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Don Chisciotte nel balletto di Francia del XVIII secolo

14 Lug
2007
23:30
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In Francia, sul finire del XVII secolo, gli spettacoli che includono la danza tra altri generi di intrattenimento cominciano a essere presentati, oltre che a corte, anche negli spazi teatrali parigini aperti al pubblico e assumono le forme di spettacolo venute a maturazione nel corso del secolo a fianco del ballet de cour, come, ad esempio, la comédie-ballet. Le recenti abitudini si consolidano in Francia nel secolo successivo, il XVIII, e non fanno eccezione i lavori coreografici, che qui interessano, ispirati al romanzo Don Chisciotte.

L’articolo Don Chisciotte nel balletto durante i regni di Luigi XIII e Luigi XIV ne riporta alcuni, rappresentati durante gli ultimi anni del regno di Luigi XIV, e ad esso si rimanda per qualche dettaglio. Tuttavia, per completezza, si ricordano anche qui la Mascarade de Don Quichotte del 1700 e la pièce teatrale con danze Sancho Pansa Gouverneur de l'isle Barataria, proposta nel settembre 1710 alla Fiera di S. Laurent. Questa è inclusa, come pezzo di teatro nel teatro, in Arlequin et Scharamouche Vendangeurs di Louis Fuzelier, un divertissement giocato su tipici intrighi della commedia dell’Arte, che conducono al matrimonio di Arlecchino e Colombina. Per festeggiare le nozze, agli sposi vengono offerte danze e la suddetta pièce su Sancho Panza, che occupa l’intero III atto del divertissement (per una breve sinossi si veda l’articolo sopra linkato). L’argomento è ispirato al più ampio episodio del secondo volume del romanzo dedicato all’incontro dello Hidalgo e del suo scudiero con un Duca e una Duchessa. Costoro, avendo letto la prima parte del romanzo, desiderano conoscere il cavaliere e ospitarlo con Sancho. I due accettano e, nel corso del loro soggiorno presso il Duca e la Duchessa, sono fatti oggetto di fantasiosi tiri burloni da parte dei due nobili: tra questi figura la nomina di Sancho a governatore dell’isola immaginaria di Barataria da parte del Duca. A tali avventure dello scudiero si rifà il pezzo teatrale, che termina con la rinuncia del malcapitato alla difficile vita di governatore e “par la danse d'un More & d'une Moresse, & par les sauts les plus extraordinaires”.

Come è stato fatto per redigere l'articolo sopra linkato, anche qui ci si lascerà guidare dall’articolo di Beatriz Martinez del Fresno, El Quijote en el ballet, reperibile anche al Centro virtual Cervantes.

L’esempio che segue è stato creato, con lo scopo di divertire, educare e far ballare il giovanissimo Luigi XV, ancora nello spirito delle comédie-ballet care a Luigi XIV. Si tratta di un genere di spettacolo che, concepito da Molière, ha dominato alla corte di Luigi XIV dal 1661 solo per un decennio, per essere poi ripreso sporadicamente, come in questo caso. Ispirandosi sia al ballet de cour che alla Commedia dell'Arte, la comédie-ballet integra il testo di una commedia con una serie di danze strutturate e coreografate in modo da avere un rapporto stretto con la drammaturgia, eventualmente facendo evolvere il racconto. Dunque la danza ha nella comédie-ballet una funzione narrativa, a differenza di quanto avviene in altre forme di spettacolo ove la funzione è prevalentemente decorativa, come accadde in numerosi ballet de cour, strutturati come una sequenza di entrée legate tra loro da una trama così esile da essere poco più che un pretesto e, comunque, essenzialmente narrata da recitazione e canto.
E’ appunto una comédie-ballet Les folies de Cardénio, commedia in tre atti e un prologo con intermedi, che debutta il 30 dicembre 1720 nel Teatro del Gran Salone delle Macchine del castello delle Tuileries, danzata dallo stesso Re Luigi XV, all’epoca appena decenne, e da aristocratici della corte. La coreografia è del celebre ballerino Claude Ballon, Maître de Danse de Sa Majesté e Compositeur des Ballets, mentre la musica strumentale, le arie liriche e le danze – pervenuteci assai frammentariamente – sono composte da Michel Richard de Lalande per essere inserite, assieme a musica di Jean Ferry Rebel, nella pièce teatrale eroicomica di Charles Antoine Coypel. Questa è ispirata all’episodio del primo volume del Don Chisciotte ove cavaliere e scudiero incontrano nella Sierra Morena il giovane Cardenio, pazzo d’amore per l’amata Lucinda e disperato per il tradimento dell’amico Don Fernando, che è riuscito a sposarla, nonostante la giovane ami ancora Cardenio. Probabilmente indebitato all’omonimo lavoro teatrale di Pichou del 1629, la pièce tratta, alternando lo stile pastorale all’esoticismo, la perdita della ragione per amore mescolandola a temi cavallereschi. Dopo il prologo che coinvolge Minerva, la Ragione, il Piacere e il Dispiacere, il Re danza la seconda entrée dei Segneurs gaulois. Il primo atto contiene un balletto che introduce su una marcia “une troupe de Masques, partagées en quatre Quadrilles, une d’Espagnols, une de Maures, une de Chinois & la quatrième d’Indiens”; successivamente sono previste una sarabanda per gli Spagnoli, bourée e ciaccona per i Mori, un minuetto per i Cinesi. Le danze del secondo atto coinvolgono pastori e pastorelle, dei quali alcuni sono cantanti, e includono, oltre a marcia e sarabanda, le principali componenti delle suite orchestrali francesi dell’epoca: musette, passepied o rigaudon, bourée, minuetti. Nel terzo atto l’unione di Imene e di Amore sfocia in un divertissement con pastori, una pastorella e un’amica di Lucinda. Come d’uso, la pièce si conclude con una festa, durante la quale il Re danza come Amore. Il lavoro, non piacendo al sovrano, è ritirato dopo la quarta rappresentazione, ma i balletti sono ripresi come intermedi di un altro pezzo teatrale, Endimion ou l'Amour vengé di Riccoboni e Dominique, rappresentato dai Comédiens Italiens.

