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ballerini: Baryshnikov


Mikhail Baryshnikov - Riga 1948
(vedi la galleria fotografica dedicata)


Nato a Riga, in Lettonia, il 28 gennaio 1948, è un danzatore, coreografo, direttore di compagnia e attore naturalizzato statunitense. Modello e stella di prima grandezza nel panorama della danza classica mondiale, dagli anni ‘70 in avanti è assunto come paradigma di tecnica impeccabile e straripante artisticità. Nonostante molti gli preferiscano almeno da un punto di vista prettamente espressivo altri danzatori, primo fra tutti il "tartaro volante", Rudolf Nureyev, è indubbio che il suo modo di danzare sfrondato da quanto di pesante, antico e retorico conteneva il balletto russo di quegli anni, inaugura decisamente un nuovo modo di interpretare la danza.

A Riga, fin da giovanissimo, si accosta agli studi della danza classica e nel 1960, all’età di 12 anni, entra nell’Accademia di Balletto Vaganova di Sanpietroburgo. Tra i suoi maestri merita menzione il grande Aleksander Pushkin: grazie ai suoi insegnanamenti di lì a poco Baryshnikov trionferà al prestigioso concorso di Varna (1966) aggiudicandosi la medaglia d’oro.

Nel 1967 entra nelle file del famoso Kirov Ballet, e a 18 anni ne diventa solista. Tra i suoi primi ruoli ricordiamo il Passo a due dei Contadini di Giselle, le prime interpretazioni di Basilio in Don Chisciotte (uno dei ruoli che lo renderà famosissimo nel mondo), e le eccezionali partnership nel repertorio classico e moderno con Natalia Makarova, altra icona della danza russa e mondiale.
Nelle sue esibizioni al Mariinsky, molti coreografi riconobbero presto in Baryshnikov una sensibilità unica capace di esprimere un nuovo modo di danzare e, così, presto grandi artisti quali Oleg Vinogradov, Konstantin Sergeyev, Igor Tchernichov e Leonid Jacobson crearono per lui nuovi balletti.
In particolare, è degno di nota Vestris di Jacobson. Questo assolo, composto nel 1968, prende spunto dal ricordo di Auguste Vestris, uno tra i più grandi e famosi danzatori vissuti tra la fine del 1700 e la metà del 1800, esibitosi a Parigi e a Londra, e che amava definirsi "il dio della danza". Parodiando questo personaggio e rendendo così comica la tendenza alla recitazione retorica e artificiosa del periodo, Jacobson imbastisce per "Misha", così è affettuosamente chiamato Baryshnikov, un abito perfetto. Nella sua interpretazione infatti egli dà prova non solo di un controllo e di una padronanza tecnica indiscutibili, ma soprattutto di una capacità artistico-espressiva degna di un attore consumato, capace di mettere a tacere quanti lo rimproverano di una certa freddezza interpretativa. Baryshnikov si presentò al concorso di Mosca con Vestris e vinse la medaglia d'oro.

Nel 1974 durante una tournée in Canada con il Bolshoi Ballet chiede asilo politico a Toronto. Non è il primo tra i danzatori sovietici a fuggire dalla Russia in cerca di libertà artistica e politica. Il famosissimo Rudolf Nureyev, suo connazionale, anni prima aveva con successo intrapreso la stessa pericolosa e coraggiosa avventura.

Successivamente, da Toronto si trasferisce negli Stati Uniti.
Dal 1974 al 1977 è primo ballerino dell’ A.B.T (American Ballet Theatre), dove interpreta i più grandi balletti del repertorio classico: Giselle, al fianco di Natalia Makarova, gli indimenticabili Schiaccianoci, Don Chisciotte e Cenerentola. Riscuote successo anche nelle creazioni moderne: alcuni esempi sono rintracciabili in lavori come Medea di Butler, Other dances di Robbins. Per lui Petit creò la prima versione della Dama di Picche.

Nel 1978 entra nel New York City Ballet, dove lavora con geniali coreografi quali Jerome Robbins e George Balanchine. Quest’ultimo gli affida opere di altissimo pregio: memorabile in quegli anni la sua interpretazione nell’Apollo Musagète e nel Figliol Prodigo.

