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Scene e costumi di una belva

16 Ago
2005
11:22
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Al Salone d'Autunno parigino del 1905 la VII sala ospitò una trentina di quadri di inedita ferocia cromatica. I colori forti, contrastanti, stesi in larghe pennellate erano la risposta al movimento pointilista, che aveva polverizzato in minuscoli grani di colore tenue la luce catturata sulla tela dai primi impressionisti. Per contrasto, al centro della sala erano collocate due sculture delicate, candide, levigate.

"Donatello tra le belve" commentò con spregio Louis Vauxelles, critico d'arte, liquidando così l'impiego apparentemente selvaggio del colore, proposto da André Derain, da Henri Matisse e da un altro gruppetto di pittori di avanguardia, che, da quel momento, si fecero chiamare con l'epiteto coniato da Vauxelles: "le belve", i "fauves".

Dopo una decina d'anni, nel primo dopoguerra, Derain si è affermato come figura di spicco del movimento fauvista, si è rivolto a una pittura attenta ai valori classici, manifesta un grande interesse per il teatro: scrive testi, crea scene e costumi per Paul Claudel. Il primo dopoguerra è anche il momento per Diaghilev di abbandonare una concezione interamente russa delle sue produzioni, per seguire una linea artistica di ampio respiro, rivolta alle avanguardie internazionali sia in campo musicale che in quello pittorico.


A Derain non tarda ad arrivare la prima commissione per i Ballets Russes: il décor per la Boutique Fantasque, che sarà presentato a Londra nel 1919. Il balletto ha una storia lunga e curiosa: l'antecedente è un gioiellino rimasto per molti anni in repertorio all'Opera di Vienna dove aveva debuttato nel 1888. In breve, la visita di una famiglia russa e di una inglese a un negozio di giocattoli è il pretesto che cuce assieme le esibizioni di ballerini nella parte di bambole meccaniche, mostrate dal negoziante ai possibili acquirenti. Nella seconda parte la perfezione degli automi insinua il dubbio che i giocattoli siano dotati di una natura quasi umana. Nel 1903 lo Zar ne commissionò una nuova produzione, dal titolo La Fée des Pupees, per una sola rappresentazione al teatro dell'Hermitage. Contro ogni aspettativa la coreografia non venne chiesta a Petipa, ma ai fratelli Legat, che aggiunsero pezzi musicali di vari autori alla musica originale di Bayer e arricchirono il libretto e i numeri coreografici. Il successo fu tale che il lavoro venne ripreso immediatamente al Marijnsky. Leon Bakst si era distinto a tal punto nella creazione dei costumi che 12 bozzetti vennero riprodotti come soggetti di cartoline da vendersi a beneficio della Croce Rossa di Sant'Eugenio. Il corpo di ballo era costituito da allievi delle scuole imperiali: tra essi Nijinsky e la sorella, allora di tredici e dodici anni rispettivamente.


Il tema era così popolare da suggerire a Diaghilev di riprendere il soggetto. Ne affida la coreografia a Massine, usa musica di Rossini, che fa orchestrare a Respighi. Derain si sbizzarrisce a creare costumi per re e regine di un mazzo di carte, per un gruppo di cosacchi, per i danzatori di tarantella, di mazurka e per quelli di can can, che, alla fine, ormai innamoratisi, fuggiranno con la connivenza degli altri giocattoli per non essere acquistati separatamente. L'interno rosso-arancio del negozio si apre attraverso due ampie vetrine e la porta d'ingresso sulle tinte fredde che raggelano un canale del delta della Neva a San Pietroburgo.


Sarà ancora Derain a ridisegnare il décor per la ripresa di questo balletto, con coreografia di Lifar, nel 1950 all'Opéra di Parigi. Dopo il fasto inaudito dei costumi di Gigue, che Derain dispone contro una scena semplicissima, nel 1925 il pittore torna a lavorare per Diaghilev nella suite di danze Jack in the Box di Balanchine-Satie. Egli utilizza quanto aveva già pensato per uno dei tanti spettacoli programmati con Satie in un periodo di fitti incontri, ma mai rappresentati per la morte del musicista. Le fotografie di scena di Man Ray testimoniano le tangenze con la Revue Nègre messa in scena solo pochi mesi prima da Joséphine Baker.

