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articolo: Il Re Sole e Le Grand Carrousel del 1662


Sulla spinta della rivoluzione scientifica, consolidata dal pensiero di Cartesio, nella Francia barocca il processo di conoscenza era stato organizzato affidando lo studio delle singole discipline e dei fenomeni specifici ad Accademie specializzate, appositamente costituite. La formula non fu applicata soltanto alle scienze, ma furono istituite Accademie e comitati preposti a sistemare con rigore scientifico anche i principi del melodrama e della danza, nonché a valutare i soggetti classici e i loro dettagli che sarebbero apparsi in un dipinto o in palcoscenico.

L’eccellenza dei frutti di tale rigore scientifico favorì le intenzioni di un sovrano, Luigi XIV, determinato a usare l’arte della danza per impressionare il mondo e per legittimare la sua aspirazione al potere assoluto dando agli spettacoli un'opportuna connotazione politica. L’artificio usato, mutuato dal Rinascimento ed esasperato in epoca barocca, era d’uso corrente nel balletto di corte italiano e francese: si trattava di inserire nello spettacolo un elemento, un episodio, un personaggio o altro, che, creando una suggestione o un’immagine preziosa, per metafora alludesse al fatto che si voleva affermare; nel caso di Luigi XIV, il Re intendeva stabilire il diritto divino della sua sovranità. Attraverso la sua diretta partecipazione ai ballet de cour gradualmente ripropose per sé la vicinanza dei Cesari al Deus Sol Invictus, affermata in passato in varie forme, e l’identificazione dei Faraoni a Ra, il Dio-Sole, non a caso della stessa radice etimologica di Roi. Ciò avrebbe suggerito per similitudine che Luigi XIV era al di sopra di tutti come il sole e che per vincere gli bastava mostrarsi, come al sole basta apparire per disperdere le nubi (comme le Soleil n'a qu'à se faire voir pour dissiper les tenebres, ainsi ce Grand Monarque n'a besoin que de sa presence pour vaincre ses ennemis (Perrault)")

Il processo che lo avrebbe portato ad avvalersi del titolo di Roi Soleil era iniziato con la sua apparizione ne Le Ballet Royale de la Nuit del 1653 nel ruolo del Sole nascente, che, scacciando l'oscurità, era metafora della recente vittoria della monarchia sui moti di ribellione della Fronda. Durante il Carosello del 1656 si era presentato in un costume greco-romano di Apollo-Elio, il dio del sole. Nel 1661, alla morte di Mazarino, Luigi XIV sorprese l’intera corte rinunciando a un primo ministro, facendo arrestare, sei mesi dopo, il favorito di Mazarino, Nicolas Fouquet, sovrintendente alle finanze, e comunicando in riferimento ai suoi “affaires”, che “il est temps que je les gouverne moi-même “. Come egli stesso ricorda nelle sue Memorie, fu nel giugno del 1662 col ballo equestre Le Grand Carrousel du roi che Luigi XIV riaffermò in pubblico, per metafora, la sua intenzione di proporsi come un sovrano assoluto. Fu in quella manifestazione che iniziò, vedremo come, ad attribuirsi ufficialmente e definitivamente l’immagine del sole come emblema. Ciò lo avrebbe portato a scegliere l'immagine del sole che illumina la terra per il suo stemma, accompagnandola al motto “Nec pluribus impar”.

