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Don Chisciotte nel balletto durante i regni di Luigi XIII e Luigi XIV

19 Giu
2007
23:31
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Il 16 settembre 1604 al romanziere, poeta e drammaturgo spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra (1547–1616) è accordato il privilegio reale che gli consente di dare alle stampe la prima parte del suo romanzo El Ingenioso Hidalgo don Quijote de la Mancha. Pubblicato nel gennaio 1605, nonostante il giudizio fortemente negativo di Lope de Vega, il lavoro ha subito ampia diffusione, come testimoniano le numerose ristampe resesi necessarie già nel primo anno di uscita: tre a Lisbona, la seconda edizione a Madrid, altre due a Valencia e ciascuna di almeno 1500 copie. Ben presto le traduzioni lo diffondono in Europa, come accadrà anche alla seconda parte del romanzo, pubblicata nel 1615. In pochi anni le avventure dello Hidalgo e del suo scudiero raggiungono un largo pubblico e il consenso che ottengono le fa diventare fonte di ispirazione per gli artisti che operano nelle più disparate forme d’arte.

I primi balletti in qualche misura connessi al romanzo di Cervantes variano molto tra loro anche drammaturgicamente, accennando ciascuno a differenti episodi trattati dallo scrittore. Alcune versioni escludono passaggi comici o grotteschi e in parecchi casi non si fà neppure menzione della storia d’amore tra Quiteria (Chilteria) e Basilio, contrastata dal goffo pretentente Camacho, ossia della vicenda, che figura nel secondo volume del romanzo, sviluppata da Marius Petipa nelle sue due versioni del balletto Don Chisciotte, ove la ragazza sarà rinominata Kitri e il rivale di Basilio avrà nome Gamache.

Una rassegna delle opere coreografiche che fanno riferimento al “cavaliere dalla triste figura”, dandogli ampio spazio o relegandolo a un’entrata o semplicemente riferendosi a personaggi o situazioni del romanzo, è presente nell’articolo di Beatriz Martinez del Fresno, El Quijote en el ballet, reperibile anche al Centro virtual Cervantes, guida preziosa per quanto segue.
Le prime appaiono in Francia addirittura nel secolo XVII sotto forma di ballet de cour, spettacoli compositi rappresentati a corte con l’intervento dei nobili, che alla danza univano recitazione, canto, musica e le più disparate forme di intrattenimento. Nei casi più fortunati, di queste rappresentazioni ci sono pervenuti, spesso parzialmente, la musica, qualche aria ed eventualmente i testi recitati, a volte pubblicati assieme alla sinossi dell’esile drammaturgia, contenente rapide descrizioni delle danze eseguite. Tuttavia, in altri casi poco o nulla sappiamo oltre al titolo della rappresentazione.

Un manoscritto conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi accenna a un Ballet de Dom Quichotte, rappresentato addirittura nel 1614, appena resa nota la traduzione francese di César Oudin della prima parte del romanzo di Cervantes e un anno prima che ne sia pubblicato il secondo volume: si tratterebbe di un lavoro creato o danzato da Sautenir, andato in scena il 3 febbraio 1614 al palazzo del Louvre a Parigi. Da un lato può stupire quanto precocemente l’opera letteraria abbia influito sulla danza e lo spettacolo in genere di una nazione straniera, la Francia. Viceversa, bisogna considerare che all’epoca si erano intensificate le relazioni fra Spagna e Francia, riprese dal 1559 quando la pace di Cateau-Cambrésis aveva sancito la fine di 60 anni di guerra tra le due nazioni, dando il via a un processo di pacificazione sigillato dai matrimoni di Filippo II con Isabella di Valois e di Emanuele Filiberto di Savoia con Margherita di Francia, sorella del re Enrico II. Chiusa la successiva parentesi di contrasti tra le due nazioni ai tempi delle guerre di religione in Francia e morto Filippo II, suo figlio, Filippo III di Spagna, ricostruisce l’amicizia con la Francia riprendendo la serie di matrimoni dinastici che culminerà nel 1615 con quello di sua figlia, Anna d’Austria, futura madre di Luigi XIV, con Luigi XIII di Borbone. L’inserimento di nobildonne spagnole nell’aristocrazia francese favorisce la diffusione e l’assimilazione della cultura iberica in Francia, come testimonia proprio il Ballet de Dom Quichotte, secondo alcuni ideato in onore di un’infanta di Spagna nell’occasione delle sue nozze con un aristocratico francese. E il balletto viene prodotto proprio in questo clima di grande avvicinamento delle due nazioni, nei primi anni di regno di Luigi XIII, un anno prima della sua unione con l’Asburgo di Spagna. Gli stessi ambasciatori francesi inviati a Madrid per scortare la futura sposa a Parigi confermano la popolarità di Cervantes in Francia allorché, prima di ripartire, rendono allo scrittore l’omaggio di una visita. Posteriore di soli tre anni all’uscita del secondo volume del romanzo, è la traduzione francese del medesimo, curata nel 1618 da Francois de Rosset.

