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Le Soirées de Paris di Etienne de Beaumont

10 Giu
2006
09:45
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Diaghilev coi suoi Ballets Russes aveva realizzato l'utopia wagneriana di un teatro totale, in cui ciascuna componente artistica, dalla musica alla coreografia, dalla drammaturgia alla pittura, era studiata in funzione delle altre e concorreva allo sviluppo organico di uno spettacolo unitario. Aperta la strada, negli anni '20 cominciarono a profilarsi simili proposte, anch'esse rivolte alla sintesi dei generi. Tra queste spiccano le produzioni di Ida Rubinstein e quelle dei Ballets Suedois di Rolf de Maré e Jean Borlin, particolarmente interessati all'interazione delle avanguardie pittoriche con la danza e alle sperimentazioni più disparate: con Relâche furono i primi a introdurre il cinema in un balletto.

In questo filone si inquadrano Les Soirées de Paris, organizzate nella capitale francese nel 1924 dal conte Etienne de Beaumont, mecenate, appassionato d'arte moderna e di balletto. Si trattò di una serie di proposte di avanguardia, che sarebbe potuta essere assai pericolosa per i Ballets Russes se l'iniziativa non fosse durata che lo spazio di una stagione. Le rappresentazioni, tenute al Theatre de La Cigale, furono dirette da Léonide Massine, uscito dai Ballets Russes per la prima volta da qualche anno, e si avvalsero della partecipazione di collaboratori storici dei Ballets Russes, tra i quali la ballerina Lydia Lopokova. Per scene e costumi de Beaumont si rivolse a Derain, Braque, Hugo, per l'illuminotecnica a Loie Fuller, per le musiche a Milhaud e a Satie. Il conte Etienne de Beaumont aveva commissionato a Henri Chomette e a Man Ray anche dei filmati da mostrare alle "Soirees de Paris" . Il lavoro in collaborazione fu presentato al pubblico solo nel 1926 sotto il titolo A Quoi revent les jeunes films?

Lo spettacolo di maggior rilievo fu un breve adattamento di Jean Cocteau del Roméo et Juliette di Shakespeare. L'intera azione si sviluppava in una scatola nera - tale era anche il pavimento - concepita da Cocteau con Valentine e Jean Hugo, in cui fluttuavano decorazioni lineari e colorate. I personaggi sfilavano davanti a un fondale nero indossando calzamaglie nere e costumi di Hugo di velluto nero, dipinti con tratti di gouache bianchi e di colori vivi, trattati come fossero ricami. I contorni e le decorazioni dipinte erano le sole parti del costume visibili al pubblico, grazie a un'opportuna illuminazione che esaltava i colori e alle luci rosse che, incorniciando il boccascena, rendevano invisibile ogni altra cosa. I cambi di scena venivano effettuati a vista da macchinisti anch'essi completamente in nero. Il dramma, interamente mimato e accompagnato da cornamuse scozzesi impegnate con la musica di Roger Désormière, si presentava come una perfetta sintesi di balletto e tragedia.

Fredda accoglienza da parte del pubblico ricevette Mercure, balletto di Massine su musica di Satie, costumi e sipario di Picasso. Si trattò, invece, di un capolavoro, più che altro per l'intervento di Picasso, di tale livello artistico da destare l'ammirazione dei surrealisti e di Diaghilev, che fu visto tra il pubblico applaudire freneticamente la bellezza dell'opera. Nel 1927 lo stesso Diaghilev acqusirà la produzione da de Beaumont per presentarla coi Ballets Russes. Un'interessante osservazione della critica ha avvicinato la scenografia per "Night", il primo quadro di Mercure, alla natura morta Mandolin and Guitar, dipinta poche settimane dopo la prima di Mercure. Picasso avrebbe sostituito la figura seduta sul letto della scenografia con gli oggetti di una natura morta e spostato i punti sul fondale, che simulano poche stelle, sulla tovaglia, creandone la decorazione. Interpretando la natura morta in termini antropomorfi, la chitarra posizionata verticalmente e la grande bottiglia corrispondono alla testa e alla parte superiore di un corpo, completato dal mandolino, visto come fianchi e gambe del nudo seduto sul letto nella scenografia di Mercure.

Gran parte dello scenario era costituito da strutture di fili metallici dipinti in nero, di aste flessibili e di pannelli di cartone, accorpati secondo linee curve molto morbide e superfici ondulate, in modo da evocare carri, cavalli e oggetti in assonanza col tema del balletto: episodi della mitologia greca in relazione ai vari aspetti di Mercurio. In tre quadri, pose plastiche alludevano alla figura mitologica riguardata come messaggero degli dei, come astuto ladro, come dio della fertilità e mago. Altre strutture mobili erano un doppio virtuale dei personaggi reali, i ballerini. L’artificio servì a Picasso per affrontare, in termini plastici, le domande che in quegli anni si ponevano Pirandello e i surrealisti attorno ai confini tra realtà e immaginazione. Si veda anche l'articolo Picasso, la danza e otto settimane in Italia (Parte III).

Si ricordano anche Le Beau Danube e Scuola di Ballo, capolavori di Massine, che avranno enorme fortuna nelle sue riprese per i Ballets Russes de Monte Carlo. Il primo ebbe musica di Strauss, orchestrata da Désormière, ingaggiato anche come direttore per le rappresentazioni delle Soirées. Il secondo, su musica di Boccherini, ispirato a una commedia di Goldoni, ebbe scene e costumi dello stesso de Beaumont e narra di un maestro di ballo che tenta di ingannare un impresario facendogli ingaggiare la sua peggior allieva.

Ancora Massine concepì con Salade una parata, su musica di Darius Milhaud, delle maschere più celebri della commedia dell'arte, da Tartaglia al Capitano, dal Dottore al Pulcinella dello stesso Massine, vestiti coi costumi di Georges Braque.

Il balletto Gigue si avvalse del décor di André Derain, che, davanti a una scena assai semplice e lineare, ha disposto costumi d'un fasto mai visto. Con coreografia di Massine, su musica di Bach e di Haendel, si sviluppa come una serie di danze su temi classici: un principe, scortato da due cortigiani, impartisce una lezione di danza in un parco. Quando sopraggiunge un gruppo di paesani, il principe sceglie come compagna una deliziosa contadinella, ma la principessa danza in modo così perfetto da riconquistare lo sposo, che, lasciata la ragazza del paese, torna tra le braccia della sua dama.

Nelle immagini
-Jean Hugo, figurino di costume per Lady Capuleti in Roméo et Juliette
-Pablo Picasso, Mandolin and Guitar e bozzetto per la prima scena di Mercure
-Jean Hugo, figurino di costume per un uomo al seguito dei Capuleti
-Léonide Massine in una ripresa del 1927 di Mercure

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Marino Palleschi
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