torna all'Home page
Ballet Class
Una nuova rivoluzionaria app per il tuo iPhone
Un nuovo prodotto di Balletto.net
login

lo shop di danza
Babbucce scaldapiedi Bloch € 45.00

articolo: Fantasia: La Danza delle Ore (Parte I)


Ben Ali Gator nacque in una sala conferenze nei vecchi Disney Studio nell’Hyperion Avenue a Los Angeles, lunedì 17 ottobre 1938, più o meno tra le 11 del mattino e le 12.30 notturne. Quello fu l’incontro durante il quale Walt Disney tracciò le linee per la Danza delle Ore e, benché molti cambiamenti siano stati apportati tra il progetto e l’animazione, permase la direzione semplice e chiara che lui tracciò quella prima volta: "L’Alba è lo struzzo; il Giorno potrebbe essere, diciamo, l’ippopotamo; la Sera, gli elefanti; la Notte, i coccodrilli. Poi, quando vengono scacciate le Ore della Notte, lasciamo venir dentro tutti, perché è il finale. Prendiamo gli animali, svitati come sono, e mettiamo in scena tutto ciò come legittimo, facendo come se fosse un balletto perfetto".

Nello staff capirono il punto: realizzando il cartone animato, non dovevano essere accecati dal fatto che si trattasse di una gag. "La grande incongruenza", disse Walt, "sarà nel far fare a elefanti e ippopotami ciò che fa la gente ricca di grazia. Naturalmente, useremo le loro fattezze naturali, come le proboscidi".

Durante la prima sessione di lavoro per la Danza delle Ore, tutto lo staff ne ascoltò per un’ora e mezza la registrazione e, come sempre accadeva, Walt valutò e diede dei punteggi a ogni idea che udiva. Decise che potevano lasciare a Deems Taylor il compito di spiegare al pubblico lo scenario del balletto, inserendo all’inizio la sua voce: "E’ il passaggio lento e processionale delle ore del giorno. Tutto ciò ha luogo nel grande ingresso, con il giardino al di là, del Palazzo del Duca Alvise, un nobile veneziano".

Mentre si faceva strada l’idea degli animali da utilizzare, notarono uno scampanio nella musica. "Mi piacerebbe che questo balletto potesse veramente simboleggiare qualcosa", disse Walt, "perché ciò lo renderebbe due volte efficace … ecco venire le ore che cacciano via le altre". Lo stenografo del gruppo registrò che Walt "scoppiò" a cantare sulla musica registrata, in uno di quei momenti di disinibizione che pochi, tra quelli che lavoravano con lui, avevano mai visto.

Potrà forse apparire strano raccontare la storia di questo cartone animato; ma lo diventa molto meno quando ci accorgiamo delle vere intenzioni che quel grandissimo maestro che fu Walt Disney aveva quando cominciò a ideare il lungometraggio che oggi noi conosciamo come Fantasia. All’epoca, Disney era conosciuto più come un cartoon-maker – un fabbricante di cartoni animati – piuttosto che come un artista, ma naturalmente egli aveva molte idee in testa, e aveva capito che attraverso un lungometraggio, sia pure di cartoni animati, ideato e prodotto con attenzione, si potevano veicolare anche messaggi molto profondi e duraturi. Disney era convinto che, se la musica classica fosse stata accompagnata dalle immagini, essa avrebbe avuto una maggiore diffusione. Questa ragione, quindi, fu la spinta fondamentale per la produzione del lungometraggio, che fu il primo della storia ad avere il suono stereofonico.

Alle prime uscite del film, nel 1940 e nel 1946, il pubblico non riuscì a gradire l’opera. Il successo arrivò quando essa venne riproposta, nella forma integrale che oggi conosciamo, nel 1956, e da allora è apprezzata in tutto il mondo.

Il metodo con cui Disney costruì Fantasia fu il suo di sempre, in questo caso arricchito dalla presenza di musicisti, coreografi, ballerini e dello stesso Leopold Stokowski, oltre ai disegnatori e ai caricaturisti. Le sessioni di discussione con Disney duravano moltissime ore, e il modo di lavorare dello staff era veramente peculiare. Disney proponeva le sue idee, si ascoltava il pezzo musicale, e le persone pensavano o disegnavano, a seconda dell’ispirazione. Poi si raccoglievano le idee che l’ascolto del pezzo aveva provocato, venivano amplificate, in una progressione che andava al di là della ricerca o del semplice pensiero di un successo commerciale.

