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articolo: Tecnologia e splendori del passato si incontrano alla Scala


E’ questione di giorni e la sala del Piermarini sarà restituita ai milanesi e al mondo dopo un profondo ripristino secondo il progetto definitivo dell’ingegner Giuliano Parmeggiani e quello esecutivo dell’architetto Mario Botta.

I lavori, durati tre anni, hanno sollevato polemiche, confluite anche in azioni legali, dettate dal timore che si demolisse troppo radicalmente. Un programma televisivo ha mostrato che da un lato foyer, palchi e gallerie erano rimasti intatti, ma al di là di questi restava solo una voragine aperta nel suolo.
Secondo i progettisti le condizioni dei locali oltre il boccascena hanno reso necessario un intervento così radicale a garanzia della sicurezza del lavoratore. Il sacrificio -ha precisato Parmeggiani- riguarda parti sceniche già alterate in passato e il solo pezzo di storia da conservare, il palcoscenico, è stato sottoposto a musealizzazione.

Restano le perplessità di alcuni nei confronti dei due volumi, uno parallelepipedale, l’altro a porzione di cilindro ellittico, che sovrastano la facciata neoclassica del Piermarini, sino a ieri in armonia col rinascimento dell’Alessi e col classicheggiante secondo 800 del Beltrami che racchiudono la piazza antistante.
In proposito Botta chiarisce che è stato usato un linguaggio architettonico volutamente contemporaneo rapportandolo, però, al passato nell'uso di materiali storici, ad esempio il marmo botticino beige.


Il direttore artistico della Scala, Mauro Meli, il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, e la nomenclatura tutta hanno espresso il loro orgoglio per il sofisticato apparato tecnico che oggi riporta La Scala a livelli competitivi coi massimi teatri. I gioielli tecnologici, contenuti nella tanto discussa torre di 56 metri, 18 dei quali scendono nel sottosuolo, consentirebbero alla Scala l’allestimento di tre differenti spettacoli nella medesima giornata.

Il nuovo pavimento in legno e i tessuti tecnici più moderni –osserva il maestro Muti- riportano l’acustica a quel livello di eccellenza che gli interventi resi necessari dagli infami bombardamenti della notte tra il 15 e 16 agosto 1943 non erano riusciti a mantenere. Il formidabile recupero è merito dell'esperto Higini Arau, che già fece miracoli durante la ricostruzione del Liceu di Barcellona.

La sala si giova di un restauro conservativo esemplare –curato dall’architetto Elisabetta Fabbri- che l’ha riportata ad antichi splendori, rivelando pavimenti in seminato veneziano con gigli decorati nei corridoi e, nei palchi, piastrelle in cotto da tempo scomparse sotto la moquette. Togliendo undici mani di vernice sono tornati alla luce gli intonaci originali e i marmi giallo-ocra del Piermarini. Gli ori hanno ritrovato il vigore di un tempo e i damaschi sono stati tessuti identici a quelli che vedemmo fiammeggiare nel dicembre 2001. Un palco, però, non sarà rivestito in rosso: una barcaccia del viceré, riscoperta durante i lavori, sfoggerà le decorazioni in azzurro dovute ancora agli operai del Piermarini.
I posti sono aumentati e tutti sono ora muniti di schermo su cui scorrerà il libretto in tre lingue diverse; la componente impiantistica è stata pensata dall’ingegner Berti nel massimo rispetto della storia dell’edificio senza che ne sia rimasta traccia deturpante.

Sono soddisfatti anche il sovrintendente Carlo Fontana e il sindaco Albertini: alle polemiche possono ora contrapporre la visione completa delle cose e la concretezza di quanto a breve potremo goderci.



(Le immagini nel testo:
- la sala del Piermarini vista dal palco reale (Del Puppo), da corriere.it;
- assonometria dell'edificio con i due volumi aggiunti, da antithesi.info;
- la sala vista dal palcoscenico, da gallery.quotidiano.net)




ID=44
3/12/2004
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook





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