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Uno sguardo sugli anni russi dei Ballets Russes (Parte II)

29 Mag
2005
02:52
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Nell’inverno del 1909 Diaghilev pianificò la prima stagione di balletto con consulenti prevalentemente scelti tra gli esponenti del movimento artistico russo “Il Mondo dell’Arte” (Mir Iskusstva).

Li aveva conosciuti in gioventù, quando si era trasferito, diciottenne, a San Pietroburgo per i suoi studi universitari. Qui fu subito accolto nella compagnia del cugino, Dimitri Filosofov, col quale avrebbe avuto una relazione. I giovani avevano costituito un vero e proprio circolo culturale e, sotto il nome di “Pickwickiani di Nevsky”, si riunivano periodicamente per approfondire le loro conoscenze musicali e pittoriche. Fu così che Diaghilev si legò ai suoi futuri collaboratori: a Walter Nouvel –in seguito manager e consulente musicale dei Ballets Russes- a Konstantin Somov, all’epoca amante di Dimitri e ai tre futuri pittori Alexandre Benois, Nikolaj Roerich, Léon Bakst, ai quali avrebbe affidato il décor delle sue produzioni fin verso il 1914.


Diaghilev aveva già richiesto la loro collaborazione in diverse occasioni antecedenti le prime Saisons Russes, per tutte quelle attività organizzative svolte in patria alle quali si è accennato in precedenza. Queste esperienze servirono a tener unito un gruppo di artisti, abituandoli a lavorare assieme secondo i dettami del movimento artistico “Il Mondo dell’Arte” in cui, in seguito, si era inquadrata la loro produzione pittorica. Questa proponeva libere ricostruzioni storiche venate di surreale, destinate a riapparire nei libretti e nelle ambientazioni dei balletti loro commissionati.

Per Benois è breve il passo dagli acquarelli ambientati nella Francia del 600 e del 700, dai quadri dedicati ai giardini di Versailles alla grazia cortigiana dell’epoca del Re Sole proposta nel Pavillon d’Armide. Analogamente le sue gouaches ispirate alla commedia dell’arte e a momenti di teatro preludono ai futuri bozzetti per Petrushka; lo stesso burattino, nelle intenzioni di Benois, sui pantaloni di Arlecchino indossa la blusa di Pulcinella.

Anche i costumi di Bakst per Carnaval riflettono il suo gusto per le maschere italiane e le damine, condiviso da altri esponenti del movimento, quale, ad esempio, Konstantin Somov. Un altro tema caro a Bakst è l’antica grecia: le suggestioni già apparse nel suo “Terror antiquus” riaffioriranno in Daphnis et Chloé. Invece le atmosfere orientali di Shèhèrazade, definite da inconsueti accostamenti di colori puri, rivelano un interesse nuovo, non riscontrabile nella precedente produzione pittorica.


La pittura di Roerich aveva riproposto la Russia pagana attraverso un forte simbolismo e effetti di colore. Il medesimo clima intensamente primitivo ritorna nei suoi bozzetti per le Danze Polovesiane e Le Sacre du Printemps. La giovane che scruta l’orizzonte nel suo “Verso terre lontane” sembra che indossi il costume dell’eletta. Analogamente l’interesse di Alexandre Golovine, Biblin e dello stesso Benois per la Russia medioevale era già apparso nella produzione parigina del Boris Godunov.

Questi esponenti dell’avanguardia russa non si occuparono soltanto di scene e costumi delle prime produzioni dei Ballets Russes, ma sovente ne proposero anche la drammaturgia, scrivendo libretti in cui riaffioravano antiche fiabe, leggende e usanze tratte dal loro folklore, come nell’Oiseau de Feu o in Petrushka, o emergeva la visione russa delle atmosfere orientaleggianti. Per queste ragioni i primi anni d’attività dei Ballets Russes sono a volte chiamati “anni russi”. Lifar addirittura li vedeva come una fase del movimento artistico “Mir Isskustva”.


A giustificare ulteriormente il nome di “anni russi” dei Ballets Busses dato al periodo 1909-1914, si aggiunge il fatto che, oltre ai pittori, anche gli altri collaboratori fino allo scoppio della prima guerra mondiale furono, per scelta di Diaghilev, quasi esclusivamente suoi compatrioti. Il maestro Cecchetti e Jean Cocteau costituirono le sole eccezioni di rilievo. D’altra parte Diaghilev aveva inziato la sua avventura in occidente animato proprio dal desiderio di diffondere la cultura e l’arte della sua patria e ciò fece prevalere nelle creazioni l’ispirazione al loro mondo o un’interpretazione russa della cultura occidentale.