E’ forse improprio includere in questa rassegna i due titoli che seguono in quanto non si tratta propriamente di balletti, ma di una tragicommedia e di un’opera. Tuttavia, li segnaliamo essendo stati integrati da un divertissement. Si tratta di Bazile et Quitterie, tragicommedia in tre atti in versi con un prologo e un divertissement di Gaulier, rappresentata il 13 gennaio 1723, e de La Bagatelle ou Sancho Panca gouverneur, rappresentata il 28 agosto 1727 al Théâtre de la Foire-Saint-Laurent di Parigi, opera comica in due atti con prologo, due vaudeville, un divertissement, di Tierry, con musica di Gilliers.

Si è detto che si trova nel secondo volume del Don Chisciotte l’episodio nel quale il cavaliere è ospitato dal Duca e dalla Duchessa, intenzionati a farsi beffe di lui e delle sue stranezze. E’ a questa parte che si ispira il balletto-pantomima con testi di Charles Francoise Pannard Don Quichotte chez la Duchesse, rappresentato al Teatro della fiera di S. Laurent (Opéra Comique) di Parigi il 9 luglio 1734; il balletto è introdotto da un prologo dove la Duchessa annuncia a Leonora e a Beatrice un nuovo scherzo architettato alle spalle di Don Chisciotte, al momento suo ospite. Come ultima stranezza, lo Hidalgo sta accarezzando l’idea di essere sovrano del Regno delle Carte e, così, hanno deciso di nominarlo “Sudan de l’Empire de Cartes” in una cerimonia burlesca, organizzata per prendersi gioco di lui, alla quale molti vicini hanno deciso di partecipare travestiti. Dopo che il domestico Pedrillo ha avvertito che tutto è pronto, la Duchessa si rivolge al pubblico chiedendo di accogliere con indulgenza il balletto che segue. Inizia attorno a Don Chisciotte un “Ballet bizarre….executé par des Acteurs & Actrices habillés comme sont peints les Rois, les Dames & les Valets des quatre couleurs d’un jeu de Cartes”. La coreografia descrive le numerose follie compiute dallo Hidalgo durante il suo soggiorno presso la Duchessa.

Tenendo presente la riserva avanzata sulla pertinenza a questa rassegna della tragicommedia più sopra citata Bazile et Quitterie del 1723, il primo vero e proprio balletto a portare in scena l’episodio del secondo volume del romanzo relativo alle nozze di Basilio e Quiteria (Chilteria) è forse Bazile et Quitterie su musica, perduta, di François Collin de Blamont e libretto di Greffec, rappresentato il 7 marzo 1740 al castello di Versailles.