All’interno della Danza delle Ore sono variamente e incredibilmente occultati spunti artistici provenienti da ogni parte del mondo: un modo di lavorare tutto statunitense che era la forza di quel Paese fino a qualche decennio fa. Kendall O’Connor, uno dei progettisti, scrisse: "Abbiamo occultato arte dalla Francia nella forma di uno schema uniforme à la Matisse e colori alla Picasso; e dal Giappone la divisione degli spazi in senso architettonico e la stampa dei disegni in block. Dall’Africa abbiamo portato le maschere e proporzioni bizzarre e le abbiamo mescolate per tutta la sequenza con l’istinto primitivo della danza. L’America e la Grecia hanno contribuito con una serie di simmetrie dinamiche spezzate nello schizzo della stanza … Dalla Russia, abbiamo tratto i principi sinfonici di Eisenstein nel trattare le forme grafiche, minacciando di trasformare le nostre matite in bacchette da direttore d’orchestra …".

Quella gamma eclettica di influenze fu imbrigliata per portare in vita tre brillanti personalità dell’animazione: Mlle Upanova, lo struzzo prima ballerina, con la sua dignità precaria (e l’equilibrio pure); Hyacinth Hippo, la civettona sovrappeso; e Ben Ali Gator, l’amante alla Valentino mancato.

La storia del lungometraggio è stata tutta stenografata, ed è corredata di foto e gustosi disegni. Anche la Danza delle Ore ha una sua storia: una storia di grande attenzione verso il balletto classico e i suoi significati. Ve la raccontiamo.

La Danza delle Ore, un balletto nell’opera La Gioconda di Amilcare Ponchielli, fu rappresentata per la prima volta alla Scala nell’aprile del 1876.
In Fantasia, la Danza delle Ore è utilizzata per un balletto di animali che fanno la parodia di un balletto classico, composto da graziose ballerine e nobili danzatori. Ponchielli scrisse la musica per esprimere la processione delle ore del giorno, a cui Disney diede la forma di un film, diviso in quattro parti, assegnandone la realizzazione all’abilissimo caricaturista Thornton Hee, un uomo ricchissimo di talento. Kendall O’Connor in seguito commentò: "Se ricordo i nostri sforzi per stabilire le caratteristiche degli elefanti, sento che abbiamo un’inestinguibile debito di gratitudine verso la predilezione di Hee per i pantaloni gonfi e cascanti". "Quel movimento d’anca è elegante", disse Walt guardando un danzatore che eseguiva la Danza delle Ore, mentre immaginava gli elefanti. "Prendete quei movimenti d’anca in avanti e indietro, e abbondate di visuali posteriori. Gli elefanti hanno un effetto baggy pants".

Ogni personaggio principale del balletto romantico è stato descritto dal grande coreografo George Balanchine come "l’elfico, inarrivabile eroe ed eroina che tende a una – così raramente raggiunta – felicità permanente". Ma la Danza delle Ore è la caricatura di un balletto nel quale sono messi in parodia non solo il soggetto, il temperamento e lo stato d’animo del balletto romantico, ma anche i passi e i movimenti. Il grande animatore russo Alexandre Alexeieff scrisse: " L’animazione porta alla danza un’assenza di peso e metamorfosi illimitate". Quando un essere umano esegue un grand jeté, questo "grande salto" è il raggiungimento trionfante dell’illusione dell’assenza di gravità. Quando un ippopotamo fa questa stessa cosa, è la caricatura di una tale illusione: Hyacinth Hippo salta, come una silfide, nelle braccia di Ben Ali Gator e lo spappola a terra.

Solo un’arte del movimento potrebbe fare una satira del trionfo della grazia sulla gravità, che è l’essenza del balletto – sicché il senso fondamentale della Danza delle Ore è retto proprio dalla natura del cartone animato. In questo senso, la Danza delle Ore è una pietra miliare nella storia del film.

