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    grandi maestri: Blasis


    Carlo Blasis, Napoli 1795-Cernobbio1878

    Il punto d’unione fra la tradizione, che da Noverre e Angiolini giunge al culmine con il Neoclassicismo di Salvatore Viganò, e i nuovi fermenti romantici, si può individuare nella figura di Carlo Blasis.
    Napoletano di nascita, Blasis, trasferitosi in Francia con la famiglia, unì allo studio della danza una formazione artistica e letteraria che influenzò profondamente la sua opera didattica e teorica. In Francia fu apprezzato come danzatore per la sua eleganza.
    Nel 1818 ballò alla Scala in Dedalo e ne La Spada di Kenneth di Viganò. Alla Scala debuttò come coreografo l’anno seguente senza successo con Il Finto Feudatario.
    Anche se notevole (nell’arco della sua carriera compose novanta balli), la sua opera coreografica fu offuscata e superata da quella realizzata in campo teorico e didattico.
    Nel 1820, infatti, Beati & Tenenti aveva già pubblicato a Milano la sua prima opera teorica, il "Traité Elémentaire, Théorique et Pratique de l’Art de la Danse", edito in italiano a cura di Piero Campilli a Forlì nel 1830.
    Nel 1828 pubblicò a Londra "The Code of Terpsichore", tradotto due anni dopo in francese col titolo "Manuel Complet de la Danse", corredato da numerose figure e musiche composte da Blasis stesso.
    Nel 1857 uscì a Milano il suo trattato più ambizioso, "L’uomo Fisico", intellettuale e morale, di matrice filosofica, in cui sono studiati i sentimenti umani e i principi fisici che regolano l’arte della danza e con il quale egli vuole offrire ai propri discepoli ed ai lettori una “summa” della conoscenza, una sorta di “teatro della memoria”.
    Come già aveva fatto per i trattati precedenti, Blasis pone l’accento sull’importanza di una solida formazione culturale, letteraria e soprattutto artistica. In particolare lo sguardo deve essere rivolto ai capolavori dell’arte del passato, in primis a quelli della scultura classica, fonte di ispirazione per il danzatore in quanto “esempio sublime della perfezione e delle forme umane e della espressione naturale”.
    Uno sguardo attento fu rivolto anche alla cultura e all’arte rinascimentale. Attinse e prese esempio dal Trattato della pittura di Leonardo e quando introdusse l’attitude tra la gamma delle pose espressive della danza, trasse ispirazione dalla statua del Mercurio del Giambologna.
    Come rileva Claudia Celi, “anche la danza pura si rivela in Blasis gesto, sintetizzando ad un tempo valenze drammatiche e liriche, come nell’arabesco, posa fra le più atte a interpretare le atmosfere romantiche, creando l’illusione di un essere privo di peso che fluttua nell’aria, immagine plastica e drammatica a un tempo de l’envol de l’ame”.
    Con la sua cultura eclettica e vasta creò una perfetta sintesi tra gli impeti romantici temprati da un rigore e da uno studio vicini a quelli degli enciclopedisti, ed una compostezza neoclassica ereditata dalla tradizione accademica.
    Nel 1837 Blasis divenne direttore della Imperiale Accademia di Ballo della Scala, ove rimase fino al 1850 assieme alla moglie in qualità di vice-direttrice, Annunciata Ramaccini, che aveva conosciuto a Genova nel 1832.
    A Milano, grazie alla sua opera didattica, fiorirono generazioni di ottimi professionisti che, per tutta la seconda metà dell’Ottocento ed oltre, tramandarono in tutto il mondo la fama della scuola italiana.
    Gaston Vuillier nel 1899 affermava: “Non si sbaglia di molto dicendo che oggi si possono contare in attività di servizio centocinquanta prime ballerine italiane di cui una metà circa uscite dalla scuola di Milano. Tali la Legnani, la Brianza, la Giuri, la Cerri, la Bella, la Ferrero, l’Elia, la Riccio, la Sozzo; oltre la Cornalba e la Zucchi”.
    Tra le più brillanti allieve di Blasis si possono ricordare Sofia Fuoco (1830-1916), il cui nome ben si addiceva al suo straordinario temperamento, e Claudina Cucchi (1834-1913) che ballò alla Scala, ma trionfò a Parigi dove fu ribattezzata Couquì.
    Anche i coreografi Ippolito Monplasir, Giovanni Casati e Pasquale Borri furono allievi di Carlo Blasis. Inoltre, dalla scuola blasisiana derivava anche Pierina Legnani (1863-1923), che ebbe grande fama in Russia dove per lei furono creati i famosi trentadue fouettés che sfoggiò ne Il Lago dei Cigni di Petipa - Ivanov . In realtà non fu quella la prima volta in cui apparvero i famosi giri, che la Legnani aveva già eseguito a Londra in Aladdin e a S. Pietroburgo in Cenerentola .
    Le allieve della scuola di Blasis univano alla tecnica una straordinaria abilità interpretativa, sintesi derivata dalla metodologia di studio del maestro che nei suoi trattati fornisce numerose indicazioni di carattere didattico; affermava, infatti, che “Il successo o l’insuccesso nello studio della danza dipende molto da come si iniziano gli studi; per questo occorre dare molta importanza alla scelta del maestro”, che secondo Blasis deve avere le seguenti caratteristiche: “Un maestro di ballo deve unire una perfetta conoscenza dell’arte della danza e della pantomima con quella della musica e del disegno. Sarebbe di guadagno per lui anche lo studio della letteratura e la lettura dei grandi autori. Deve avere buona conoscenza delle diverse arti meccaniche ed anche della geometria. Una buona esperienza in matematica permette chiarezza di pensiero ed esattezza di esecuzione. Un buon maestro di ballo è contemporaneamente autore e macchinista di teatro”.
    Da Blasis in poi la scuola italiana deve la sua fama all’opera sistematica di questa figura così importante e poliedrica.

    - Traité Elémentaire, Théorique et Pratique de l’Art de la Danse, Milano 1820, edito in italiano a Forlì nel 1830
    - The Code of Terpsichore, Londra 1828, tradotto in francese nel 1830 come Manuel complet de la danse.
    - L’Uomo Fisico, intellettuale e morale, Milano 1857

    nella foto: Ritratto di Carlo Blasis da The Code of Terpsichore


    ID=396
    21/4/2005
    Aurora Nuvoli leggi gli articoli di auryzinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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