Tre anni dopo, in occasione del Carnevale, si rinnova l’interesse per l’episodio relativo al soggiorno di Don Chisciotte presso il Duca e la Duchessa. Il 12 febbraio 1743 debutta all’Académie Royale de Musique (poi Opéra) di Parigi Don Quichotte Chez la Duchesse, balletto comico in tre atti – con ampie parti cantate – coreografia di Jean-Barthélemy Lany, futuro Membro dell'Académie Royale de Danse, maître des ballets del Re, maestro di Maximilien Gardel, su un libretto di Charles-Simon Favart, musica di Joseph Bodin de Boismortier, costumi di Louis Boquet o della sua scuola. Nel lavoro della durata di poco più di un'ora, seguito dal balletto comico degli Les Amours de Regonde ou la soiree de village di Mouret, apparvero la Camargo, Louis Dupré, il maestro di Noverre, e il celebre soprano Maria Fel. Il balletto tratta di un intrigo di sapore cavalleresco messo in scena nel teatro della Duchessa dal Duca e da sua moglie per divertirsi prendendosi gioco di Don Chisciotte e del suo scudiero. I due nobili, in abiti Luigi XV, fanno dell’eroe seicentesco del romanzo il protagonista di un divertissement offerto ai loro ospiti, i quali altri non sono che lo stesso pubblico e i coristi, in abiti contemporanei. Il Duca ritiene incrollabile la fedeltà di don Chisciotte alla misteriosa Dulcinea; invece la Duchessa, vedendone il lato ridicolo, scommette col marito che lo Hidalgo non resisterà alle tentazioni di Altisdor, una giovane del suo seguito istruita a dovere. Per stabilire chi dei due abbia ragione, i due nobili trasformano il teatro della Duchessa in una foresta, fingendo che essa sia frutto di un sortilegio del mago Aspharador, e, nel primo atto, nel fitto degli alberi fanno incontrare al cavaliere e allo scudiero Sancho la bella Altisdor, in pericolo per le minacce di un mostro, in realtà un valletto travestito. Don Chisciotte si mette al servizio della dama, sconfigge il mostro e la donna, grata al cavaliere, finge amore per lui; tuttavia Don Chisciotte, sebbene lusingato, preferisce cercare nuove avventure per meritare l’amore della sua Dulcinea. All’arrivo di una rozza contadina, Sancho finge di riconoscere in lei proprio Dulcinea, ne convince lo Hidalgo, il quale le si getta ai piedi destando la rabbia di Altisdore. Il mago Merlino, in realtà il Duca travestito o un suo servo, persuade l’eroe che quella donna non può essere Dulcinea e lo convince a recarsi nella caverna di Montesinos dove Dulcinea è tenuta prigioniera con un sortilegio, assieme a giovani amanti. Il Duca suggerisce che 3.300 bastonate alla schiena di Sancho libererebbero l’amata, ma l’espediente non sortisce l’effetto desiderato. Nel secondo atto, raggiunta la grotta di Montesinos, si presenta nuovamente Altisdor, ma nei panni della regina del Giappone, e implora il cavaliere di rinunciare a liberare Dulcinea, dichiarando che il suo amore per lui è una fiamma “trop longtemps contenue”. Nonostante il parere di Sancho, il cavaliere preferisce un più nobile destino guerriero, fomentando la rabbia di Altisdore. Don Chisciotte si lancia contro la grotta di Montesinos e affronta in combattimento un nano che si trasforma in gigante, in realtà soltanto marionette. Gli amanti, così liberati dal sortilegio, inneggiano al loro eroe, ma Altisdor ordina ai diavoli suoi servitori di condurre Dulcinea in Giappone, minaccia di trasformare Don Chisciotte in orso e Sancho Panza in scimmia. Nel terzo atto i due, trasformati in animali, raggiungono i giardini della Duchessa dove incontrano Dulcinea e il suo seguito, spaventandoli col loro aspetto. Altisdor gioisce della sua vendetta e minaccia di dar la morte a Dulcinea se non avrà l’amore di Don Chisciotte. Ma costui rimane fedele a Dulcinea. Il Duca ha vinto la scommessa con la Duchessa e, ancora travestito da mago Merlino, si fa avanti e fa concludere la farsa, fingendo di rompere l’incantesimo; Altisdor, ammirata della fedeltà di Don Chisciotte, lo incorona Re del Giappone, restituisce a Dulcinea il titolo di Regina del Giappone e tutti si uniscono in una gran festa. Lo stesso anno questo balletto è seguito da una sua parodia, Don Quichotte Polichinelle di Adrien-Joseph de Valois d'Orville al Théâtre de Marionnettes de la Foire St Germain.

Si aggiunge, verso la fine del secolo una serie di pantomime sul tema, rappresentate in svariati luoghi di spettacolo tutti di Parigi: Don Quichotte dell’ottobre 1771 presso il Colysés, sugli Champs-Élysées; Les Noces de Gamache ou une aventure de Don Quichotte di Labussière, rappresentata il 24 luglio 1778 al Théâtre de l'Ambigu-Comique; Programme des Aventures de Don Quichotte di Roger-Timothée Regnard de Pleinchesne, rappresentato il 29 agosto 1778 al Théâtre des Grands-Danseurs du roi; Don Quichotte et les noces de Gamache visto all’anfiteatro Wauxhall était sulla Rue de Bondy di Parigi il 1 ottobre 1786. Dopo il ballo equestre Aventures de Don Quichotte, svoltosi all’Amphithéâtre d'Astley (Manège anglais) il 24 novembre 1791, è la volta della pantomima buffa L'Empire de la folie ou la mort et l'apothéose de Don Quichotte del 6 giugno 1799 con coreografía di Gaston, libretto di Cuvelier de Trie e musica di Julien Navoigille e Baneux, rappresentato al Palais des Variétés.

Nelle immagini:
- Eduardo Balaca, ritratto di Cervantes
- Claude Ballon (o Balon)
- Figurino di costume da pastorella per M. Allard in Don Quichotte Chez la Duchesse del 1743, Louis Boquet o scuola
- Figurino di costume da contadino, in coppia col precedente, per Don Quichotte Chez la Duchesse del 1743, Louis Boquet o scuola

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Marino Palleschi
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