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articolo: Danza e anoressia: linee-guida per ricevere aiuto (Parte III)


L'anoressia ha delle conseguenze profondissime sul corpo: le anoressiche rischiano la morte in ogni momento. A volte si può non accorgersene, perché l'anoressia può essere associata alla bulimia (condizione di fame estrema, riconosciuta come malattia solo nel 1980), e quindi le ragazze risultano normopeso. Il progetto di non mangiare più ogni tanto crolla, e allora si divorerebbe tutto. O tutto o nulla. Si tende a dare la colpa alla scuola di danza, o è l'anoressica che "fa i capricci". "Chi è anoressica o bulimica è perfettamente cosciente del suo stato, ma non è sgridando una persona che la fai guarire … è qualcosa che va al di là del semplice capriccio. E questo, le persone che non ci sono mai passate, non riescono a capirlo".

Inizialmente c’è una sorta di "luna di miele" col sintomo. Sia che la causa derivi da una difficoltà di rapporto emotivo con la famiglia che da una sorta di pressione collettiva, diretta verso le persone più fragili, secondo i ricercatori francesi del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) di Montpellier, in Francia, "affamarsi" finisce per creare una dipendenza che, come le altre dipendenze da droghe già note, può anche provocare seri danni ai recettori cerebrali. E' proprio l'ingresso nel mondo di una dipendenza fisica, neurologica, recettoriale, che rende l'anoressica/o convinto che nessuno possa capire il suo stato o pretendere di aiutarlo.

La ragazza o il ragazzo si sentono forti, onnipotenti, come se il corpo non avesse bisogno di energia. Mangiano una mela e tutto funziona ugualmente. Ma spesso non dura. Ecco un'altra lettera, è di una ragazza di 17 anni:
"Non so se verrò espulsa. Sono enorme, cicciona e goffa. Prendo lassativi ma non basta. Compagni e insegnanti mi prendono in giro. Apro il frigo anche di notte, mi anestetizzo. Poi vomito, ho paura che mi scoppi una vena. Vorrei un corpo perfetto. Mia mamma mi ha sorpreso, ha detto che non diventerò nessuno perché non ho classe".

Gli anoressici hanno una grande difficoltà a chiedere aiuto, ad affermare che "c’è qualcosa che non va, sto male". Possono rivolgersi a una struttura dopo molto tempo da che i disturbi sono cominciati, e di solito questo accade se all'anoressia si è sostituita la bulimia, che prima compariva solo sporadicamente.
Inutile cercare di dare loro una dieta: sanno benissimo quante calorie ha e cosa contiene un alimento: ne sanno più di molti nutrizionisti. Dato che anoressia e bulimia sono disturbi che creano dipendenza fisica, anche quando se ne vorrebbe fare a meno, non è più possibile controllarle.

Di cosa potrebbero essere fatte le cure per l'anoressia?
E' necessario agire su più livelli: il livello personale comportamentale, il livello sociale, il livello profondo collettivo. Per questo l'anoressia può essere curata con metodi diversi, e sempre per questo motivo è così difficile da curare. Vediamo cosa dice chi ci è passato:
"Per prima cosa, bisognerebbe capire e accettare il fatto che ognuno ha la sua costituzione e il suo peso forma, e che il metabolismo lavora alla perfezione per mantenere questo peso che la natura ci ha "assegnato". Ogni tentativo di modificarlo (le diete, tanto per intenderci) crea un'alterazione: per questo il corpo tenta sempre di tornare al suo stato originario".

E' importante che chi soffre di disturbi alimentari cominci a interessarsi del mondo intorno a sé e dentro di sé. La passione nei confronti della danza, che in alcuni casi può assumere un andamento maniacale, è dovuto al disinvestimento sul resto della realtà. Per tenere fede al proprio impegno di non mangiare è necessario concentrarsi fortemente su un obiettivo, e la danza costituisce un obbiettivo ideale, essendo al tempo stesso una meta e un modo per contenere la naturale espansione del corpo. Anche se una danzatrice o un danzatore non diventano anoressici veri e propri, l'aspetto maniacale nei confronti dell'Arte li rende comunque molto fragili nell'impatto con la vita, soprattutto se si trovano ad affrontare problemi che non conoscono. Di fatto, in genere finiscono per non frequentare alcun altro tipo di ambiente, anche una volta conclusa la carriera sul palcoscenico.
Un metodo per patteggiare con la magrezza eccessiva è quello di cominciare quindi a percepire in modo sistematico. Si può partire dal corpo, chiedendo a un body-worker di stimolare tutte le articolazioni sul piano orizzontale, il che corrisponde appunto a un'amplificazione delle capacità percettive. Con questo sistema, si interviene contemporaneamente sulla struttura del corpo e sulla struttura psichica.
Si possono aggiungere delle visualizzazioni, a partire da esercizi quali sentirsi una pietra, una piuma, un fiore, un animale, qualsiasi cosa sia presente nel mondo esterno, e poi imparare a scrivere ciò che si sperimenta in simili situazioni. Passare in seguito a visualizzazioni più complesse: un albero in movimento, una passeggiata, il ritrovamento di un talismano, l'identificazione con il fuoco, e altri che sono descritti in moltissimi libri.