Ci sono pervenute notizie dettagliate de Le Grand Carrousel in una relazione ufficiale redatta, su commissione dello stesso Luigi XIV, da Charles Perrault, membro dell’Accademia di Francia e autore di una ben nota collezione di fiabe. Lo scritto, pubblicato nel 1670, fu illustrato da 97 tavole dovute a tre dei maggiori incisori del XVII secolo: Gilles Rousselet, François Chauveau e Israël Silvestre, al quale dal 1663 fu affidato l’incarico ufficiale di produrre la trascrizione visiva dei ballets de cour e di ogni altra festa rappresentata a corte.
Come si conveniva all’importanza del forte messaggio politico che palesava, Le Grand Carrousel del 1662 fu il più sontuoso spettacolo aperto al pubblico rappresentato durante il regno di Luigi XIV: una immensa parata di cavalli, cavalieri e loro attendenti in elaborati abiti da cerimonia romani, indiani, turchi, americani e persiani, disegnati dal grande costumista del Cabinet du Roi, Henry Gissey, forse con l’eccezione dei costumi per gli americani, a volte attribuiti a Carlo Vigarani. Sembra che siano stati impegnati tutti i maggiori disegnatori, sarti e artigiani del regno nell’organizzazione de Le Grand Carrousel, ufficialmente offerto per celebrare la nascita del Gran Delfino, ma pensato per avallare una monarchia assoluta, attraverso l'immagine simbolica del Re come Sole, e, in subordine, verosimilmente anche per impressionare Louise de la Vallière, l’amante del momento del monarca.

L’evento era stato annunciato in maggio destando grandissima aspettativa e, poiché fra i divertimenti comprendeva delle competizioni, furono subito rese note le squadre in cui erano stati divisi i 655 nobili che avrebbero partecipato alle gare. Erano stati ripartiti in cinque quadriglie ciascuna delle quali, caratterizzata da precisi colori, rappresentava, secondo l'interpretazione dell'arte barocca, una differente nazione, scelta dallo stesso Re tra "les plus celebres pour en former cinq Quadrilles, composées, ciacune d'un Chef et de dix Chevaliers avec leurs Officiers et leurs équipages" (Perrault).
Fu anche comunicato che “Le Roy, les Princes et les Seigneurs nommés s’exsercent tous les jours a courre la Bague et à faire le manége des Testes”. Dopo una giornata di prove in maggio e una in giugno, seguite da pubblicazioni che descrivevano l’impresa e annunciavano i cambiamenti, alla vigilia della festa furono pubblicati il Regolamento della Gara e l’itinerario scelto.

Le festività, arricchite da vari divertimenti, furono aperte il 5 luglio dal defilé dei partecipanti, partito dalla piazza dietro l'Hôtel Vendôme (Place des Vosges) per raggiungere lo spazio antistante le Tuileries. Alla testa del corteo cavalcavano il Duca di Grammont, Maresciallo di Francia, scelto come "Mareschal du Camp general" della manifestazione, preceduto dall'Ingegnere del Re, Gaspare Vigarani, "premier Aide du camp" del ballo equestre, accompagnati da sei Trombettieri, tre Tamburini, uno Scudiero, sei Paggi, dieci Staffieri e sedici Palafrenieri, incaricati a coppie di condurre un cavallo a mano. Il Maresciallo di Francia e i quattro Aiutanti di campo che lo seguivano erano tutti vestiti in modo superbo con versioni particolarmente ricche dei cosiddetti costumi "à la romaine", ossia dei costumi maschili da tempo in uso in teatro per danzatori e cantanti. Ispirati alle uniformi dei soldati romani, essi univano a un corpetto aderente una sorta di gonnellino, il tonnelet, ed erano completati da un elmo piumato, che citava il ritratto di Alessandro dipinto da Le Brun. Ma nel caso de Le Grand Carrousel gli abiti vennero confezionati con i materiali più preziosi e arricchiti delle più sontuose decorazioni. Ad esempio il costume del Maresciallo di Francia accostava tra loro ricami in oro e in argento su un fondo di raso rosso fiamma, tempestato, come pure gli stivali, di una quantità innumerevole di rubini; un'infinità di nastri guarniva la criniera, la coda e la bardatura del cavallo, anch'essa di raso rosso ricamato in oro e argento a grandi aquile; l'elmo, costellato di pietre, era sormontato da un abbondante piumaggio rosso-fuoco da cui usciva un'aigrette nera e, infine, il bastone di comando era interamente in oro.

