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articolo: 1489


L’affresco che decorava la sala grande quel giorno pareva il riflesso dell’importante avvenimento ospitato al castello di Tortona. Ognuno dei paggi dipinti, preposti a servire il banchetto immaginato alle pareti, aveva un corrispondente in carne e ossa, intento a ricevere qualche invitato al festeggiamento per le nozze illustri. Tuttavia le due immagini non erano completamente sovrapponibili: l’enorme tavola, vuota, collocata nel mezzo della magnifica sala, mostrava il caldo noce lombardo della sua struttura, mentre le mense dell’affresco erano già adorne di tovaglie immacolate.

La ragione di questa mancanza fu chiara non appena il Conte Bergonzio Botta ricevette gli sposi: Gian Galeazzo Sforza, duca di Milano, ed Isabella d’Aragona. Il loro ingresso fu accompagnato dall’entrata di Giasone con gli Argonauti che, dopo essere avanzati, con incedere fiero, al suono di una marcia guerresca, eseguirono una danza nobile e contenuta, fatta di passi più strisciati che saltati e di gesti dignitosi, che esprimevano ammirazione per una coppia assortita così felicemente.
Gli eroi recavano in mano il vello d’oro, che, disteso sopra la tavola, servì da tovaglia.


Cessata la musica proveniente dalla galleria che contornava la sala, Mercurio narrò dell’astuzia con cui aveva ingannato Apollo, pastore del re Ameto, per riuscire a sottrargli un grasso vitellino. Dopo averlo affidato al cuoco dell’Olimpo, ora lo offriva ai festeggiati perché ne godessero le succulente carni arrostite. Nel posarlo sulla tavola, fu raggiunto da tre quadriglie, che simularono le danze degli antichi ebrei attorno al vitello d’oro.

La seconda portata di arrosti prevedeva un cervo, annunciato da Diana e dalle ninfe cacciatrici, che intrattennero gli ospiti danzando su una fanfara di corni da caccia.

All’improvviso la musica mutò carattere, seguendo l’uso rinascimentale di cambiare gli strumenti musicali in dipendenza dal sentimento che doveva esprimere il cantore o il ballerino, accompagnato dalla musica stessa. Così le ricche sonorità delle trombe e dei corni lasciarono il posto alle melodie flebili di flauti e liuti, in accordo con la mestizia portata dall’ingresso di Orfeo. “Piangevo la morte della tenera Euridice, quando appresi del degno amore che univa la coppia ducale festeggiata. Per la prima volta dopo la mia sventura, sentendo della loro unione, un sentimento di gioia attraversò il mio cuore e mutò il carattere mesto dei miei canti. Incuriosito dall’inconsueta allegrezza della mia voce, un nugolo di uccellini imprudenti volò a me per godere il canto di gioia. Ne approfittai e ne feci un arrosto da offrire alla più bella principessa, dopo che Euridice ha cessato d’essere con noi”.

Strumenti musicali ben più sonori interruppero il canto di Orfeo per introdurre Atlante e Teseo. Assieme alla loro scorta rappresentarono con danze di inconsueta vivacità, una caccia, che culminò con l’uccisione di un cinghiale selvatico, offerto al giovane duca con un balletto trionfale.

Per chiudere gli assaggi di carni, da un lato della sala avanzò una serie di bellissime ninfe, vestite di morbide tele dai colori assortiti con quelli dei pavoni che trainavano il carro allegorico occupato da Iride. Mentre le giovani posavano sulla tavola trionfi di saporitissimi pavoncelli, dall’altro lato della sala Ebe portava il nettare, accompagnata dai pastori d’Arcadia, da Vertunno e da Pomona, che servirono panna, formaggi, gelati e frutta matura.

Sulle pareti si proiettò l’ombra gigantesca del gastronomo Aspicio. Il personaggio si materializzò come per incanto, uscendo dal pavimento per ispezionare l’andamento del magnifico festino. Assicuratosi del gradimento degli ospiti illustri, lasciò il posto ai Tritoni e ai Fiumi che recavano i pesci più delicati decorati di prezzemolo e freschissimo crescione.


Un altro cambio di strumenti, nelle orchestre disposte lungo la galleria che contornava la sala, variò di nuovo il carattere della musica, annunciando il ritorno di un personaggio già visto: il mesto Orfeo. Questi introdusse lo spettacolo che chiudeva il balletto conviviale. L’assolo in cui la Fede Coniugale offriva i suoi servigi alla sposa fu bruscamente interrotto da Semiramide, Elena, Fedra, Medea, Cleopatra. I nuovi personaggi cantarono i piaceri dell’infedeltà, ma la Fede Coniugale, adiratasi, impose loro di ritirarsi, mentre gli Amori con le loro fiaccole appiccavano il fuoco ai lunghissimi veli in cui erano avvolte le donne fedifraghe. Di rimando non poteva che seguire la danza nobile e modesta di matrone virtuose. Lucrezia, Penelope, Giuditta, Porzia deposero ai piedi della duchessa le palme del pudore che ella aveva ben meritato.

Per concludere una festa così brillante, si fece ricorso a Bacco, a Silene e ai Satiri, che rianimarono e vivacizzarono con le loro esplosioni di follia il finale del balletto.

L’Italia si entusiasmò di tale rappresentazione drammatico-gastronomica e ne diffuse la descrizione in tutte le corti d’Europa. Si affermava un genere di spettacolo composito e a tema essenzialmente mitologico-encomiastico, di cui l’Italia sarebbe stata ispiratrice della Francia.

Nota. Il contenuto dell'articolo è da ascrivere più alla storiografia che alla storia. Infatti, basandosi su un resoconto assai libero del ‘700, gli studiosi hanno sempre ritenuto che la danza avesse avuto un ruolo importante nella presentazione delle vivande e nello sviluppo del tema nuziale durante il Banchetto Conviviale. A questa ipotesi sembra aderire il resoconto di Castil-Blaze sul quale si basa questo articolo ([V], pp. 50-54). Tuttavia è ora noto che è azzardato descriverlo come un precedente del balletto odierno per la presenza di temi veicolati da azioni coreutiche, essendosi trattato soltanto di un banchetto-spettacolo, pur originale e curato ([PR], pp.217-219). Resta l’intenzione di sviluppare due soggetti, pur embrionali, attraverso i divertimenti proposti, anche se il contributo della danza va ridimensionato, se non annullato del tutto. Tuttavia, ci è parso di interesse presentare un racconto storiografico che è semplicemente l'adattamento del resoconto di Castil-Blaze del Banchetto Conviviale organizzato a Tortona dal Conte Bergonzio Botta nel 1489 in occasione delle nozze di Galeazzo Sforza ed Isabella d’Aragona ([V], pp. 50-54).

[PR] Alessandro Pontremoli, Patrizia La Rocca, Il Ballare Lombardo, Teoria e prassi coreutica nella festa di corte del XV secolo, Milano, Vita e Pensiero, 1987
[V] Gastone Vuillier, La Danza, Milano Tipografia del Corriere della Sera, 1899

Nelle immagini:
-affresco nel castello dei Conti di Tortona
-Pollaiuolo, ritratto di Galeazzo Sforza
-Botticelli, banchetto nuziale



ID=524
27/6/2005
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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