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Le Mille e... uno Schiaccianoci!

16 Dic
2004
15:29
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Narra il grande Dumas di un giorno in cui, approfittando del fatto che si fosse addormentato, fu legato ad una sedia da un gruppo di bambini che si aggirava per la casa in cui era ospite. Al suo risveglio i piccoli ricattatori pretesero, in cambio della libertà, che raccontasse loro una delle storie con cui era diventato famoso. Fu così che iniziò a narrare Lo Schiaccianoci, la favola che lui stesso aveva riadattato da un racconto di Hoffmann.
Il destino volle che la stessa favola una sera arrivasse in dono tra le mani di Căjkosvkij, il quale diversi anni dopo, su richiesta del direttore dei teatri imperiali, la musicò per essere magicamente trasformata nel balletto di Petipa e Ivanov.
La vicenda che il maestro si trovò davanti narrava la storia di una bambina e di uno schiaccianoci, un soldatino dalla faccia buffa ricevuto in dono la notte di Natale; di una guerra con il perfido Re dei topi che teneva prigioniero lo schiaccianoci; della trasformazione in principe di quest’ultimo grazie alla bimba che lo salva; di un viaggio avventuroso nel paese dei dolciumi.
Non mancavano strane incongruenze in questo soggetto anche fin troppo semplice e lo stesso Maestro se ne lamentò; in effetti veniva da domandarsi chi fosse in realtà l’amico di famiglia un po’ zio un po’ mago? E perchè la bambina lottava con i topi? E perché il passo a due lo danza la Fata dei confetti con il principe invece di Clara? Perché non si fa un minimo accenno alla storia della principessa Pirlipat e della noce dura che, presente nella favola originale, avrebbe chiarito i tanti misteri?
Vero è che al di là delle incomprensioni e delle vicende dell’epoca, dalla sera della prima al teatro Mariinskij il 6 dicembre del 1892, lo spettacolo sopravvive ancora oggi e magnificamente.
Da allora questa storia, ha continuato a suscitare la curiosità di tanti coreografi che hanno voluto confrontarsi con essa rivisitandola nei modi più diversi e fantasiosi, o lavorando al contrario per conservarne la tradizionale versione, offrendo così al pubblico, nel corso degli anni, tante riletture.
Se non possiamo raccontarle tutte, almeno possiamo citarne qualcuna.

Lopuchov nel 1923 decise di introdurre un prologo parlato e danzato acrobaticamente ripescando la storia della principessa Pirlipat e della noce dura. Creò una danza dei fiocchi di neve in stile musical, con le ballerine in gonnelle corte e calotte in testa. Clara tornò ad essere Maša (la Maria della storia di Hoffmann) e danzò il passo a due al posto della Fata confetto. Addirittura alcune danze furono eseguite solo a ritmo del metronomo, una novità assoluta per il balletto accademico.
E se invece la storia fosse stata ambientata a Pietroburgo? Così vuole una versione più vicina ai nostri giorni del teatro Mariinskij con la Fata confetto nei panni di Caterina II vestita di un bellissimo costume settecentesco. Immaginatevi invece una versione tutta nordica, dove Clara si chiama Lotte, dove lo Schiaccianoci ha una testa di capro e Drosselmeyer è lo Zio blu, la Fata confetto una governante e il principe un carbonaio. Così ce la racconta Pär Isberg. O ancora provate a pensare ad un'ambientazione in orfanotrofio londinese del periodo Vittoriano come vuole la versione di Mattew Bourne. E se di Balanchine il New York City Ballet, ad ogni fine anno, ci offre una versione più tradizionale ma spettacolare, come quella celeberrima con 39 bambini e un pezzo pantomimico originale, John Neumeier abbandona il tema natalizio per trasportare tutta la storia in un teatro d'opera dove la sorella maggiore di Clara è étoile; niente feste di Natale e dolciumi vari, ma solo il sogno di una bambina di diventare ballerina classica, incoraggiata da suo Zio Drosselmeyer che assomiglia molto a Petipa.
Mark Morris, nel suo The Hard Nut Underground, rimette in campo la storia della "noce dura" ambientando il tutto nell’America degli anni ’70. E se Clara diventa Lena, e già adulta si innamora di un soldato come vuole Cranko ? Qua la fata Fitzliputz sostituisce Drosselmeyer e i topi rapiscono Lena che sarà poi liberata dal suo amato.
E non manca infine una versione più introspettiva come quella di Bejart in cui l’autore ci racconta di sè bambino, appassionato già in tenera età della danza, che parte per un viaggio fatto di ricordi ed emozioni e con l’aiuto del suo maestro Petipa, va in cerca della dea Tersicore; la troverà in una gigantesca statua con le fattezze della sua mamma, persa quando era piccolo. Una versiona tutta rivisitata che, in omaggio a Petipa, conserva solo il pas de deux finale.

Insomma ci vien proprio da dire “ LE MILLE E UNO SCHIACCIANOCI”.
La verità è che al di là degli anni che passano e delle versioni proposte Schiaccianoci è e rimane per antonomasia la favola di Natale e non manca come ogni anno di essere, per tutti gli appassionati di danza, un appuntamento natalizio in Italia come in moltissimi teatri del mondo!
Allora che dire? Sotto l’albero di Natale fate trovare in dono ad un amico o a un parente un biglietto per il balletto; potrebbe essere un'occasione buona per avvicinare i bambini a teatro o per invitare qualcuno a confrontarsi con la danza, compiendo un viaggio in un mondo fantastico; potrebbe essere un modo simpatico di dirsi e di dirci BUON NATALE!!
 

(Nella foto: Giuseppe Picone nel ruolo del Principe Schiaccianoci)

 

 


Manuela Mulas

 

 

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