Poi la parata proseguiva con le cinque Quadriglie: per prima avanzava quella dei Romani, in rosso e nero, capeggiata dallo stesso Re; seguivano i Persiani, in cremisi e bianco-argento, condotti da Filippo I Duca d’Orleans, ossia da Monsieur, il fratello del Re; per terzi venivano i Turchi, in blu e nero, col loro Imperatore, impersonato dal Principe di Condé; poi avanzava la squadra degli Indiani, coperti di piume color nero-bruno, bianco e giallo, comandata dal Duca di Enghien, mentre il Duca di Guisa era alla testa dei Selvaggi Americani, in verde e bianco, con le gualdrappe dei cavalli in pelli di leoni, leopardi e tigri. Ogni quadriglia, oltre che dal suo capitano, era formata da un aristocratico con funzioni di "Mareschal du Champ" del ballo equestre e dai nobili Cavalieri preceduti e seguiti da Trombettieri, Tamburini, Scudieri, Paggi, Staffieri, Palafrenieri con cavalli a mano e due Aiutanti di Campo, scelti tra la nobiltà.
Per avere un'idea dell'imponenza delle Quadriglie basta considerare che la sola prima metà di quella dei Romani conteneva, tra gli altri, 24 paggi e due formazioni di cavalli a mano: una di 20 e una di 50, ciascuno condotto da due Palafrenieri. Al centro della formazione cavalcava il Re, preceduto e seguito da due aristocratici con la funzione di Scudieri. Nella seconda metà della Quadriglia il Re era seguito da altri dieci nobili, i Cavalieri della Quadriglia, e dallo Scudiero recante la spada di Sua Maestà; il gruppo si chiudeva con 40 Staffieri e 20 Paggi con gli scudi e le lance dei Cavalieri della Quadriglia. Due nobili che precedevano il Re, portavano la sua lancia e il suo scudo con l'iscrizione "ut vidi, vici", scelta, come osserva Perrault, proprio in modo da rimandare al celebre "veni vidi vici" così da ribadire l'identificazione di Luigi XIV a Cesare. Sopra l'iscrizione campeggiava una versione antropomorfa del sole incorniciato dai suoi raggi splendenti.

La metafora del Re come Sole era ribadita dalla relazione dello scudo di Luigi XIV con quello di ogni Cavaliere di ciascuna Quadriglia. Lo scudo di ognuno di loro era ornato da uno stemma recante un motto e una decorazione che esprimevano la dipendenza dal sole dell'oggetto rappresentato, ossia, per metafora, l'incondizionata sudditanza del cavaliere a "Louis Dieu-donne". Lo stemma del Conte di Vivonne raffigurava uno specchio che, rilucente di luce solare, la rifletteva addirittura con maggior forza; per similitudine ciò garantiva la riconoscenza del Cavaliere a Sua Maestà per i benefici da lui ottenuti, come ribadito dall'iscrizione "Tua Munera Iacto". Sullo stemma del Conte de Saint-Agnan campeggiava un albero di lauro esposto al sole, simbolo della vittoria che, come lo stesso Cavaliere, solo al Re vuole appartenere e ciò era rimarcato dal motto "Soli". Monsieur, il solo fratello del Re, aveva scelto la luna per il suo stemma e nel motto dichiarava che, come la luna, egli stesso era "Uno Sole Minor"; le similitudini proseguivano sugli scudi di tutti e dieci i cavalieri e i capitani di ogni quadriglia.

I personaggi delle cinque quadriglie indossavano anch'essi costumi "à la romaine", ma le fogge variavano con la quadriglia stessa e, inutile dirlo, i colori dominanti in ciascuna si mescolavano a oro, argento e pietre preziose. I loro accessori e i dettagli del costume subirono i più fantasiosi adattamenti e abbellimenti.

Ad esempio l'elmetto dei Trombettieri della quadriglia dei Romani era forgiato in oro a mo' di muso di leone, sormontato da piume rosso-fuoco; le criniere dei loro cavalli erano legate con sciarpe d'argento e la bardatura del cavallo arricchita da mascheroni d'oreficeria. Anche nel caso dei Tamburini la bardatura dei cavalli era decorata da pezzi d'oreficeria e le decorazioni in oro e argento dei tamburi rosso-fiamma facevano da sfondo a una teoria di medaglioni in oro rappresentanti delle aquile; il loro costume "à la romaine" era completato da un mantello in raso rosso-fuoco, bordato da una smerlatura in oro e completamente foderato in argento. La stessa quadriglia dei Romani includeva 50 Staffieri abbigliati secondo un’interpretazione dell’abito dei littori, gli ufficiali dell’antica Roma che, portando il fascio di verghe con la scure, precedevano i Consoli e il Dittatore a piedi, sgombravano la strada e assistevano i magistrati. Il loro fascio littorio era formato da verghe d'oro legate in argento, come in oro e argento era l'elmo, arricchito di piume rosso fuoco; una grande fascia di raso rosso, ricamata a finte squame d'oro, fasciava il corpetto in argento, ricamato in oro, rifinito da spalline in oro; ancora oro e argento per i ricami del tonnelet, in raso rosso-fuoco, bordato d'oro.