Un secondo esempio di balletto dedicato al “cavaliere dalla triste figura”, segnalato dal Lacroix in [2], viene poi citato in [1] ed è rifacendosi a queste fonti che alcuni studiosi, nel riferire sulla rappresentazione parigina de L'Entrée en France de Don Quichot de la Manche, assegnano alla creazione una data compresa tra il 1616 e il 1625, mentre altri propendono per il 1626, comunque sempre durante il regno di Luigi XIII.

E’, invece, appena iniziato il regno di Luigi XIV quando, verosimilmente (vedi dopo) nel febbraio del 1644, durante i giorni di carnevale, il balletto Le Libraire du Pont-Neuf, conosciuto anche come Le Ballet des Romans, è rappresentato la prima volta in una casa presa in prestito per una sorta di recita pubblica. In quei giorni è poi replicato privatamente in numerose case aristocratiche, nonché, su espressa richiesta del re, al Palais Royal davanti alla corte, presso il cardinal Mazarino e di nuovo davanti alla corte al Palazzo del Lussemburgo. Di queste recite si hanno notizie in una nota in versi burleschi dedicata a Scarron, conservata alla “Bibliotèque impériale” e redatta dall’autore dei versi per il balletto. Egli stesso, rimasto sconosciuto, ma si ipotizza tentativamente sia Loret, avrebbe riunito per le feste di carnevale una numerosa troupe di danzatori per rappresentare il suo lavoro presso tutti coloro che lo desiderassero, facendo una sorta di commercio della sua opera. Basandosi su fatti riportati in questa nota è stato proposto il 1644 come anno di creazione del balletto; meno probabile il 1652, al quale porterebbe un’altra allusione del testo. I versi che accompagnano il balletto mettono assieme i personaggi più disparati grazie a un esile collante: dopo che Apollo ha celebrato il merito dei romanzi e dopo la prima entrée, quella del venditore di libri sul Ponte Nuovo, che descrive la sua professione, seguono le entrate di un gran numero di personaggi ispirati alla letteratura d’ogni genere, dai romanzi cavallereschi alle chanson de geste, dai poemi pastorali alle favole. Cantando le loro gesta si susseguono alcuni personaggi del romanzo cavalleresco Amadis de Gaula, seguiti dai cavalieri della tavola rotonda, in allusione al ciclo dei relativi romanzi d’avventura, e molti altri. Tra essi ci si limita a citare: la bella Astrée, che rievoca il suo amore per il pastorello Céladon, cantato nel romanzo seicentesco di Honoré d’Urfé; Melusina dal romanzo di Jean d’Arras; i quattro figli di Aymon, protagonisti delle avventure cantate in una chanson de geste e descritte in alcuni romanzi ad essa ispirati; l’illustre Bassa da un romanzo e una tragicommedia di Mademoiselle de Scudéry; Esopo, come emblema del genere letterario per cui è celebre. Il balletto si conclude con la diciottesima entrée per le Donne Illustri, forse metafora di una delle numerose opere all’epoca dedicate a importanti figure femminili.
Ma nel lavoro figurano anche parecchi personaggi dal romanzo di Cervantes: innanzi tutto per lo stesso Don Chisciotte (Dom Guichot) è prevista un’entrata, l’undicesima, poi il cavaliere è raggiunto da Sancio Panza, che rievoca la promessa fattagli del governatorato di un’isola in cambio dei servigi offerti allo Hidalgo come scudiero. Dopo l’entrée per Diane, ispirata al romanzo pastorale di Georges de Montemayor, tanto apprezzato da Cervantes, la tredicesima entrée è dedicata a Cardenio, uno dei personaggi della prima parte del Don Chisciotte, incontrato dal cavaliere sulla montagna Nera: secondo i versi che recita la coreografia della danza in cui è impegnato è stata concepita in modo da rivelare la sua follia d’amore. Poi sono presenti, tra gli altri, l’Algouezil, demone tormentatore dell’uomo ne Los Sueños dello scrittore spagnolo Francisco de Quevedo, ma tipicamente presente nei romanzi picareschi e citato nel Don Chisciotte, e altri personaggi dalle Novelle di Cervantes: l’Egyptienne Preciosa (la Belle Egyptienne) e il gentiluomo André.

