1837 e 1840, avrebbe superato le 100 repliche.
A Napoli la Cerrito iniziò a danzare in ruoli minori di balletti da lui coreografati e successivamente creò molti altri ruoli più impegnativi in balletti di Salvatore: dalla danza delle ombre con Francesco Rosati ed altri ne L'Ombra di Tse-Ven al passo a cinque di Bianca di Messina, ballo correlato all'episodio dei vespri siciliani, entrambi lavori del Taglioni rappresentati al San Carlo nel 1833. Tra i balletti coreografati dal Taglioni per il San Carlo, la Cerrito apparve anche in un passo a cinque con Carlotta Grisi dal Tolomeo Evergete del 1834 e nel ruolo di Iride nell'Amore e Psiche, ballo mitologico del 1835 di Pietro Romani. Esso vide Carlotta Grisi come interprete di Amore e fu ripreso alla Scala due anni dopo e più tardi al Regio di Torino. Nel 1834 il coreografo licenziò anche L'Eredità, interpretato da Carlotta Grisi e Francesco Rosati, e nel 1835 I due prigionieri; in entrambi i balletti apparve anche la Cerrito in un passo a tre, ma i due lavori debuttarono al Teatro Fondo. Tra le numerosissime altre creazioni di Salvatore per il San Carlo di Napoli si ricordano: Il ritorno di Ulisse del 1836 su musica di Pietro Romani, in cui Jules Perrot fu partner di Amalia Brugnoli, la versione di Salvatore del Faust del 1838, attaccata dalla censura, e il suo balletto Il Rajah di Benares del 1838, nel quale chiese a Jules Perrot di inserire un passo a due creato dal francese, per festeggiare il ritorno a Napoli del ballerino e coreografo compagno della Grisi. Perrot e Grisi si esibirono in tale passo a due.
Nel 1841 vide la luce al San Carlo di Napoli il Marco Visconti, azione storica in 8 quadri del conte Wenzel Robert von Gallenberg, su soggetto e coreografia di Salvatore Taglioni da Tommaso Grossi. L'anno successivo, il 1842, fu la volta della "azione romantica" La zingara, su musica di Nicola Gabrielli, rappresentata al San Carlo in occasione del compleanno di Ferdinando II, basata sul romanzo Notre Dame di Hugo, al quale si era già ispirato il Monticini e lo avrebbe fatto il Perrot.
Nel 1843-44 Salvatore curò per il Regio di Torino Le avventure di Don Chisciotte, balletto comico in 3 atti, assieme alla citata ripresa di Amore e Psiche. L'omonimo romanzo di Cesare Cantù ispirò a Salvatore la sua Margherita Pusterla, ballo storico-romantico su musica di Nicola Fornasini, rappresentato al San Carlo nel 1846 in occasione dell'onomastico del Duca di Calabria. I lavori del Taglioni furono vivamente apprezzati da August Bournonville: per il suo Napoli, si ispirò al Duca di Ravenna di Salvatore, il cui secondo atto era ambientato nella grotta azzurra di Capri.


Seguno alcuni titoli della sua produzione.
- Il flauto incantato o Le convulsioni musicali, mus. Saverio Mercadante, San Carlo 1818
- La conquista di Malacca, San Carlo 1819, Teatro alla Scala 1820
- Castore e Polluce, La Scala 1820
- Atide e Cloe, balletto anacreontico, San Carlo 1823
- Sesostri, La Scala 1824
- L'Ira di Achille, San Carlo 1826
- Ines de Castro, 1827
- Pellia e Mileto, su musica di Cesare Pugni, Teatro alla Scala 1827
- Paria
- Alcibiade
- Romanow, 1832
- L'Ombra di Tse-Ven, San Carlo 1833
- Bianca di Messina, ballo correlato all'episodio dei vespri siciliani, San carlo 1833
- L'Eredità, teatro Fondo 1834
- Tolomeo Evergete, San Carlo 1834
- I due Prigionieri, teatro Fondo 1835
- Amore e Psiche, ballo mitologico, San Carlo 1835
- Il ritorno di Ulisse, San Carlo 1836
- I Promessi Sposi, Teatro alla Scala 1836
- Le nozze di Figaro
- Faust, San Carlo 1838
- Furio Camillo, ballo storico, San Carlo 1838
- L'assedio di Schiraz, Teatro alla Scala 1840
- Marco Visconti, San Carlo 1841
- La Zingara, mus. Nicola Gabrielli, San Carlo 1842
- L'assedio di Schiraz
- Le avventure di Don Chisciotte, Torino 1843
- Il Rajah di Benares
- Margherita Pusterla, ballo storico-romantico, mus. Nicola Fornasini, San Carlo 1846
- L'Eroe cinese ossia fedeltà e clemenza, mus. Nicola Fornasini, San Carlo 1846
- Merope, ballo tragico pantomimo, mus. Gabrieli, Napoli 1846
- La Straniera, mus. Vincenzo Bellini e Pietro Graviller, Teatro Fondo di Napoli 1847
- Isaura, in collaborazione con Gustave Carey, mus. Giaquinto, San Carlo 1856
- Il Venturiere, San Carlo 1859
e, inoltre, Atalanta e Ippomene; Bradamante e Ruggero; Bassora ossia il fantasma d'Arafat; Lady Enrichetta

Nelle immagini
- ritratto di Salvatore Taglioni
- Alessandro Sanquirico, interno della Scala durante la rappresentazione dell'ultima scena de La Conquista di Malacca, 1820
- Alessandro Sanquirico, bozzetto per la scena I de La Conquista di Malacca, Scala 1820
- Alessandro Sanquirico, Reggia di Venere, bozzetto per Pellia e Mileto
- Alessandro Sanquirico, bozzetto per la scena II del Castore e Polluce, Scala 1820


ID=1193
7/6/2007
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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