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trame: Schiaccianoci, lo


17 o 18 DICEMBRE 1892
TEATRO MARIJNSKY DI SAN PIETROBURGO
balletto in due atti e tre scene
Libr. Marius Petipa, cor. Lev Ivanov, mus. Piotr Ilich Tchaikovsky, scene Michail I. Botcharov e K. Ivanov, costumi di I. A. Vsevolojskij e Ponomarev
Primi interpreti: Antonietta dell’Era, Nicholaj Legat, Pavel Gerdt, Olga Preobrajenska
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Leggi l’articolo Le Mille e…..uno Schiaccianoci!



IL SOGGETTO
I Atto
. E' la vigilia di Natale, all'inizio del XIX secolo, e il ricco Signor Stahlbaum lo celebra con una festa per i suoi amici e per i loro figli, i quali si divertono e danzano in eccitata attesa dei regali. Drosselmeyer, un vecchio amico di famiglia, arriva portando i doni per i bambini e li stupisce con giochi di prestigio e con pupazzi meccanici da lui stesso costruiti. La figlia dei signori Stahlbaum, Clara – in alcune versioni Masha o Maria – riceve un pupazzo con la foggia di soldato e la funzione di schiaccianoci. Ne è entusiasta e suo fratello Fritz, geloso del regalo, glielo rompe; però Drosselmeyer provvede prontamente a ripararlo. Arrivano i nonni e si uniscono alle danze, finché, a sera inoltrata, la piacevole riunione termina e gli invitati si congedano. Dopo che tutti sono andati a dormire, Clara, mezzo addormentata, torna nel salone per prendere il suo Schiaccianoci e inizia – ma forse è soltanto un sogno – la sua fantastica avventura. La sala e l'albero di Natale assumono proporzioni enormi, una frotta di topi invade la stanza e cerca di aggredirla per impadronirsi dello Schiaccianoci. Clara accorre in suo aiuto scagliando contro gli schifosi animali le sue bambole preferite. Lo schiaccianoci e altri giocattoli improvvisamente prendono vita e Schiaccianoci al comando di un esercito di soldatini si unisce a Clara nella battaglia contro i topi e il loro capo, il Re dei Topi. Quest’ultimo sembra avere la meglio, ma Clara, disperata, gli lancia contro la sua scarpetta. Colpito, il Re dei Topi cade morto e ha luogo un'improvvisa trasformazione: lo schiaccianoci si rivela un giovane e meraviglioso principe, che la conduce – in alcune versioni dietro invito di Drosselmeyer - in un viaggio fantastico, iniziando ad attraversare il Regno delle Nevi dove assistono a una fitta e suggestiva nevicata (Valzer dei Fiocchi di Neve).
II Atto. Il viaggio fantastico di Clara e Schiaccianoci prosegue su una navicella magica, con la quale i giovani raggiungono il Regno dei Dolci, dove sono materializzate tutte le cose buone che possono arricchire la loro merenda. Queste sono rappresentate dalle danze di carattere che riempiono un lungo divertissement, organizzato per intrattenere i due visitatori. Le danze Araba, Cinese, Spagnola rappresentano rispettivamente il caffè, il tè e la cioccolata, serviti per accompagnare cannoncini di pasta sfoglia ripieni di crema pasticcera e panna, rappresentati dalla Pastorale o danza degli Zufoli (Mirlitones). Si aggiungono una danza Russa (Trepak) e il Valzer dei Fiori. Alcune versioni conservano il passaggio col quale Tchaikovsky ha chiuso il divertissement: "Mére Gigogne et les polichinelles". Anch'esso è un pezzo a carattere nazionale poiché il personaggio, la dama dalla cui enorme gonna escono tanti pulcinellini, è la variante francese della "vecchia signora che viveva in una scarpa". Poi è la Fata Confetto (o Fata Zuccherina) a rivolgere a Clara e al suo compagno un ulteriore saluto di benvenuto nel suo Regno, danzando uno splendido passo a due col suo cavaliere (Principe Koklush) - in alcune versioni è la stessa Clara a danzare il passo a due, eventualmente con Schiaccianoci, mutato nel suo principe azzurro -. Ma è stato tutto un magnifico sogno: Clara, che si era addormentata nella poltrona del salone di casa, è svegliata dalla madre e le rimane il fascinoso ricordo di fantastiche avventure.