Troppo ci si diffonderebbe se si volesse descrivere il costume di Luigi XIV. Basti ricordare la profusione di diamanti disseminata ad arte su broccati d'oro bordati d'argento o d'argento bordato d'oro: "i gros Diamans enchaffez dans la broderie, & bordez encore d'un rang de Diamans"; la "gorgerette...composée de quarantequatre roses de Diamans"; la "campane de Diamans remplie de pendeloques de même" che pendeva da ciascuna spallina in broccato d'argento bordato d'oro, le campane che pendevano dal tonelet e quella, enorme, che pendeva sul busto; le tre fasce di prezioso tessuto "couvertes de 120 roses de Diamans extraordinairement larges, & jointes par dedans avec trois grandes agraffes de Diamans"; "la Ceinture...composée de 54 pieces de chaîne de Diamans, d'une extraordinaire grosseur" (Perrault). L'elenco delle decorazioni preziose non finirebbe certo qui, ma interrompiamolo ricordando soltanto che sulla sella e sulle bande di broccato d'oro della bardatura del cavallo accanto ai diamanti figuravano anche rubini rosso-fuoco. Completava il costume del Re lo scudo di cui si è detto. E’ da notare che, presentandosi come imperatore Romano, Luigi XIV ribadiva la similitudine con Cesare e Cesare Augusto, dunque, con un monarca di diritto divino.

Fodere e rifiniture d'ermellino furono usate per i costumi della Quadriglia dei Persiani principalmente in raso carminio ricamatissimo, mentre quello in broccato d'argento di Monsieur, il Re di Persia, era incrostato di rubini; perle tenevano chiuso il suo mantello di broccato cremisi ricamato in argento.
Per le decorazioni della Quadriglia dei Turchi fecero la comparsa turchesi e diamanti, nonché pelli di leoni con la criniera d'oro per le gualdrappe dei cavalli degli Scudieri. Piume e perle furono riservate agli abiti degli Indiani e, per i più ricchi, anche coralli e diamanti; una vistosa acconciatura a forma di pappagallo ornava il capo dei loro Tamburini.
Al Re degli Americani, impersonato dal Duca di Guisa, fu conferito un aspetto terrificante vestendolo con pelle di drago; ciascuna delle sue due teste racchiudeva una spalla e da essa fuoriuscivano doppie maniche: la più ampia e corta in broccato verde e l'interna in tessuto d'argento tenuta ferma ai polsi da bracciali di smeraldi; nella decorazione non mancavano perle e rubini; sull'acconciatura in oro campeggiava un drago dello stesso metallo sormontato da piume verdi e bianche dalle quali fuoriuscivano tre bouquets di piume ciascuno sormontato da un'aigrette; la frusta, la coda e la criniera del cavallo erano stati modellati come ammassi di serpenti e l'animale era coperto da una gualdrappa di pelle di tigre bordata d’oro. Gli Staffieri di questa Quadriglia rappresentavano i selvaggi, ricoperti com'erano di pelli di tigre la cui testa fungeva da copricapo; Palafrenieri, vestiti da satiri e coperti di foglie di vite, conducevano cavalli trasformati in unicorni, con la gualdrappa di pelle di tigre bordata di velluto verde ricamato in oro e argento, ornata da musi di leone anch'essi ricamati in oro e cosparsi di pietre; l'acconciatura degli Scudieri era a forma di testa di drago e quella dei Paggi formata da pelliccia e una pelle di scimmia; nella Quadriglia dei Selvaggi Americani su costumi e gualdrappe abbondavano pelli di leone, di pantera, di tigre.
Dodici Staffieri, travestiti da orsi, erano condotti da altri 12, vestiti da Mori, col collo serrato in una fascia d'argento. Coperti d'ermellino bordato, che, lasciando libera una spalla, scendeva sino al ginocchio, costoro recavano delle scimmie sulle spalle.