Forse in questa rassegna non dovrebbe neppure rientrare L'Oracle de la Sybile de Pansoust, in quanto in esso Don Chisciotte è solo marginalmente menzionato dall’oracolo consultato da due cavalieri erranti alla ricerca della loro Dulcinea. Tuttavia, per completezza si ricorda che, danzato dai cortigiani della corte di Gaston d’Orleans, il balletto fu rappresentato nel 1645 all’Hôtel du Luxembourg e, poi, al Palais Royal a Parigi davanti alla reggente, Anna d’Austria, e al giovane Luigi XIV, di soli 7 anni. Tra i nobili che lo danzarono presso la corte di Gaston è citato Monsieur de Luynes; chi scrive ritiene si tratti di Louis Charles d'Albert de Luynes, figlio del favorito di Luigi XIII. Il soggetto del balletto è tratto da Rabelais: la Sibilla di Pansoust è consultata su vari problemi da amanti sfortunati, da vecchie desiderose di tornar giovani, da Panurge in dubbio sul matrimonio e da molti altri, inclusi i due cavalieri citati, che danno appunto modo all’oracolo di far riferimento a Don Chisciotte.

Sullo scorcio del XVII secolo i lavori coreografici presentati in Francia assumono anche forme di spettacolo con danza diverse dal ballet de cour, come è per la Mascarade de Don Quichotte del 1700.

