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trame: Bolero


22 NOVEMBRE 1928
OPERA DI PARIGI - Balletti di Ida Rubinstein
balletto in un atto
cor. Bronislava Nijinska; mus. Maurice Ravel; scene e cost. Alexandre Benois


Nella versione originale il balletto è ambientato in una taverna spagnola, dove si esibisce una gitana ballando su un tavolo. Attorno a lei si aggirano gli avventori del locale, che, provocati dalla sensualità della ballerina, danzano con lei, in crescente eccitazione, fino ad essere travolti dall'ebrezza della contesa.

Numerose sono le versioni successive, tra le quali si ricordano quelle di Lifar del 1941, di Pilar Lopez e dell'Argentinita del 1943, di Aurel Milloss, la versione solistica di Dolin del 1932 e quella di Roland Petit, che nel rapporto tra un uomo e una donna, conseguente all'attrazione nata tra i due, coglie analogie con un match di boxe. Particolarmente felice è la versione di Maurice Bejart concepita inizialmente, nel 1961, per una ballerina, simbolo della Melodia del pezzo musicale, circondata da uomini, che ne rappresentano il Ritmo. Alla donna è affidata una coreografia che allude a un atto carnale imponendo all'interprete ondeggiamenti, movimenti sinuosi o martellanti, contorcimenti delle braccia, danzati su un grande tavolo rotondo, circondato da un gruppo di ragazzi prima immobili, poi in eccitazione sempre crescente, finché si alzano e accerchiano il tavolo, sul quale si gettano esasperati dal desiderio. Così la danzatrice è alla fine travolta dagli uomini, scatenati dal clima di elevato contenuto erotico da lei stessa provocato con una danza di crescente sensualità allo stesso modo in cui le ossessive ritmate ripetizioni della composizione sembrano, alla fine del pezzo, inghiottire il motivo musicale. E' lo stesso Bejart a sottolineare che il suo lavoro asseconda le due componenti musicali: la calda melodia musicale, simbolo femminile, e il ritmo, simbolo maschile, che, pur restando uguale a se stesso, nell'aumentare di volume annulla la melodia.
La proposta di Béjart, creata da Duska Sifnois, è stata rivista nel 1979 ed affidata anche a un ballerino, in una prima versione circondato da donne, in una seconda da soli uomini; il creatore di entrambe è stato Jorge Donn.
Questa versione rinuncia a un'ambientazione pittorica folkloristica e a rimandi letterari di matrice popolare e tratta in modo astratto il crescendo musicale allineandolo alla pulsione del desiderio sessuale mediante l'uso ossessivo del plié dell'interprete accompagnato da gesti essenziali di grande bellezza puramente geometrica. La versione interamente maschile è oggetto del film Bolero di Claude Lelouch.

Nell'immagine: Sylvie Guillem nella versione di Bejart del Bolero


ID=881
27/1/2006
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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