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coreografi: Taglioni, F.


Filippo Taglioni, Milano 5 novembre 1777 – Como 11 febbraio (o settembre) 1871


UN PRIMO SGUARDO. Ballerino e coreografo italiano, padre di Maria e di Paolo Taglioni, Filippo Taglioni fu artefice, assieme alla figlia, dell’affermazione del movimento romantico nella danza sia per le sue coreografie, che per l'importante contributo dato allo sviluppo di un nuovo stile aereo di danza, finalizzato a mettere in risalto le doti di Maria, nel quale seppe incorporare la tecnica delle punte, da lui potenziata e mutata da mezzo virtuosistico a strumento espressivo.

Si esibì in alcune città italiane e, successivamente, all’Opéra di Parigi, dopo che, nel 1799, si era perfezionato nella capitale francese con Jean-Francois Coulon. Dal 1802 a Stoccolma come primo ballerino, qui sarebbe diventato anche maître de ballet dal 1803. Negli anni successivi riprese di nuovo a viaggiare in tutta Europa lavorando come ballerino e come coreografo nelle più grandi capitali europee di balletto tra le quali Vienna, dove debuttò come coreografo nel 1805, Milano, Torino, Monaco, Berlino.
Dal 1818 fino al 1824 ottenne una posizione stabile come ballerino e coreografo presso il Theater am Kärntnertor di Vienna, dove, nel 1821, mise in scena la prima versione certa di Das Schweitzer Milchmädche (La Lattaia Svizzera) su musica di Adalbert Gyrowetz. Fatta venire a Vienna la figlia Maria, che nel frattempo aveva studiato con Coulon a Parigi, le organizzò il debutto viennese il 10 giugno 1822 in una sua creazione coreografica. Da questo momento, il padre continuò ad essere l’insegnante della figlia e, nel corso di un’intera carriera, assieme a lei aprì la strada allo stile romantico nel balletto, sia costruendo gradualmente un nuovo modo di ballare, che incluse lo sviluppo della tecnica delle punte, sia introducendo nelle sue creazioni i nuovi temi del soprannaturale e del folklore.

Successivamente il Taglioni fece ballare con successo entrambi i figli, Maria e Paolo, a Stoccarda, al Königliches Hoftheater, in alcune sue creazioni, tra le quali si ricorda il balletto comico-grottesco Danina oder Joko, der Brasilianische Affe del 1826, su musica di Peter Joseph von Lindpaintner.

Nel 1827 Filippo riuscì a concordare un debutto di Maria all'Opéra di Parigi: il conseguente successo gli valse un contratto come coreografo e alla figlia l’ingaggio come ballerina. Negli Anni Trenta dell’Ottocento il Taglioni creò i balletti per le opere in scena all’Opéra di Parigi, tra i quali, nel 1830, le danze per il grand-opéra Le Dieu et la Bayadère di Daniel Auber, su soggetto tratto da Eugène Scribe da una ballata di Goethe e, nel 1831, il Balletto delle Monache nell’opera Robert le Diable di Meyerbeer (Nota 1), entrambi interpretati dalla figlia Maria. Il secondo balletto lasciò grande impressione sul pubblico per la levità dello stile di Maria, ma, soprattutto, per l’atmosfera misteriosa, spettrale, soprannaturale che aleggiava nel chiostro fiancheggiato da tombe e illuminato dalla luna. La scena fu realizzata da Ciceri, seguendo un'idea geniale di Duponchel, il responsabile del dipartimento scene e costumi, appena insediato dal nuovo direttore dell'Opéra, Véron. Erano presenti tutti gli elementi che avrebbero caratterizzato l’atto bianco del balletto romantico.

