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articolo: Picasso, la danza e otto settimane in Italia (Parte III)


L’idea del teatro nel teatro, scartata da Diaghilev per Pulcinella, viene invece ripresa da Picasso nel 1921 per ambientare le danze andaluse tradizionali di Cuadro flamenco. L’ispirazione per i costumi non si discosta dalle fogge usuali di quelli indossati dai danzatori di flamenco.

L’ultimo lavoro completo veramente originale di Picasso presentato da Diaghilev è Mercure. Per la precisione esso fu creato nel 1924 non per Diaghilev, ma per le Soirées de Paris di Etienne de Beaumont e Diaghilev se ne incapricciò al punto da acquistarlo dal conte per farlo entrare nel repertorio dei suoi Ballets Russes, che lo presentarono nel 1927. Qui Picasso usa una nuova forma di cubismo per addentrarsi nel mondo del surreale.

Il sipario è animato da un arlecchino bianco che accorda la sua chitarra e un pierrot rosso con un violino. La trattazione è cubista, ma si tratta del cubismo fluido o cubismo curvilineo, caratteristico delle nature morte contemporanee di Picasso. In esso le forme sono, più che definite, avviluppate da curve tracciate con continuità e senza punti angolari. L’artificio conferisce un senso di dinamismo, che sarà il motivo conduttore dell’intera produzione.

Gran parte dello scenario è costituito da strutture di fili metallici dipinti in nero, di aste flessibili e di pannelli di cartone. La sensazione di movimento fluido è resa sia accorpando i materiali secondo linee curve molto morbide e superfici ondulate, sia conferendo agli scheletri meccanici la possibilità concreta di movimento. Alcune di queste forme sinuose rimandano a carri, cavalli e oggetti in assonanza col tema del balletto: episodi della mitologia greca in relazione ai vari aspetti di Mercurio.

Altre strutture mobili erano un doppio virtuale dei personaggi reali, i ballerini, e, allorché un danzatore era fermo dietro all’ossatura meccanica che lo rappresentava, questa si muoveva in accordo con la gestualità dell’interprete.

L’artificio serve a Picasso per affrontare, in termini plastici, le domande che in quegli anni si ponevano Pirandello e i surrealisti attorno ai confini tra realtà e immaginazione.

Come esplicitamente annunciato il balletto era, più che altro, una serie di pose plastiche e l’assenza di una vera trama evidenziò il lavoro di Picasso. Alcuni surrealisti, venuti a fischiare la musica di Satie, finirono, Breton in testa, con l’entusiasmarsi per la proposta di Picasso.

I temi e i linguaggi espressivi ai quali si è fatto cenno non esauriscono certamente l’universo sterminato di Picasso. A differenza dagli altri maestri del Novecento, Picasso non ha mai voluto concludere la sua ricerca scegliendo una cifra stilistica finale con cui raccontarci la sua vicenda umana e che lo caratterizzasse.

Ha sempre assecondato gli stimoli nuovi e ha sempre trovato soluzioni inedite per raccontarci le esperienze di vita. Qui si è fatto cenno soltanto alla poetica che si ritrova nel lavoro dell’artista per i Ballets Russes e che ha radici, più o meno profonde, nel soggiorno italiano.
La permanenza a Roma ha stimolato anche altri poli di interesse artistico al di fuori dalle esperienze per il balletto.
Le visite alla Galleria Borghese e ad altri musei di Roma, Napoli e Firenze sono alla base del classicismo maestoso riscontrabile nel nuovo tema: la serie di figure e di teste monumentali ispirate all’antichità. Successivamente Picasso farà confluire l’imponente classicità nel nuovo soggetto delle sue tele, la maternità, tema particolarmente sentito dopo che Olga gli avrà dato il figlio Paul.

Riassumendo, Picasso ha contribuito alla produzione di sei balletti importanti dei Ballets Russes: Parade (1917), El sombrero de tres picos (1919), Pulcinella (1920) Cuadro Flamenco (1921); Mercure (1924) è stato l’ultimo lavoro per Diaghilev, di cui si è occupato integralmente; ha fornito il sipario pure per Le train bleu (1924), ma si tratta di un ingrandimento de La corsa, un lavoro del 1922, non una creazione ad hoc. A questi sei si aggiunge la proposta, scartata da Diaghilev, di un sipario per la ripresa del 1922 de L’après-midi d’un faune. Di questo periodo è pure il lavoro di Picasso per la riduzione teatrale di Coceau dell’Edipo re di Sofocle.

Alla fine del 1924 Picasso prende le distanze dai Ballets Russes, il matrimonio con Olga entra in crisi, inizia il decennio di lontananza dal teatro. Vi tornerà per un balletto di Roland Petit, Le rendez-vous, e per qualche progetto dell’amico Lifar, in particolare per Icare, ma è ai Ballets Russes che Picasso ha dato il suo contributo più significativo al mondo dello spettacolo.



(Pablo Picasso
- bozzetto per la scena di Cuadro flamenco
- bozzetto per il sipario di Mercure
- testa femminile)




ID=250
24/1/2005
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook





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