Inoltre, avvicinandosi al passaggio di secolo, in Francia tali spettacoli cominciano ad essere rappresentati, oltre che a corte, anche negli spazi teatrali parigini aperti al pubblico. E’ alla Fiera di S. Laurent che nel settembre 1710 viene proposto un divertissement Arlequin et Scharamouche Vendangeurs di Louis Fuzelier, che include un pezzo di teatro nel teatro: Sancho Pansa Gouverneur de l'isle Barataria. Avvertiamo subito che questo si trova generalmente citato come Pierrot Sancho Pansa Gouverneur de l'isle Barataria, in aderenza a quanto compare nel frontespizio del libretto; tuttavia, chi scrive ritiene che tale dizione sia un refuso, che, infatti, non è ripetuto nella sinossi della scena VIII dell’atto II. Il lavoro è preceduto da un prologo ove Bacco, invocato dai bevitori, scontenti per il prezzo elevato del vino, assegna ad Arlecchino e a Scaramouche il compito di vendemmiare e prevede il matrimonio del primo con Colombina. Segue il divertissement in tre atti imperniato sui tipici intrighi della commedia dell’Arte: per obbedire a Bacco le due maschere diventano vendemmiatori presso la tenuta di campagna del Dottore, tutore di Colombina e inamorato della sua pupilla. Mentre il vecchio tenta maldestramente di mostrarsi ancora adatto all’amore, Arlecchino rivolge alla giovane una corte serrata. Segue una parodia del mito di Cadmo in cui la maschera e il suo confidente Pierrot riescono a far tagliare la barba del Dottore, e questa, seminata nel terreno, genera mostri, mentre il vecchio è tormentato da fiamme e fumo. Per riconciliarsi col Dottore, Scaramouche gli fa portare un enorme grappolo d’uva; in realtà è un travestimento di Arlecchino che ne approfitta per corteggiare Colombina sotto gli occhi del rivale. La reazione del Dottore è violenta: si appella ai vendemmiatori perché puniscano le maschere che lo hanno gabellato, ma per i suoi intrighi finisce col restar intrappolato nella sua cantina. Ne approfitta Arlecchino, che sposa Colombina intanto che il suo rivale è impossibilitato a opporsi.
Per festeggiare le nozze, agli sposi vengono offerte danze spettacolari e la rappresentazione della suddetta pièce teatrale su Sancho Panza, che occupa l’intero terzo atto e nella quale chiedono di recitare gli stessi sposi. Il lavoro si riferisce all'episodio, contenuto nel secondo volume del romanzo, del soggiorno di Don Chisciotte presso il Duca e la Duchessa, durante il quale i due si prendono gioco del cavaliere e Sancho Panza è nominato dal Duca governatore di un'isola immaginaria. Nella pièce Scaramouche invita gli abitanti dell’isola Barataria, "qui surpasse les plus belles Isles qui soient en terre ferme", a rendere onore al loro nuovo governatore, “Monsegneur Sancho Pansa”, il quale fa la sua entrata cavalcando il suo asino "Grison" e accompagnato da comici personaggi. Sancho dispensa i suoi buffi consigli alle giovani venute ad onorarlo, si gode le danze di un Arlecchino e un’Arlecchina e quella di una Spagnola, porge orecchio alle lamentele dei sudditi amministrando goffamente la giustizia. Mezzettino, Maître d’Hôtel, fa servire un pasto a Sancho da Arlecchino e Scaramouche durante il quale il nuovo governatore, controllato dal Medico Pedro Rezio, è fatto oggetto di beffe e, infine, lo stesso viene gabellato con l’annuncio di un finto attacco dei nemici e preparato per il combattimento con una corazza fatta di due assi di legno. Dopo un combattimento simulato gli viene annunciata la vittoria, ma Sancho, consapevole delle pene legate all’incarico, vi rinuncia; si rallegrano coloro che lo hanno beffato e il lavoro termina “par la danse d'un More & d'une Moresse, & par les sauts les plus extraordinaires”.

E' appena il caso di segnalare che alcuni divertissement e musica di Jean Claude Gillier arricchiscono la rappresentazione della commedia in versi Sancho Pança gouverneur di Florent Carton detto Dancourt, avvenuta il 15 novembre 1712 a Parigi al Théâtre de la rue des Fossés Saint-Germain.

Volge al termine il regno di Luigi XIV, che morirà nel 1715, e sia sotto i suoi successori che in seguito continuerà la fortuna del romanzo di Cervantes nei balletti di Francia e, più in generale, delle corti europee.

Testi citati
[1] Victor Espinòs. El Quijote en la Música. Barcelona: Instituto Español de Musicología, 1947
[2] Paul Lacroix. Ballets et Mascarades de cour de Henri III à Louis XIV (1581-1652), Genève, J. Gay et fils, 1868-70

Nelle immagini
- Frontespizio della prima edizione del Don Chisciotte
- Richelieu assiste a un ballet de cour assieme a Luigi XIII, Anna d’Austria e il futuro Luigi XIV, nella sala del teatro da lui fatto costruire con palcoscenico e proscenio al Palais Royal, 1641
- I personaggi del Don Chisciotte in una stampa del 1670
- Figurino di costume per un ballet de cour del XVII secolo
- Bozzetto per un balletto di corte

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Marino Palleschi
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