Poco prima che Robert le Diable andasse in scena (Nota 2), l’interprete maschile dell’opera, il tenore Adolphe Nourrit, suggerì all’amico Taglioni un balletto ispirato al folklore nordico, precisamente a un racconto di Charles Nodier su una silfide maschio che tenta di sedurre una contadinella scozzese. Il coreografo accolse la proposta, lo stesso tenore scrisse il libretto del balletto, cambiando sesso alla silfide del racconto, e così nel 1832 all’Opéra di Parigi vide la luce La Sylphide, su musica di Jean Schneitzhoeffer, enorme successo di Maria, condiviso da Joseph Mazilier nel ruolo di James e da Lise Noblet in quello di Effie. La creazione cambiò l’aspetto del balletto dell’epoca, sostituendo il balletto mitologico con quello romantico, abitato da creature femminili soprannaturali, proiezioni del disagio psichico del protagonista e metafore di aspirazioni irraggiungibili. La nuova formula rese necessarie sperimentazioni che sviluppassero uno stile aereo, veicolatore di immagini eteree: esso si caratterizzerà con estensioni assai contenute, posizioni arrotondate delle braccia, postura lievemente inclinata in avanti e con un utilizzo della tecnica delle punte finalizzato all'espressione.

Seguirono altre creazioni parigine, non così felici come era stata La Sylphide: ad esclusione delle applauditissime danze per l'opera Gustave, del 1833, di Daniel Auber, e di quelle per l'opera Les Huguenots di Meyerbeer del 1836, gli altri balletti furono ballati all’Opéra dalla figlia e a volte il loro successo fu dovuto più all'interpretazione di Maria che alle coreografie di Filippo. Tra questi balletti si ricordano Nathalie, ou la Laitière Suisse del 1832, su musica di Girowetz, rivista da Carafa (Nota 3), ripresa dell'omonimo balletto del 1821 per Vienna, La Révolte au Serail del 1833, su musica di Théodore Labarre, e La Fille du Danube del 1836, su musica di Adolph Adam.

Nel 1837 padre e figlia lasciarono l'Opéra di Parigi, avendo ricevuto una vantaggiosa offerta dai Teatri Imperiali russi a San Pietroburgo, che visitarono periodicamente per i successivi cinque anni, presentando i loro cavalli di battaglia e aggiungendo nuove felici creazioni. Le stagioni a San Pietroburgo si alternarono a tournée nei Teatri delle maggiori capitali europee, dove Filippo rimontava ed eventualmente integrava i suoi lavori, facendoli interpretare a Maria. A questo periodo appartiene una serie di invenzioni felici, che debuttarono al Bolshoi di San Pietroburgo, per essere in seguito presentate a Londra e a Parigi. Tra queste si ricordano: La Gitana, del 1838 su musica di Johannes Schmidt e Daniel Aumer, che conteneva una vivacissima mazurka e una danza spagnola, una Cachucha, con la quale Maria Taglioni parve voler sfidare la Elssler sul suo stesso campo; L'Ombre, del 1839 su musica di L. Wilhelm Maurer (Nota 4). Infine il fortunatissimo divertissement Aglaë, ou l’Élève d’Amour, su musica di Johann Friedrich Keller, fu presentato a San Pietroburgo nell'inverno del 1841 e a Londra l'estate successiva.

Nella seconda parte della sua attività Taglioni si sarebbe dedicato alla carriera della figlia Maria, seguendola a Vienna, Parigi, Londra, Milano per curarne le esibizioni nei balletti da lui creati. Tuttavia, anche dopo il ritiro dalle scene di Maria, il Taglioni continuò il suo lavoro di coreografo a Varsavia ed altrove, per poi ritirarsi a Como in condizioni psicologiche instabili dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1862.


LA SCHEDA APPROFONDITA. Le notizie che riguardano Filippo Taglioni, in special modo quelle legate alla sua produzione, sono state suddivise in 10 paragrafi di approfondimento. Cliccare sul titolo del paragrafo per leggere l’approfondimento relativo.

GLI ANNI GIOVANILI: il debutto; il perfezionamento con Coulon; Stoccolma, Vienna e i Teatri europei

A VIENNA: Das Schweitzer Milchmädche (La Lattaia Svizzera); il debutto Viennese di Maria

A STOCCARDA: Danina oder Joko, der Brasilianische Affe

ALL’OPERA DI PARIGI: il debutto parigino di Maria; le danze per Le Dieu et la Bayadère

ALL’OPERA DI PARIGI: la gestione Véron; il Ballet des Nonnes per Robert le Diable

ALL'OPERA DI PARIGI: La Sylphide

ALL’OPERA DI PARIGI: Nathalie, ou la laitière Suisse; il bal masque per Gustave; La Révolte au Serail