Il pittore è appassionato d'opera, colleziona strumenti musicali e li suona un po' tutti, anche se in modo maldestro. La sua cultura vasta ed eclettica influisce sul contributo al balletto, che spesso non si limita al risvolto pittorico. Ad esempio egli troverà l'argomento e scriverà il libretto per i tre balletti di Balanchine: La Concurrence del 1932, Songes e Fastes dell'anno successivo.

Di più: a proposito del primo, basato sulla comica rivalità di due sarti che hanno le botteghe contigue, suggerisce a Kochno di mostrare i suoi bozzetti ad Aurich perché, nel comporre, associ a ogni figura uno strumento: i flauti alle ragazze, le trombe ai due negozianti, i violini alle coppiette.

Per Fastes Derain sceglie come argomento i lupercali, la celebre festa annuale romana. Questa gli consente di scatenarsi col verde per i geni dediti a ogni eccesso, coi gialli per i grassi buffoni e di stemperare l'orgia di colori col bianco virginale dell'abito della ragazza alla ricerca affannosa di un amante. Sia il libretto che le fogge dei costumi risentono dell'interesse dell'artista per la mitologia e i riti, interesse in linea con la passione per bronzi e terrecotte arcaiche, dei quali è raffinato collezionista.


Il senso magistrale di Derain per il colore esplode in accostamenti felicissimi nel bozzetto per la Fata dei Fiori in Les Songes, mentre sboccia in un'armonia di sfumature freschissime allorché il pittore crea i costumi dei personaggi della commedia dell'arte che animano Salade. Lo stesso Lifar che cura la coreografia della ripresa del 1935 del balletto giudica il contributo di Derain uno dei più funzionali alla simbiosi di décor e movimento.

Seguono L'Epreuve d'Amour nel 36, Harlequin in the Streets l'anno successivo, ripreso al Sadler's Wells. Qui nel 48 con Mam'zelle Angot il pittore ricreerà l'atmosfera della Prigi durante il Direttorio. La creazione del 1948 Que le Diable l'Emporte per Les Ballets de Paris di Roland Petit è un ulteriore esempio significativo del contributo di Derain, oltre che al décor, anche ad altre componenti del balletto. A questo proposito lo stesso Petit ebbe a osservare: "Derain, lui, ha fatto tutto. Ha scelto musica e orchestratore. Ha scritto l'argomento del balletto per finire col fare ciò per cui aveva del genio, ossia scene e costumi."


L'impegno del pittore per il balletto si conclude con il décor per Les Femmes de Bonne Humeur per Le Grand Ballet de Monte Carlo du Marquis de Cuevas, per La Valse e per la ripresa del 1950, alla quale, si è accennato in precedenza. Tuttavia continua l'impegno per il teatro: alle precedenti messe in scena di due pièces, aggiungerà ancora quella di opere liriche, che, assieme ai 13 balletti ricordati e ai numerosi lavori mai realizzati, collocano il lavoro di Derain per lo spettacolo in una posizione di tutto rispetto nell'ambito della sua produzione.

Fonti letterarie e iconografiche
-André Derain et la scène, cahiers d'un exposition, 51, Biblioteque nationale de France, 2005
-Programme Officiel, Ballets Russes, stagione 1919-1920
-Programme, Jubilee season, Royal Opera House, Col. W. de Basil's Ballets Russes, 1935
-Alexander Schouvaloff, The art of Ballets Russes, Yale Univ. Press, 1997

Nelle immagini
-André Derain, figurino di costume per la Fée des Fleurs in Les Songes
-André Derain, bozzetto per la scena di La Boutique Fantasque
-David Lichine e i cosacchi ne La Boutique Fantasque
-Alexandra Danilova e Stanislas Idzikovsky in Jack in the Box, Photo Man Ray
-André Derain, bozzetto per il sipario de La Concurrence
-André Derain, Figurino di costume per Fastes

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Marino Palleschi
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