Balletto dello Struzzo; Mattino. Si vedono eleganti cancelli di ferro battuto che si aprono, e la scena si muove per una sala, verso diafane tende bianche, che si aprono per rivelare una ballerina addormentata in cima a una scala – Mlle Upanova. Ella si sveglia, si stira, si alza. E’ uno struzzo. Con tormentosa grazia piroetta sopra altri struzzi addormentati, svegliandoli. Raccogliendo una cornucopia, getta frutti ai componenti del gruppo, che li ingoiano interi. Arance, banane, ananas danno origine a forme interessanti sui loro colli. Quando le danzatrici tentano di sottrarre un grappolo d’uva alla prima ballerina, lei fugge e loro le danno la caccia all’esterno, verso una pozza d’acqua. Nell’inseguimento, la solita ultima del gruppo va a sbattere contro una colonna dello scenario.

"Prima della bozza di impaginazione", scriveva O’Connor, "adottammo un tema di linee per ogni sequenza. In questa prima sequenza il tema aveva un design orizzontale e verticale, che collimava con i colli e le gambe degli struzzi, e i movimenti degli uccelli vennero mantenuti il più possibile orizzontali e verticali. Ciò esprimeva anche la calma statica delle prime ore del mattino, enfatizzata dai colori grigi": ad esempio, le alte finestre, attraverso le quali è possibile vedere di sfuggita il cielo blu a pecorelle.

"Abbiamo immaginato che gli struzzi fossero veramente verticali", raccontava T. Hee, "nel modo in cui posizionavano le punte, per esempio. Tutti i loro movimenti erano di questo genere, in modo che potessimo tenere una linea dell’orizzonte alta".

Il progetto era quello di non permettere che la caricatura scivolasse nella grossolanità, perciò alcune sequenze sono piccole raffinatezze: tutto il balletto degli struzzi si confronta con le cinque posizioni di base della danza, che sono costruite sull’extra-rotazione esagerata dei piedi – ovviamente nel modo in cui uno struzzo potrebbe eseguirle – da notare ad esempio lo struzzo che imposta seriamente una quinta all’incontrario, come spesso fanno invece i ballerini per scherzare.

Le ballerine-struzzo vengono svegliate, fanno una riverenza e si sorridono a vicenda – tranne una, chiaramente imbronciata. Alcuni momenti di riscaldamento alla sbarra – con una ballerina struzzo che si porta una zampa tesa fino al naso, in un improbabile stretching - sono seguiti da un tutti al centro.

Il punto massimo letterario e figurativo della sequenza si raggiunge quando Mlle Upanova esegue una pirouette, con la quale salta su, in aria, in una caricatura dinamica della famosa formula di Nijinsky per gli jeté: "Devi andar su e fare una piccola pausa". In questa scena, Upanova è disperatamente sincera nel suo danzare - così si ferma lassù per un bel po’.

Scende lentamente, sventolando le piume delle ali, si incricca con le zampe e piomba a terra, clamorosamente sonora, in una spaccata alla seconda. Un assolo sulle punte, dimostrativo – con la solita allieva che si illumina e comprende solo dopo alcune sequenze – è reso buffo dalla piegatura delle ginocchia, che negli struzzi avviene all’incontrario rispetto agli umani, una sottile caricatura delle gambe a sciabola tanto ambite dalle danzatrici ...

La scena successiva prevedeva un lancio di fiori, ma Disney, nella sua genialità, pensò che ci volesse qualcosa che andasse oltre una simile azione, che era sì spettacolare ma anche banale: chiunque l’avrebbe fatto mettendo in parodia un balletto…! Così nacque il lancio dei frutti, che doveva comunque richiamare la soavità di un lancio di fiori, con l’ananas a imitazione del lancio di un bouquet da sposa.

Fotogramma 1: Walt Disney (1901 - 1966)
Fotogramma 2: Leopold Stokowski on cover of 11/18/40 issue of Time Magazine
Fotogramma 3: Il celebre logo animato del film "Fantasia"
Fotogramma 4: Le linee verticali, design del primo spezzone
Fotogramma 5: Mlle Upanova e la sua quinta posizione

Fonti:
“Walt Disney’s Fantasia” by John Culhane – Abradale Press/Harry N. Abrams Inc. Publisher, New York, 1983
"Fantasia" - the movie

Immagini copyright Disney Enterprises Inc.


ID=1290
27/8/2006
Giulia Maria d'Ambrosio leggi gli articoli di Mamma di Verainvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




cerca nel giornale  

scrivici - pubblicità - la redazione - i numeri della Community - disclaimer - regolamento della Community   
  Balletto.net Snc Tutti i diritti riservati  P.IVA 04097780961