
Esile come un giunco, pallida come la luna, chic come un’icona alla Giorgio Armani,
Lucinda Childs sta attraversando la storia della danza e del teatro da oltre trent’anni con imperscrutabile distacco e luminosa intelligenza.
Solo quarant’anni fa, ribelle alle regole della tradizione, con i suoi compagni della mitica Hudson Church (tra i quali Steve Paxton, Trisha Brown, Simone Forti) Lucinda scardinava l’idea dello spettacolo di danza così come le madri della Modern Dance americana e i padri del balletto classico europeo l’avevano tramandato fino ad allora, ora esibendosi davanti al pubblico nella morsicatura di una mela, ora infilandosi bigodini in testa e spugne in bocca – a dimostrazione che tutto può essere danza.
Poi l’incontro con Bob Wilson e Philip Glass - con i quali collabora ad alcune produzioni leggendarie ( Einstein on the Beach; I was sitting on my patio…) rivelano la vera vocazione compositiva di Lucinda: le fanno scoprire il fascino della costruzione ‘minimalista’, algebrica, della danza, cadenzata dal gioco di variazioni e ripetizioni di sequenze base minimali, a partire dall’inconfondibile camminata con busto fermo e arti in movimento. Il suo marchio di fabbrica diventa così una danza ipnotica e scientifica, rigorosa e analitica, elegantissima nella fattura e nella confezione scenica- spesso abbellita da interventi scenografici di artisti postmoderni come Sol LeWitt o l’architetto Frank Gehry - ed estremamente ardua per gli esecutori.
Artista eclettica (è stata anche attrice con Michel Piccoli per un testo di Marguerite Duras), amatissima di qua e di là dall’Oceano ( il BAM di Brooklyn le ha dedicato una retrospettiva per i venticinque anni della sua compagnia; in Francia è idolatrata), Lucinda torna a Firenze per uno spettacolo che i cultori della materia devono mettere sul taccuino.
Su invito di Giorgio Mancini, infatti, la coreografa newyorkese firma un intero programma per
MaggioDanza, in scena al Teatro Goldoni di Firenze da gio 10 a dom 20.
Accanto ad un assolo creato a suo tempo per Mikhail Baryshnikov,
Largo, su musica di Arcangelo Corelli e alla ripresa di un suo lavoro fatto per i Balletti di Monte Carlo,
Chairman Suite spicca la novità in
prima assoluta ideata sulla strabiliante partitura dell’
Uccello di Fuocodi Stravinskij. Come al solito, con Lucinda, non ci sarà nessun appiglio descrittivo che farà pensare all’originale storia del balletto creato per la compagnia di Diaghilev, ma in scena vedremo una visualizzazione coreografica della partitura musicale, minuziosa, geometrica, rigorosissima.
Lo spettacolo sarà ripreso il 10 e 11 maggio prossimi nel corso del Festival Fabbrica Europa, alla Stazione Leopolda a Firenze