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Nureyev oltre il balletto

10 Apr
2006
00:12
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Sebbene siano ormai passati più di 13 anni dalla sua morte, il nome di Rudolf Nureyev continua ad evocare nella gente l'immagine del danzatore classico per eccellenza. Il suo mito ha scavalcato il palcoscenico, è uscito dal circolo dei conoscitori della danza e ha lasciato un segno nel tempo.
Ma come si è manifestato il fenomeno Nureyev?
Sicuramente un grande ruolo ha giocato la scelta di chiedere asilo politico a Parigi a soli 23 anni, in piena guerra fredda. Come un autentico avventuriero preferì i rischi di una vita indipendente in cui potersi mettere in gioco, perdere tutto o guadagnare tutto.
Dopo un primo contratto con la compagnia del Marchese di Cuevas, formò con Erik Bruhn, Rosella Hightower e Sonia Arova un piccolo gruppo di étoiles. Da subito gli spettacoli fecero il tutto esaurito e il gruppo venne invitato a New York. Qui gli venne offerta la prima apparizione televisiva, in cui danzò con Maria Tallchief, cui ne seguì una seconda dopo pochi mesi, in cui danzò con Lupe Serrano. Tra le due ebbero luogo le prime recite al Royal Ballet, con cui a 24 anni firmò un contratto come artista ospite.
In quel periodo pubblicò la sua autobiografia, mossa che non è eresia definire prematura. Tutte le compagnie iniziarono ad invitarlo, a contenderselo con fiumi di denaro. Di colpo divenne il danzatore che tutti dovevano vedere.
Gli anni 60 furono anni speciali, in cui il cambiamento era ovunque.
Con i suoi atteggiamenti Nureyev entrò in relazione con le nuove tendenze. La sua pettinatura era quella delle rock star, che accorrevano ai suoi spettacoli.
Acquistò la sua prima casa nei pressi di Montecarlo, per poi proseguire con la casa a Richmond Park, una tenuta in Virginia, un appartamento nel palazzo Dakota di New York, l’isola Li Galli di fronte a Positano, un appartamento a Parigi con le finestre sulla Senna, una villa ai Caraibi. Le immagini delle sue case apparvero sulle riviste di arredamento.
Era impossibile aprire un giornale senza leggere sue notizie.
Abbondavano gli scatti rubati dai paparazzi e i pettegolezzi sul suo legame con Lee Radziwill e Monique van Vooren.
Nel 1965 danzò con Margot Fonteyn alla Casa Bianca per l’ insediamento di Lyndon Johnson. Nel 1967 fu arrestato a San Francisco con Margot Fonteyn durante una festa in cui circolava droga. I due vennero rilasciati il giorno dopo su cauzione perché entrambi non erano fumatori.
I grandi fotografi lo immortalarono in innumerevoli servizi: Irving Penn, Richard Avedon, Cecil Beaton, Henri Cartier-Bresson, David Hamilton, Elliott Erwitt, Lord Snowdon. Venne ritratto con Natalia Makarova da Maxim, con Gloria Vanderbilt a El Morocco, con Elizabeth Taylor al Dorchester, con Gregory Peck, con Alain Delon, con Maria Callas, con Yves St Laurent, con Grace Kelly e con Robert Kennedy, per citare solo alcune celebrità che lo ammiravano.
Quando nel 1977 ci fu una petizione per concedere alla madre di rivederlo le firme furono quasi 200.000, tra cui tantissime di note personalità.
Tante sono le interviste televisive tra cui particolarmente brillanti quella con Dick Cavett nel 1975 e con Michael Parkinson nel 1982.
Nel 1977 prese parte al Muppet Show, in una parodia del Lago dei cigni intitolata Swine Lake in cui fece da partner a Miss Piggy, sotto le cui vesti si celava il ballerino Graham Fletcher. Nel 1987 partecipò ad una puntata del programma televisivo Dame Edna Experience, facendo da cavaliere al presentatore vestito come una drag queen.
Tutto ciò contribuì a fare di Nureyev una leggenda, però facilmente accessibile in modo da avvicinare nuovo pubblico al balletto.