In formazione e a ritmo cadenzato, la parata si avvicinò all’enorme anfiteatro che si apriva davanti alle Tuileries, tra le due braccia del Louvre, uno spazio che poté ospitare 15.000 spettatori, seduti su quattro ranghi di gradoni eretti per l'occasione. Si tratta del luogo che oggi prende il nome di Place du Carrousel, mutuato proprio dallo spettacolo in oggetto, ed ospita l’arco di trionfo voluto da Napoleone nel 1806. L'anfiteatro, di forma quadrata, terminava col lato d'ingresso a forma di semicerchio al centro del quale sarebbe stato lo spazio per la quadriglia del Re, mentre la altre quattro si sarebbero collocate ai vertici del quadrato. Le Regine e le Principesse poterono assistere da un palco, progettato dal Vigarani in corrispondenza del centro della facciata delle Tuileries secondo due ordini di stili, dorico e ionico, ornato di colonne e pilastri marmorei con basi e capitelli d'oro, come d'oro erano le balaustre e gli altri ornamenti. Un'iscrizione laudativa del Sovrano era scolpita nel marmo nero del frontone ornato di figure simboliche. Raggiunto l'anfiteatro davanti alle Tuileries, la prima Quadriglia cavalcò al suo esterno lungo il perimetro, sfilò davanti al palco delle Regine e Principesse per entrare nell'arena e disporsi a semicerchio col Re nel suo centro. Poi fu la volta delle altre quattro Quadriglie di compiere analoghe evoluzioni e disporsi come convenuto all'interno del quadrato. Per lasciar loro libero il passaggio la Quadriglia dei Romani si collocò di fronte al palco delle Regine eseguendo una contro-Marcia dagli schemi coreutici assai complessi. La profusione di immagini coloniali, popoli stranieri, popolazioni soggiogate e schiavi, animali selvatici intendeva accentuare l'immagine del Re come incontestato Signore del mondo conosciuto: imbrigliare costoro in una parata modellata sugli schemi gerarchici di corte significava, per metafora, che il potere regale annullava la potenziale minaccia della loro presenza; nell'anfiteatro gli eclettici partecipanti si disposero secondo schemi grafici studiati per affermare la centralità di Luigi XIV annullando la pluralità delle immagini esotiche, in evidenza durante la marcia e facendo in modo che il Re apparisse come il solo possibile legame di personaggi così eterogenei.

