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articolo: Danza e anoressia: il tabù (Parte I)


"Questo è un urlo disperato, il pianto di una ragazza che non ce la fa più a leggere i messaggi di ragazze che si vedono grasse, che vogliono dimagrire ... Ragazze, basta!, piantatela con queste stupidissime idee! Chi vi parla è una ragazza che sta uscendo da sei anni di bulimia, e a farmi cadere in questo orribile circolo vizioso, che ti rovina la vita e ti trascina in un vortice autodistruttivo, è stata una semplicissima dieta ...”.

Se ne parla sottovoce, dell’anoressia tra le danzatrici; come se, a osare dirne, si dovesse squarciare un velo soprannaturale, teso tra il pubblico e il back stage. La danza classica è sinonimo di arte e di purezza, di ideali assoluti, di femminilità; è il luogo dove convivono principi e principesse, cigni, idoli d'oro, alberi di Natale, sogni d'amore, castelli e fiabe d'ogni genere. La danza classica è un luogo di leggerezza. Già.
Mica vero. La danza classica è anche il luogo di fanciulle-fantasma inquiete e rimorsi maschili ancestrali, di morti disperate nell'abbandono, di carestie affettive di ogni genere.
"Vocatus atque non vocatus, deus aderit", che la si chiami o no, una qualche divinità è presente, sulla scena della danza classica; e come tutti gli dèi – vale a dire, come in tutte le cose umane, in cui esiste un lato di luce e un lato oscuro – può presentarsi con l'aspetto della pienezza e del fulgore, oppure con l'aspetto del vuoto e dell'irraggiungibile.
La danza classica è una disciplina affascinante, e come tutto ciò che esercita fascinazione, magia, è richiesto che chi la pratica abbia un forte senso di sé, altrimenti rischia di identificarsi totalmente con la pienezza, perdendo il senso dei propri limiti, oppure con il vuoto, annullandosi. Così succede nell'anoressia delle danzatrici, appendice - scomoda e coperta dal silenzio - di un fenomeno sociale, ma che nella danza classica rappresenta invece l’identificazione con un mito, e non necessariamente deriva solo da un rapporto scombinato con le figure affettive di riferimento.

La patologia anoressica si colloca di solito nel periodo dell'adolescenza, nel momento in cui si rende necessario un nuovo assestamento della relazione con il mondo per crescere e cominciare a staccarsi dalla famiglia di origine.
Da giovani, il corpo è un luogo in cui si alternano fantasmi, sentimenti e conflitti. Quando, per i motivi più vari, si presentano delle battute di arresto nella crescita emotiva, il corpo viene subito coinvolto come campo di battaglia del conflitto. Per un adolescente, il corpo è una rappresentazione esterna di sé, del suo modo di relazionarsi e di pensare; in altre parole, il corpo diventa il suo modo per far capire agli altri, a una prima occhiata, come è fatto il suo mondo. L'adolescenza è il momento in cui l'espressione del corpo non è più immediata, come durante l'infanzia. Immediata: ossia, non-mediata. Se ho paura, scappo. Se mi sento solo, mi viene il mal di pancia. Nell'adolescenza, il pensiero comincia a mettersi in mezzo tra la sensazione e il corpo. Avviene cioè un processo di mediazione, il che significa vedersi e sentirsi e se, in modo del tutto inconscio, alcune parti del corpo sono state connotate negativamente, associate a sensazioni di dolore, paura, proibizione, sporcizia o piacere-peccato, si possono presentare dei comportamenti fobici nei confronti di quelle specifiche parti del corpo. Ogni modifica che potrebbe, o che può, essere notata all'esterno può gettare l'adolescente nello sconforto se il risultato non è corrispondente a un ideale. I vissuti dismorfo-fobici (cioè l'aver paura che una parte del corpo abbia una forma non corretta) sono parte di un vissuto normale di adolescenza e di solito sono recuperati con gratificazione su altri piani, o sono contenuti in attività più controllate, vissute con maggiore padronanza. Ma a volte succede che la mente si fissi su un particolare, o sul corpo in generale, e in quel momento si apre una vicenda che rischia di non chiudersi più.

“Ero in perfetto normopeso, un figurino... Ma io volevo essere più magra! Di più, di più! Tutto è cominciato con le scuole superiori: nuovo ambiente e, data la mia timidezza, avevo sì e no un paio di amiche. Poi vedevo che tutte le ragazzine della mia età avevano delle storielle con ragazzi, io niente... E allora hanno cominciato a venirmi i complessi: mi vedevo con milioni di difetti ma, soprattutto, pensavo di essere GRASSA ... e poi, inutile dirlo, ci si è messa di mezzo anche la danza: a lezione mi vedevo enorme, mi vergognavo”.

Nell'adolescente sono frequentissimi vissuti di impaccio del corpo, di angoscia rispetto alla sua gestione in contesti che possono apparire più sessualizzati: spogliarsi al mare, ballare. Di solito ci sono meno timori a mostrarsi durante un'attività ginnica, per esempio, da cui istituzionalmente è escluso l'aspetto erotizzato. Ma la danza, nella quale l'espressione di sé deve comprendere, con diverse sfumature, anche la disponibilità a "donare" la propria natura, può rappresentare il detonatore più dirompente di una "bomba" psicologica che, comunque, può essere innescata molto tempo prima.

Secondo la dottoressa Dora Aliprandi dell’ABA, anoressia e bulimia sono piuttosto diffusi tra atleti e ballerini. La preoccupazione per la dieta e l'anoressia affliggono gli aspiranti danzatori delle scuole professionali, specialmente se l'ambiente è competitivo. Tra nuotatori, ginnasti e danzatori è diffusa l'abitudine di mantenersi sottopeso mediante cibi particolari e integratori dietetici, e arrivano spesso ad assumere solo un terzo delle calorie che sarebbero in realtà loro necessarie. Per la danzatrice un problema in più è rappresentato dalla necessità di presentare una immagine corporea particolare, dovendo coniugare il mantenimento di un fisico androgino, prepubere, con le prestazioni atletiche.
Si presentano allora le conseguenza specifiche di tale comportamento, di cui uno degli elementi più pericolosi sono le fratture da stress, ma ovviamente anche l’anemia, il blocco dei regolari cicli mestruali e le stereotipie del comportamento alimentare, che diventano una parte molto disturbante nello svolgersi della giornata. Queste alterazioni sono presenti anche tra gli allievi delle scuole di danza non professionali.
Per le allieve di danza che soffrono di disturbi del comportamento alimentare, è normale non mangiare, non nutrirsi correttamente, procurarsi il vomito o abusare di lassativi.
La rivelazione piuttosto sconvolgente che la dottoressa Aliprandi ha fatto è che, secondo le confidenze delle allieve, tali pratiche erano anche state suggerite dagli insegnanti, nell'Accademia in cui l'ABA fece un intervento, quali mezzi per risolvere il problema del peso. E' quindi a questo punto che prende corpo la necessità di osservare i malesseri alimentari delle danzatrici in un'ottica differente, non solo clinica, ma anche antropologica.

(continua)

Danza e anoressia: Parte II Parte III Parte IV

Foto 1: all'angolo
Foto 2: dispercezione corporea
Foto 3: statua a Drury Lane, Covent Garden, Londra; pubblicata nel sito Tips for Moms


ID=2099
29/5/2008
Giulia Maria d'Ambrosio leggi gli articoli di Mamma di Verainvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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