Nessuno stile lo spaventava e, mettendosi in gioco in ruoli lontani dalla sicurezza del repertorio classico, volle danzare tutto: Roland Petit nel 1966, Rudy van Dantzig nel 1968, Paul Taylor e Jerome Robbins nel 1970, Maurice Béjart e Glen Tetley nel 1971, José Limon nel 1972, John Neumeier nel 1974, Martha Graham e Murray Louis nel 1975, Birgit Cullberg nel 1979, Louis Falco nel 1983, David Parsons nel 1986. I ruoli creati per lui non sono più in repertorio, tranne “Marguerite and Armand” di Ashton, da 6 anni tornato sulle scene. I “Canti di un giovane errante” sono stati affidati al duo Hilaire-Legris per qualche rappresentazione. Gli altri titoli sono tutti spariti, non solo perché cuciti addosso a Nureyev ma anche perché non erano lavori ispirati.
Nel 1980 gli venne conferita la laurea honoris causa in Arti dello spettacolo a Filadelfia. Nel 1981, dopo essere stato apolide per 20 anni, prese la cittadinanza austriaca. Dal 1983 al 1989 diresse il Balletto dell’Opéra di Parigi.
Nureyev aveva una gran passione per il cinema e non poteva mancare un'esperienza da attore. Il primo film risale al 1972, s’intitola “I am a dancer” e raccoglie alcuni brani danzati collegati da scene delle lezioni e delle prove. Il regista Pierre Jourdan proveniva da un’esperienza come danzatore e si era già fatto le ossa filmando opere e balletti. Nureyev volle assolutamente come partner Lynn Seymour che stava attraversando un periodo di crisi personale e professionale. Il risultato fu un film poco coraggioso, niente più di un documentario.
Poi nel 1976 ci fu “Valentino” di Ken Russell. Inizialmente Nureyev avrebbe dovuto interpretare Nijinsky e non il protagonista. Il racconto della vita del divo italiano è costantemente in bilico tra cinema e danza: belle sequenze di tip tap, un magico tango con Anthony Dowell nel ruolo di Nijinsky, riferimenti al suo Fauno, una recitazione che va sopra le righe con ironia e si spinge fino al nudo integrale che costò il divieto ai minori.
Nel 1981 Nureyev girò il film per la televesione “Venezia, carnevale, un amore” di Mario Lanfranchi con Carla Fracci. E’ la storia di una coppia di insegnanti in gita scolastica con gli alunni a Venezia nei giorni del carnevale. Alla realtà subentra il sogno e i due si ritrovano ad un ballo in maschera. Nello stesso anno ci fu il film drammatico “Exposed” di James Toback con Nastassja Kinski e Harvey Keitel in cui interpretò il ruolo di un violinista, il cui passato lo spinge a vendicarsi di un terrorista coinvolgendo una top model. Il finale è senza scampo per entrambi gli antagonisti.
La vita di Nureyev ispirò a Claude Lelouche la scena della fuga in aeroporto nel suo film “Les uns et les autres”, distribuito in Italia col titolo “Bolero”. Il primo disco risale al 1975.
Interpretò il soldato nel Soldier’s Tale di Stravinsky, assieme all’attrice inlgese Glenda Jackson. Nureyev approdò al musical in uno speciale tv condotto da Julie Andrews e poi nel 1989 con “The King and I” in coppia con Liz Robertson. Qui dovette confrontarsi con Yul Brynner nel ruolo che lo aveva reso immortale.
Oltre a recitare e ballare dovette imparare a cantare, anche se c’erano solo due canzoni importanti, la prima con una tessitura particolarmente difficile e la seconda affrontata in un misto di voce impostata e di voce naturale. Infine la direzione d’ orchestra. A fine 1990 cominciò gli studi e sei mesi dopo debuttò a Vienna. Si cimentò in vari concerti a Ravello, Atene e altre città europee, fino ad arrivare a dirigere nel 1992 ”Romeo e Giulietta” al Metropolitan di New York in un gala dell’American Ballet Theatre con Guillem e Hilaire nei ruoli principali. Un paio di mesi dopo diresse a S. Francisco il suo ultimo concerto.
Nella sua breve vita è come se in realtà avesse vissuto tante esistenze, con una curiosità vivace, una volontà ferrea, una confidenza assoluta in se stesso, evitando sempre la routine.
L’ampiezza delle attività di Nureyev sta a dimostrare la sua dimensione di star internazionale il cui nome echeggia in campi estranei al balletto, senza che quest’arte venisse tradita, anzi creando le proprie coreografie e andando in scena quasi ogni sera, arrivando a dare fino a 249 spettacoli nel solo anno 1980.
 

Nelle immagini: Rudolf Nureyev impegnato nelle scene del film "Valentino" (nella seconda immagine discute col regista Ken Russell un ciak per la scena del Fauno.

 


Susanna Sabato

 

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