Perché amplificare le proprie capacità di percezione? Fondamentalmente perché, in corso di anoressia, per quanto possa sembrare paradossale, e per quanto tutta l'attenzione sia concentrata sulla danza, il danzatore e la danzatrice, oltre a non sentire se stessi, non percepiscono affatto la musica per quel che è. Ne riconoscono le note, sono precisi nei dettagli della tecnica classica, ma la mancanza del piano orizzontale corporeo impedisce loro di attingere a quelle sensazioni che rendono la danza un'arte interpretativa unica. Pur nell'impressione che possono dare di completa immersione nel pezzo, in realtà non stanno utilizzando che la metà delle loro risorse, perché non possono cogliere né il mondo né la musica per l'interezza di cui sono composti.
"E' umano che l'occhio cada sempre sulla propria immagine riflessa: può essere gratificante e anche utile per correggere la linea di una arabesque, per esempio. Diventa invece dannoso quando lo si guarda per vedersi, come ci si può guardare dentro una vetrina: perché lo "specchio", chi danza davanti al pubblico, lo deve avere "dentro", mostrando padronanza nel porgersi. Occorre allenamento nell'imparare a usarlo, sapere quando serve e quando no. Non è facile! Ma quando si inizia a ballare in palcoscenico, si capisce che è più importante sentire il corpo, piuttosto che vederlo riflesso. L'esperienza è la miglior maestra”.

E' necessario che la danza venga vissuta non solo in forma ideale, all'interno dei canoni classici, ma che venga esperita anche come percorso per conoscere se stessi e per curarsi. La danzaterapia e l'euritmica possono essere affiancate a un percorso di ripresa. Con un po' di fortuna, si potrà arrivare anche a sperimentare alcuni degli antichi movimenti rituali, su un percorso di riconoscimento della propria natura femminile profonda e, soprattutto, della potenza espressiva e della possibilità di comunicazione trascendente di questa natura.

Sullo stesso piano, però, va riconsiderato il ruolo dell'aspetto maschile dentro la danzatrice: aspetto negato, perché ricorda l'influenza troppo esaltante di Dioniso; combattuto, perché attivo e forte; assente, che impedisce l'espressione di un'aggressività autentica e profonda, che altro non è che l'attaccamento alla Vita. L’aspetto dualistico della ballerina anoressica, che tende ai sentimenti eccessivi, oscillando tra bellezza e pericolo mortale, migliora la sua relazione con il mondo se accompagnata da profondo affetto e dalla consapevolezza che certa “discese negli abissi” sono solo temporanee, soprattutto se impara a trasformare i sentimenti in parole e a condividerle con gli altri; e, infine, se sviluppa la capacità di osservare a distanza quanto succede tra sentimenti e istinti.

Nei percorsi di cura classici sono state sperimentate terapie individuali e di gruppo. La sperimentazione dei vissuti attraverso lo psicodramma, specialmente quello junghiano, la messa in scena di miti e di fiabe – e, in questo caso particolare, la trama dei balletti classici - possono fornire materiale di prima qualità rispetto ai propri contenuti creativi, la cui rimozione si colloca certamente tra gli elementi principali del disturbo alimentare. In questo modo si va alla ricerca di alternative al sintomo per comunicare con gli altri. Molte anoressiche hanno la mente letteralmente "arredata" di cibo, essa ne è completamente occupata. Per questo motivo va ricercato a fondo che cosa si è eliminato dalla propria emotività, sostituendolo con simili "suppellettili" intoccabili.

L’incontro con un nutrizionista serve a ristabilire un andamento dietetico che non mini la salute, e dovrebbe essere accompagnato da un intervento di counceling alimentare specifico, per aiutare la ragazza o il ragazzo a superare le difficoltà di adattamento al regime dietetico, per cercare di controllare i comportamenti alimentari a rischio e, infine, per cercare di modificare il modo di pensare rigido che perpetua la sindrome.

L’elaborazione degli eventuali traumi subiti, spesso presenti soprattutto nella sfera dell’abuso, può occupare una parte importante del percorso. Soprattutto in questo caso, ma non solo, il ricorso all’omeopatia classica unicista, rigorosamente hannemanniana, fornirà un supporto al fisico e potrà accelerare la disponibilità mentale al cambiamento.

(continua)

Danza e anoressia: Parte I Parte II Parte IV

Foto 1: femminile proibito
Foto 2: copyright Tatiana Cardeal
Foto 3: percepire la natura del fiore
Foto 4: un insegnamento esperto ed empatico contrasta lo sviluppo dell'anoressia;
Beryl Grey "sente" il corpo insieme alla ballerina Daria Klimentova, English National
Ballet; copyright Patrick Baldwin
Foto 5: posizioni creative: arredare la mente con la semplice realizzazione di sé


ID=2107
21/7/2008
Giulia Maria d'Ambrosio leggi gli articoli di Mamma di Verainvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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