NOTA STORICA. La fonte letteraria del libretto di Petipa per il balletto Schiaccianoci è il racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann dal titolo Nüssknaker und Mäusekönig (Schiaccianoci e Re dei Topi), tuttavia non nella versione originale dello scrittore prussiano, ma in quella francese Histoire d’un Casse-Noisette di Alexandre Dumas padre. Quest’ultima appare nel 1844, mentre al 1816 risale il racconto di Hoffmann, scritto per la collana di fiabe per ragazzi Kindermarken e ricomparso nel 1819-21 nella raccolta Die Serapionsbrüder (I Confratelli di san Serapione). Lo scritto di Hoffmann è disseminato di elementi sinistri e diabolici, mentre la narrazione di Dumas stempera gli aspetti più inquietanti in una stesura maggiormente consona alle vedute di Petipa, che, nello scrivere il libretto, ha espunto ogni elemento noir. In particolare nel libretto Petipa sopprime la parte intermedia del racconto di Hoffmann, una fiaba nella fiaba, la fiaba della noce dura, ampiamente descritta nell’articolo Schiaccianoci, Re dei Topi e la Noce Dura. Essa rende chiaro che Schiaccianoci altri non è che un nipote di Drosselmeyer trasformato in burattino da un maleficio. Ciò suggerirà ad alcuni coreografi di introdurre, tra i personaggi delle loro versioni del balletto, un nipote del padrino di Clara, eventualmente identificato a Schiaccianoci. In Hoffmann il nome della bambina è Maria, mentre Clara è quello della sua bambola appena ricevuta in dono e in entrambi i modi, Maria o Masha, ma anche Clara o Claire, sarà chiamata la protagonista del balletto nelle sue varie versioni.


LA VERSIONE ORIGINALE DI PETIPA-IVANOV-TCHAIKOVSKY. Sulla scorta dell’indiscusso successo de La Bella Addormentata nel Bosco, il principe Ivan Alexandrovic Vsevolojskij, direttore dei Teatri Imperiali russi, invita Piotr Ilyitch Tchaikovsky e Marius Petipa a proseguire la loro collaborazione con un balletto per la stagione 1892 del Marijnsky.
Come soggetto suggerisce il racconto di E. T. A. Hoffmann Schiaccianoci e Re dei topi, che aveva letto nella edulcorata e più gradevole versione francese di Alexandre Dumas padre. Il musicista, che già conosceva il racconto, e il coreografo trovano l’argomento inappropriato per il palcoscenico e nutrono forti perplessità nei confronti di una vicenda niente affatto spettacolare, per di più basata su un ruolo, quello di una bambina, inadatto a dispiegare le consuete specialità di un’étoile. Il coreografo interrompe la prima stesura del libretto al termine del primo atto, nel Regno delle Nevi, e sembra volervi rinunciare. Tuttavia, in seguito alle insistenze di Vsevolojskij, riprende il lavoro e risolve le difficoltà riducendo i ruoli di Maria e di Drosselmeyer e creando quello della Fata Confetto o Fata degli Zuccheri, alla quale affidare un immancabile grand pas. Tchaikovsky ritiene che i cambiamenti inaridiscano la forza del racconto, ma è innegabile il fascino di un libretto sviluppato su due piani narrativi: il reale e quello del sogno. Questa alternanza è un espediente teatrale che consente eventualmente di inserire formazioni “bianche” e che, risalendo ai primi balletti romantici, permane in quelli del marsigliese, però con l’aggiunta del ritorno alla realtà nell’atto conclusivo.
Tchaikovsky alla fine si convince ad occuparsi della musica del balletto, invogliato dalla commissione da parte dei Teatri Imperiali di un’opera in un atto, Iolantha, da rappresentarsi assieme a Schiaccianoci. Nel febbraio 1891 il musicista inizia a comporre sotto la guida meticolosa di Petipa, il quale gli precisa, scena per scena, le atmosfere e gli effetti desiderati da convogliare nella musica, arrivando persino a fissare il numero di battute musicali da usare. I dettagli richiesti a Tchaikovsky e l’articolata struttura decisa con chiarezza da Petipa, rendono palese che il maestro ha già in mente un completo risultato coreutico finale. Tuttavia non riuscirà a realizzarlo: ammalatosi appena prima di iniziare le prove – o a prove appena iniziate, secondo Cyril Beaumont – affiderà l’intero lavoro al suo collaboratore Lev Ivanov. Questi seguirà il libretto e la struttura voluta da Petipa, ma l’invenzione coreutica gli deve essere attribuita integralmente o almeno nella più ampia misura. Tchaikovsky è all’inizio assai insoddisfatto del suo lavoro per il balletto e gli preferisce l’opera, ma, a lavori avanzati, sembra ricredersi e ribalta la sua opinione sulle due creazioni. Nella primavera del 1892 il compositore termina l’orchestrazione di una partitura che prevede un organico straordinariamente ricco. Esso include alcune novità quali un coro di voci bianche – o femminili – l’uso di strumenti-giocattolo, “tamburi-conigli”, tam tam, nacchere, richiami per gli uccelli e la celesta, strumento di recente invenzione usato per la variazione della Fata Confetto. E’ lo stesso maestro a scegliere alcuni brani della partitura per una destinazione concertistica e, dopo l’enorme successo della Suite musicale da lui stesso trionfalmente diretta presso la Società Imperiale di Musica di San Pietroburgo, il balletto Schiaccianoci, con libretto di Petipa, coreografia di Lev Ivanov, scene di Michail I. Botcharov e K. Ivanov, costumi di I. A. Vsevolojskij e Ponomarev va in scena al Marijnsky di San Pietroburgo il 17 o 18 dicembre 1892 assieme alla prima dell’opera Iolantha. Sul podio c’è Riccardo Drigo e in scena compaiono: Antonietta dell’Era nel ruolo della Fata Confetto, alle repliche sostituita da Varvara Nikitina; l’ultra quarantenne Pavel Gerdt come Principe Koklush; Nicholaj Legat nel ruolo di Schiaccianoci, mentre Clara è un’allieva della Scuola di Ballo. La prima Colombina è Olga Prerobrajienska, che, diventata una grandissima insegnante, nel suo atelier parigino passerà il personaggio della Fata Confetto a Fonteyn, Darsonval e Markova.