Dopo questa breve parentesi e con il beneplacito di Balanchine, nel 1980 lascia il New York City Ballet per ricoprire il duplice ruolo di primo ballerino e di direttore artistico dell’ A.B.T. (posizione che manterrà per 10 anni).

Negli anni newyorkesi il suo grande talento e la sua straordinaria versatilità lo portano a cimentarsi nei generi di danza più vari. Ricordiamo per esempio i lavori firmati da Merce Cunningham e Erick Hawkins, o la deliziosa collaborazione con la vulcanica Liza Minnelli in uno spettacolo per gli Emmy-Award della televisione. In quest’opera intitolata "Baryshnikov on Broadway", che esplora il fantastico mondo del musical, apprezziamo la facilità con cui Misha, danzatore di squisita matrice accademica, si trovi a suo agio nei passi e nello stile che spopolano a Broadway.

Di doverosa menzione e straordinaria bellezza è anche l’opera appositamente creata per lui da una delle più importanti coreografe contemporanee americane, Twyla Tharp: Push come to shove. Questo balletto, insieme divertente e irriverente, riesce a rivelarci le sfumature più ampie e insolite che caratterizzano la personalità di questo grande artista. Se di Baryshnikov dunque possiamo ammirare nel repertorio classico la forza, l’eleganza e la prodezza tecnica al limite delle possibilità, in questo capolavoro prorompono la simpatia, l’ironia, fin quasi la satira.
Impossibile tralasciare anche l’affascinante Sinatra suite, sempre della Tharp, in cui il nostro, su alcune delle più belle canzoni di Frank Sinatra, si esibisce in una serie di passi a due mozzafiato, con tanto di variazione finale in cui, allegeritosi dell’elegante giacca dello smoking e sbottonatosi il papillon, si abbondona a salti e giri sull’orlo dell’equilibrio.

Negli anni che lo vedono direttore della famosa compagnia americana Misha è ormai amato e apprezzato dal pubblico di mezzo mondo; "l’altra metà", invece, non gli perdonerà mai la fuga, anzi, come aveva fatto anni prima con Nureyev, tenterà per quanto possibile di cancellarlo dalla propria mente.

Sono pure gli anni in cui il piccolo genio, mai appagato e assetato di nuove esperienze, si cimenta nella coreografia. Il balletto che sceglie di creare, o meglio, di ricreare e aggiornare secondo il suo gusto e la sua personale interpretazione è lo stesso Don Chisciotte che lo aveva visto trionfare nei teatri di tutto il mondo sin da quando era giovanissimo. Nel 1983 ne dà una sua versione, danzata al fianco di Cynthia Harvey, subito considerata un capolavoro della danza mondiale. Importante ricordare, sempre in campo coreografico e con la Kirkland (altra partner storica), una sua versione dello Schiaccianoci (1977).

Mai stanco di sperimentare nuove possibilità artistiche, Baryshnikov si mette alla prova anche in campo cinematografico nei film The Turning Point (1977), White Nights (1985) e Spie Contro (1990), fino alla partecipazione nell’ultima serie televisiva Sex and the City.

Il 3 luglio 1986 Baryshnikov viene naturalizzato cittadino statunitense.

Nel 1989 raggiunge un nuovo traguardo: Broadway. Debutta nell’opera Metamorphosis, adattamento di una novella di Franz Kafka, ottenendo ottime recensioni e una nomina come miglior interprete.

Nel 1990 Baryshnikov entra in modo duraturo nel mondo della modern dance fondando assieme a Mark Morris il White Oak Dance Project, un piccolo gruppo, del quale lui stesso e' direttore artistico fino al 2002, anno in cui si ritira dalle scene. Il gruppo riprende lavori di maestri affermati, ma anche di coreografi emergenti. Tra i primi presenta creazioni della Graham, Limòn e Cunningham, mentre dei secondi opere appositamente commissionate a Morris, alla Tharp e ad altri, aprendosi anche a vere e proprie sperimentazioni.

Nelle immagini (dall'alto): Una scena di White Nights (1985); Mikhail Baryshnikov e Liza Minelli in "Barysnikov on Broadway"; "Mikhail Baryshnikov and Elaine Kudo - Frank Sinatra Suite", photo Gilles Larrain Studio, 1985


ID=1255
15/7/2006
Gianluca Schiavoni leggi gli articoli di andyinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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