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articolo: Picasso, la danza e otto settimane in Italia (Parte I)


Gli anni in cui furono rappresentati Parade e Mercure, il 1917 e il 1924 rispettivamente, racchiudono l’arco di tempo in cui Picasso è rimasto legato ai Ballets Russes di Diaghilev contribuendo alla realizzazione di importanti balletti voluti dall’impresario.

Ora, proprio in questo intervallo temporale e in queste incursioni molto significative nel mondo della danza, Picasso mostra per la prima volta un comportamento inedito nella scelta del linguaggio espressivo, che conserverà nella restante produzione.

Nei bozzetti per Parade l'artista propone una dissonanza tra lo stile realistico e narrativo del sipario e la modernità con cui disegna lo scenario e i costumi dei manager, di marcata matrice cubista. Stile, quest’ultimo, contrapposto al precedente nel restituire una realtà non più in modo soggettivo secondo la percezione visiva, ma nel modo più oggettivo possibile, secondo la conoscenza interiore della stessa. Per la prima volta nella produzione di Picasso coesistono mezzi espressivi e stili diversi.

In passato Picasso aveva già praticato una pittura basata sul sensibile, per abbandonarla alla comparsa del cubismo. Con Parade non solo ritorna alle esperienze passate, ma, da questo momento, fa venir meno l’unicità del linguaggio espressivo.

Nel febbraio del 1917, accompagnato da Jean Cocteau, il pittore si reca a Roma per unirsi a Diaghilev ed elaborare la scenografia di Parade. Questo soggiorno italiano durerà otto settimane e sarà determinante per la vita personale e artistica di Picasso.


Il pittore socializza con Massine, Satie, Stravinsky e lo stesso impresario. Nelle pause dal lavoro, va in gita a Posillipo coi nuovi amici, li ritrae in disegni e caricature, esplora le rovine classiche di Ercolano e Pompei e tra queste si fa immortalare negli scatti fotografici di Cocteau.

Queste frequentazioni e le visite ai luoghi d’arte hanno una precisa ricaduta. Lo stile di vita italiano, le suggestioni esercitate dalle stampe popolari ammirate nei musei napoletani, le scene folkloristiche della pittura romana dell’800 conosciuta nella capitale, enfatizzano quanto Picasso aveva già appreso dalla nativa andalusia e dallo spirito catalano assorbito a Barcellona. Si tratta di una solarità mediterranea e del gusto gioioso per i momenti di vita quotidiana dell’uomo della strada, che ben si prestano alla trattazione realistica.

Il sipario di Parade è pretesto per un’immagine popolaresca, indebitata nella impaginazione alla cultura figurativa romana: la siesta dei commedianti dopo un banchetto, goduta trattenendosi a tavola, in compagnia di un cane accucciato.

Quasi a sottolineare l’approccio descrittivo nel rappresentare il quotidiano, il pittore coglie i personaggi in un momento di rilassatezza dopo, non durante l’azione che li ha portati in quel luogo e che rimane così sottointesa: i commedianti non sono in scena e neppure stanno mangiando, ma si godono la siesta.


D’altra parte, sono ancora le esperienze avute in Italia se non proprio a determinare, almeno ad orientare Picasso verso la scelta cubista per le figure dei manager in Parade. All’epoca dell’incontro di Picasso con Diaghilev i Ballets Russes erano impegnati al Costanzi di Roma con Feu d’artifice, un balletto di Giacomo Balla in cui luci e voci amplificate dal megafono sostituivano i ballerini. Picasso assisteva con assiduità alle prove e alle rappresentazioni dei Ballets Russes e, quando non c’era spettacolo, visitava i musei Vaticani in compagnia di Prampolini. Questi incontri in aggiunta a quelli con Depero e Marinetti avvicinano Picasso alle tematiche futuriste.

Ed ecco che lo stesso Picasso introduce nel balletto, oltre a un cavallo, due personaggi non previsti, i due manager. Il fine è portare in scena la frenesia della metropoli, il fascino della macchina e le varie tipologie della società contemporanea. Allo scopo si presta molto bene il cubismo sintetico che suggerisce di sovrapporre a un costume-base superfici piane che rimandino ai temi futuristi: grattacieli e pantaloni da cow boy per il manager americano; case immerse nel verde, pipa e abiti eleganti per il manager francese. E in scena ci sono il mondo nuovo, l’America, potente ma un po’ rozza e la raffinata vecchia Europa. Tuttavia, come osserva Kochno, anche questo approccio cubista ha un rimando classico ai costumi seicenteschi per l’Opéra, decorati da Berain con strumenti e oggetti simbolo dell’attività artigianale del personaggio rappresentato.

(fine della Parte I)

Si segnala che lo spettacolo picasso e la danza del Ballet de l’Opéra National de Bordeaux sarà prossimamente rappresentato in alcune città italiane. Accanto al Figliol prodigo presenta tre titoli alla cui realizzazione ha contribuito il maestro del 900: Parade, Tricorno e Icare, cavallo di battaglia dell'amico Lifar. Si rimanda agli annunci in agenda del 5 febb. e 6 febb.


(Pablo Picasso
- bozzetto per il sipario di Parade (particolare)
- ritratti di Stravinsky e di Satie
Fotografie di scena
- L. Woizikowsky come manager francese
- Statkiewicz come manager di New York
Jean Berain (scuola)
- Costume di ciabattino, sec. XVII (riprodotto da A. E. Guillaumot))





ID=222
30/12/2004
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook





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