ULTERIORI VERSIONI. Ad esclusione di numerose proposte in termini attuali, del tutto avulse dalle idee originali (Cranko, Neumeier, Petit, Bejart, Bourne, ecc.), le versioni più classiche fanno sostanzialmente capo a due linee di ricerca: quella fedele allo stile dell’originale, ove predomina l’elemento fiabesco e magico, adatto a veicolare l’incanto dell’atmosfera natalizia (Gorskij, Grigorovich, Sergeev, Christensen, Balanchine, Wright, Froman, Rodriguez), e quella che interpreta la vicenda in chiave psicoanalitica e che tende a “una definizione in termini freudiani del sogno della protagonista” (Marinella Guatterini) (Vajnonen, Nureyev, Poliakov, Baryshnikov). Il seguito è dedicato all’elenco delle principali versioni del balletto secondo una distribuzione che, a grandi linee, segue e complementa quella avanzata da Roger Salas.

Cliccando su ciascun titolo di paragrafo, si apre il relativo approfondimento.


1. LA LINEA DI SVILUPPO RUSSA SECONDO LO STILE FIABESCO DELLA VERSIONE ORIGINALE
(Gorskij, Grigorovich, ecc.)


2. LA LINEA DI SVILUPPO ANGLO-AMERICANA SECONDO LO STILE FIABESCO DEL MODELLO DI BASE
(Sergeev, Ashton, Romanov per i Ballets Russes de Montecarlo, Christensen, Balanchine, Wright, Alicia Alonso, ecc.)


3. LA LINEA DI SVILUPPO PROPRIAMENTE EUROPEA SECONDO LO STILE FIABESCO DEL MODELLO DI BASE
(Froman, Rodriguez, Lichine, Bart, ecc.)
.

4. LA PROPOSTA DI VAJNONEN E LA SUA LINEA DI SVILUPPO IN TERMINI PSICOANALITICI
(Vajnonen, Nureyev, Barishnikov, Poliakov, ecc.)


5. VERSIONI CHE RIPRENDONO LA FIABA DELLA NOCE DURA
(Lopokov, Amodio, Morris)


6. VERSIONI LONTANE DAI MODELLI PRECEDENTI
(Cranko, Neumeier, Petit, Bintley, Bejart, Maillot, Bourne, ecc.)

Nelle immagini:
- un quadro della versione Vajnonen
- Antonietta dell’Era e Nicholaj Legat nella versione Ivanov, Photo Bojan Breceli




ID=94
5/12/2006
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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