Gli orientalismi che dominavano le ambientazioni delle prime produzioni furono assecondati dal colorismo strumentale dei compositori russi, quali Tcherepnin (Pavillon d’Armide); Borodine (Danze polovesiane); Rimsky-Korsakov (Shéhérazade, Le coq d’or). Ad essi si deve aggiungere Stravinsky nella sua prima maniera, ancora attenta alle suggestioni popolari e folkloristiche. Eccezione, in campo musicale, al prevalere dell’arte russa furono le atmosfere calde e sensuali della musica francese di Debussy (L'Aprés-midi d'un Faune, Jeux) e di Ravel (Daphnis et Chloé).

Anche la coreografia è nei primi anni appannaggio di compatrioti. Inizialmente il coreografo principale dei Ballets Russes fu Fokine, già distintosi al Marijnsky per il suo spirito innovatore. La rielaborazione di Chopiniana, che Diaghilev presenterà col titolo Les Sylphides, fu la premessa alle sinfonie concertanti per la perdita della trama appena accennata e per la cristallizzazione di uno stile, quello romantico, in moduli astratti di danza accademica. Proposta nuova fu pure L’Oiseau de feu, anche se la creazione si agganciava alla tradizione ottocentesca: al Lago dei Cigni con la donna-uccello e le principesse prigioniere; a Giselle con la danza inarrestabile; alla Bella addormentata con i sortilegi. Innovativa era però la drammaticità espressionista con cui si comunicavano le emozioni. Ma la pietra miliare nella riforma di Fokine fu probabilmente Petrushka, col quale il maestro dimostrò che la danza è in grado di rappresentare i profondi meandri della psiche più complessa, anche di quella che trascende l’umano.


Ben presto però Diaghilev volle avviare Nijinsky alla creazione coreutica. Ne L’Après-midi d’un faune Nijinsky alluse a pulsioni animalesche proponendo un incedere antiaccademico e pose spigolose ispirate ai bassorilievi greci, ma completamente rielabolarate. In Jeux unì tecnica accademica e gestualità libera, aprendo la strada alle sintesi di movimento libero e danza accademica proposte da Joos e Kylian. Nel Sacre du Printemps con l’uso dell’en dedans, dei disequilibri e dei salti selvaggi, Nijinsky ricreò paure primordiali e libertà primitiva.

Entrambi reagirono al passato ricercando forme nuove di movimento: Fokine rielaborando la danza accademica o il folklore, Nijinsky, invece, creando linguaggi lontani da quelli precostituiti.

I primi anni dei Ballets Russes segnano pure il tramonto della ballerina ottocentesca e il ripristino della danza maschile, favorito dalla presenza in compagnia di artisti di forte tecnica e grandi doti interpretative. Tra essi Fokine, Bolm e Nijinsky, col quale Diaghilev aveva una relazione. Sul versante femminile vanno ricordate Pavlova (la I stagione), Karsavina, Schollar e Ida Rubinstein per le qualità attoriali. Ancora artisti russi e formati alle scuole dei Teatri Imperiali; soltanto molto tardi Diaghilev accoglierà ballerini usciti da altre scuole e, comunque, in misura ridotta.

Nei primi tempi di attività dei Ballets Russes questi giovani emergenti dipendevano dai teatri Imperiali e Diaghilev poteva scritturarli solo per i mesi estivi di ferie. Ben presto molti lasciarono il Marijnsky per aderire alla avventura proposta dall’impresario, che poté così dare un assetto stabile alla compagnia.

Soltanto dopo il 1914 Diaghilev sceglierà una linea artistica cosmopolita, iniziando a collaborare con gli esponenti delle avanguardie internazionali alle quali si è accennato in precedenza e associando alla compagnia, oltre a pittori della Scuola di Parigi, anche musicisti francesi, spagnoli, italiani. I coreografi saranno ancora russi, ma, reclutati giovanissimi, si formano sotto la guida dello stesso Diaghilev, come Massine e Lifar.
Nel 1929 l’inattesa morte di Diaghilev mise fine al mirabile progetto che, anche per la proposta di forme nuove di movimento, di fatto aveva reinventato questo genere di spettacolo.

Nelle immagini:
-Prove durante la stagione 1910 dei Ballets Russes, Stravinsky (seduto al piano), Fokine (appoggiato al piano con uno spartito), Karsavina (a destra), (particolare);
-Alexandre Benois: I giardini di Versailles; bozzetto per Le Pavillon d'Armide;
-Léon Bakst: Terror Antiquus; bozzetto per Daphnis et Chloe (particolare);
-Nikolai Roerich: Verso Terre Lontane (particolare);
-Vaslav Nijinsky.

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Marino Palleschi
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