Nel medesimo spazio davanti alle Tuileries si svolsero i successivi divertimenti del ballo equestre a tratti accompagnati dal suono dei Trombettieri e dei Tamburini: per ben tre giorni, il 5, 6 e 7 giugno, le cinque formazioni furono impegnate in fantasiosi giochi di destrezza mutuati dai tornei medievali.
Dopo che le quadriglie ebbero assunto le loro posizioni nell'anfiteatro davanti alle Tuileries, si procedette alla prima sfida: una "Course de Testes". Questa richiedeva a ciascuna Quadriglia di impadronirsi del maggior numero di teste-fantoccio, cavalcando lungo la "barriere" che seguiva uno dei quattro lati dell'anfiteatro: correvano quattro Cavalieri alla volta, simultaneamente, scelti da Quadriglie diverse e ciascuno iniziava cavalcando lancia alla mano per accaparrarsi una Testa di Turco posata su un busto di legno dorato; poi doveva eseguire una precisa manovra, lasciare la lancia e, impugnato il dardo, tornare alla "barriere" per colpire una Testa di Moro; con un altro dardo doveva raggiungere il centro dell'anfiteatro eseguendo precise evoluzioni e lì si sarebbe riunito agli altri tre Cavalieri che erano stati impegnati in un'analoga impresa lungo un altro lato dal campo. I quattro dovevano volteggiare attorno al Marechal du Camp general per poi dirigersi, ciascuno, verso la "barriere" opposta a quella dove si era già esibito e qui catturare col dardo una Testa di Medusa retta da un Persiano e, infine, un'ultima Testa con la spada. Le infrazioni stabilite, quali la perdita di un'arma, una caduta, il cavallo al trotto, avrebbero comportato una penalità. I Cavalieri delle cinque Quadriglie e i loro Capi correvano secondo un ordine gerarchico e ciascuno gareggiò quattro volte per un totale di 44 corse. Il Re catturò tutte le sue 16 Teste, ma a volte perdendo il dardo, il che portò alla vittoria il Marchese di Bellefons, Cavaliere della Quadriglia di Monsieur. Il premio, ricevuto dalle mani del Re consisteva in una scatola ornata da tre diamanti, "mais moins precieuse ancore par sa richesse, que parsq'elle renfermoit le Portrait du plus grand & du plus accomply Monarque de la Terre (Perrault)".
Per volere del Re, il secondo giorno le Quadriglie si riunirono all'Arsenale per raggiungere l'arena davanti alle Tuileries soltanto dopo aver attraversato le più belle strade di Parigi, permettendo di godere almeno di una Marcia ai cittadini che non erano riusciti a trovar posto sulle gradinate erette attorno al campo delle sfide. Raggiuntolo, ebbe inizio una "Course de Bague". La seconda gara consisteva nell'infilare sulla punta della lancia un anello sospeso: corse una Quadriglia alla volta e a ciascun Cavaliere vennero assegnate tre possibilità di accaparrarsi un anello. Il vincitore, il Conte di Sault della Quadriglia del Principe di Condè, ricevette in premio un diamante dalle mani della Regina Madre.

Per concludere, seguendo le parole di Festa Lynn, non è forse azzardato notare che l'abbondanza di immagini esotiche offerte dal ballo equestre riflette le ambizioni coloniali e imperialistiche della Corona nel preciso momento in cui era necessario che un'economia basata sul capitale e sul commercio sostituisse quella feudale regolata dai diritti di nascita e sostenuta dalle proprietà terriere. La tassazione sull'agricoltura aveva in passato riempito le casse dello stato, ormai vuote a seguito delle spese dovute alla Guerra dei trent'anni. Alla Francia erano necessarie nuove risorse per finanziare le interminabili imprese militari contro la Spagna e queste si sarebbero potute trovare con la tassazione sulle importazioni e sul commercio marittimo. Ulteriore ragione per rivolgersi alle imprese coloniali era il desiderio di strappare alla Spagna il predominio nelle Americhe. Non è forse un caso che Le Grand Carrousel abbia avuto luogo appena prima che Luigi XIV e Colbert iniziassero a stanziare finanziamenti statali a favore di una flotta commerciale, anticipando di soli due anni la formazione delle Compagnie delle Indie. Le Grand Carrousel, con le sue immagini esotiche, annunciava l'intenzione di Luigi XIV di rivolgersi al Nuovo Mondo e solleticava le mire di nobili e mercanti ad intraprendere avventure coloniali.


Referenze
- Charles Perrault, Esprit Fléchier, Courses de testes et de bague faittes par le roy et par les princes et seigneurs de sa cour en l'année 1662, Paris, 1670. Oltre alla relazione di Perrault il volume contiene un lungo poema latino, "Circus regius", di Esprit Fléchier.

Nelle immagini
- L'ingresso delle cinque Quadriglie de Le Grand Carrousel nell'anfiteatro
- Staffieri, cavalli a mano e palfrenieri della Quadriglia degli Indiani, incisione di Israël Silvestre, colorata a mano
- Trombettieri della Quadriglia dei Romani, incisione di Israël Silvestre, colorata a mano
- Scudieri e Paggi della Quadriglia dei Turchi
- Figurino di costume per un littore della Quadriglia dei Romani, disegno, Henry Gissey (attr.)
- Il Duca di Guisa, Re dei Selvaggi Americani




ID=1776
19/7/2007
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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