ALL’OPERA DI PARIGI: l’arrivo della Elssler; Brézila, ou la tribù des femmes; la gestione Duponchel; La Fille du Danube

A LONDRA E A SAN PIETROBURGO: Miranda; La Gitana

IN OCCIDENTE E ANCORA A SAN PIETROBURGO: L’Ombre; Aglaë, ou l’Élève d’Amour

IL RITORNO DEFINITIVO IN OCCIDENTE: Gerta Regina degli Elfridi

Nota 1. Nel balletto di Robert le Diable gli spiriti maligni delle suore debosciate costringono Robert a commettere sacrilegio, spingendolo a rubare nel chiostro un ramo magico, col quale riconquistare l'amata. Si noti l’analogia tra il ramo magico che Robert deve sottrarre e il serto di Myrtha, col quale la Regina delle Villi comanda le compagne in Giselle.
Nota 2. La maggior parte delle fonti riportano che l’idea per il balletto La Sylphide nacque durante la prima dell’opera lirica Roberto il Diavolo al tenore Adolphe Nourrit, amico di Filippo Taglioni. Al cantante, poi autore del libretto, sarebbe venuto in mente di ispirarsi al racconto di Nodier Trilby ou le Lutin d’Argail, proprio vedendo ballare in quell’occasione la Taglioni, suggestionato dalla sua danza aerea e dall’atmosfera surreale del chiostro. In realtà Nourrit avanzò il suo suggerimento al Taglioni ancora durante le prove di Robert le Diable, addirittura prima che Filippo iniziasse a creare la coreografia per la figlia. E’ comunque possibile che Nourrit sia rimasto suggestionato dall’aspetto nuovo che andava assumendo il lavoro.
Nota 3. Il balletto Nathalie, ou la Laitière Suisse si apre nella fattoria di Lord e Lady Rowena. Nel primo atto l'attività contadina è interrotta dall'arrivo dei due nobili e del loro seguito, desiderosi di rifocillarsi prima della caccia. Durante il rinfresco rustico offerto dai contadini, essi vengono intrattenuti da Nathalie e dai suoi amici con danze paesane. Lady Rowena ringrazierà distribuendo doni, in particolare una catena d'oro a Nathalie. Si noti l’analogia della scena con quella del I atto di Giselle allorché Bathilde e il padre, il Principe di Curlandia, consumano un rinfresco offerto da Berthe e dai contadini prima di recarsi a caccia; allietata da danze contadine e da un’esibizione di Giselle, Bathilde ringrazierà offrendole una catena d’oro come Lady Rowena fa con Nathalie.
Nota 4. Si notino i numerosi paralleli tra la drammaturgia de L'Ombre e quella de La Bayadère di Petipa: il desiderio di un maggiorente che la sua protetta sposi l’eroe del dramma; l’assassinio dell’eroina perpretrato con l’uso di un bouquet di fiori; il ritorno dell’eroina come spirito visibile in un primo momento al solo eroe; l’apparizione dell’eroina sia all’eroe che alla rivale; il terremoto finale; l’ascesa delle anime degli eroi al regno della luce.

Bibliografia
[1] Cyril W. Beaumont, Complete Book of Ballets, Putnam, London, 1937
[2] Ivor Guest, The Romantic Ballet in England, London, Phoenix House Ltd, London, 1954
[3] Ivor Guest, The Romantic Ballet in Paris, Pitmam and sons, London, 1966
[4] Ivor Guest, Le Ballet de l'Opéra de Paris, Flammarion, Paris, 2001
[5] M. Sowell, D. Sowell, F. Falcone, P. Veroli, Il Balletto Romantico, Tesori della collezione Sowell, L'Epos, 2007
[6] Roland John Wiley, A Century of Russian Ballet, Clarendon Press, 1990

Nelle immagini:
- Filippo Taglioni, pastello su carta, Museo del Teatro alla Scala di Milano
- Edgard Degas, Il ballo delle monache morte dall’opera Robert le Diable di Meyerbeer
- Paolo Taglioni e la moglie nel ballo in maschera dell'opera Gustave
- Maria Taglioni come Zulma ne La Révolte au Serail






ID=388
7/7/2008
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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