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Claudio Coviello racconta ARTFEST

Portare la danza in Basilicata e sostenere i giovani talenti

Dall’1 al 6 agosto, Venosa ospita ARTFEST, una settimana dedicata alla danza, tra lezioni, incontri e spettacoli. Il primo ballerino del Teatro alla Scala Claudio Coviello, direttore artistico dell’evento, ci racconta come è nata questa bella iniziativa

23 Lug
2018
11:30
  • Claudio Coviello © Brescia e Amisano
    Claudio Coviello © Brescia e Amisano
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Claudio Coviello, primo ballerino del Teatro alla Scala, è tra gli ideatori di ARTFEST, festival delle arti coreutiche che si svolgerà dall’1 al 6 agosto a Venosa, non lontano dalla sua città natale, Potenza. Una settimana all’insegna della diffusione coreutica e della formazione che richiamerà docenti e danzatori di fama internazionale in Basilicata con l’obiettivo di sostenere nella formazione e avviare al professionismo giovani aspiranti danzatori. «Tutto è nato da una chiacchierata, l’estate scorsa», ci racconta il danzatore scaligero. «Io e Walter Madau (che, con Coviello e Carmen Vella, è direttore artistico della manifestazione, ndr) eravamo a Venosa e, facendo un giro nel borgo con due nostri amici che hanno una scuola di danza, abbiamo pensato che sarebbe stato bello organizzare un evento di danza in Basilicata, dove quest’arte non ha molta visibilità. Sarebbe stata l’occasione giusta per promuovere la danza e per far conoscere Venosa, un borgo molto carino. In più, io sono lucano, quindi era il connubio perfetto».

Da questa chiacchierata è nato non semplicemente uno stage ma un evento dedicato alla danza che, pur essendo alla prima edizione, ha già raccolto il sostegno di teatri e centri di formazione di altissimo livello quali il Teatro alla Scala e il Centre International de Danse de Cannes Rosella Hightower...
«Devo dire che in pochi mesi, grazie anche a Carmen Vella e Piergianni Manca, il tutto è stato reso concreto. Tutti e quattro abbiamo messo le nostre idee e così è nato questo progetto che, da uno stage di danza, è diventato un vero e proprio festival.
Dura una settimana, dall’1 al 6 agosto, e oltre alle lezioni per i ragazzi ogni sera sono previste serate di intrattenimento. In apertura ci sarà uno spettacolo di Michele Merola e in chiusura un gala in cui mi esibirò anch’io con altri danzatori. Tra gli altri appuntamenti, il 2 agosto ci sarà un incontro con Patrizia Manieri, già étoile del Teatro San Carlo di Napoli, che è originaria di Venosa. Stiamo cercando proprio di far conoscere la danza in Basilicata. Il Consorzio Teatri Uniti di Basilicata ci sta dando grande sostegno e So Dança sarà uno dei nostri sponsor principali».

Come sono organizzate le lezioni?
«Ci saranno lezioni di classico, di repertorio, di punte, di contemporaneo con Michele Merola e poi abbiamo invitato Roberto Cerini che usa il nuovo metodo Blackroll: si tratta di rulli che, usati in un certo modo, prevengono gli infortuni, scaldano i muscoli. Abbiamo pensato che fosse una cosa carina da far conoscere anche ai ragazzi.
In più ci saranno alcune masterclass, io la terrò il 2 agosto, che prevedono anche l’assegnazione di borse di studio per la Scuola del balletto di Roma, Agora Coaching Project (MMContemporary Company) e il Centre International de Danse de Cannes Rosella Hightower».

ARTFEST si concluderà il 6 agosto con un gala che ti vedrà in scena accanto a stelle del balletto provenienti da importanti compagnie di danza. Ci puoi già anticipare qualche nome?
«Il gala si intitola Invito alla Danza. Del Teatro alla Scala saremo io e Vittoria Valerio, Marta Gerani e Christian Fagetti, poi Susanna Salvi e Michele Satriano dell’Opera di Roma, e Petra Conti. È un grande onore anche per la Basilicata accogliere artisti di questo livello. Il programma spazierà dal repertorio più classico a quello contemporaneo. La location sarà suggestiva perché lo spettacolo si terrà all’interno del castello di Venosa».

Come primo ballerino del Teatro alla Scala, seppur molto giovane, in qualche modo senti la responsabilità di sostenere i giovani che vogliono intraprendere il tuo stesso percorso professionale?
«È una cosa che mi interessa molto anche perché, quando ero più piccolo, mi sarebbe piaciuto essere in vacanza ma avere la possibilità di studiare con insegnanti validi provenienti da grandi accademie. Ho pensato che per i ragazzi della Basilicata, ma non solo, sarebbe stato utile cominciare ad avere anche qui, nella nostra terra, un progetto così grande, che spero diventi sempre più grande. Ci sono tanti stage, ma spesso sono tenuti da ballerini provenienti da altri ambiti, per esempio la televisione. Magari sono più ambiti dai ragazzi, però in questo modo facciamo conoscere veramente quella che è la realtà del teatro».

È la prima volta che ti confronti con l’insegnamento?
«Ho già fatto diversi stage, però sempre nella mia scuola a Potenza, così in grande non ho mai avuto occasione. Mi piace trasmettere ad altri quello che ho imparato finora, aiutare i ragazzi più giovani».

Nel corso dei tuoi studi hai avuto una figura di riferimento, qualcuno che ti ha sostenuto e guidato?
«Ho avuto diversi punti di riferimento durante il mio percorso di studi e poi durante la mia carriera. Ognuno di loro è stato fondamentale perché penso che ogni allievo debba avere più punti di riferimento per poi trovare se stesso».

Da molti anni hai lasciato Potenza e la Basilicata per inseguire il tuo sogno: è stato difficile lasciare la tua terra e che cosa ti manca di più?
«Ho lasciato Potenza quando avevo dieci anni, quindi ero molto piccolo. Ci ho lasciato il cuore, soprattutto per la mia famiglia, perché allontanarmi dai miei genitori, da mio fratello, dai miei amici a dieci anni non è stato così facile. Ho avuto comunque la fortuna di andare a Roma e di essere accompagnato dai miei nonni, quindi non sono stato totalmente da solo e ho sentito meno la mancanza della mia famiglia rispetto ad altri che si allontanano e vanno in case famiglia. Ognuno è legato alle proprie origini e ci torno sempre con piacere».

Quali sono le qualità essenziali per diventare un danzatore professionista e quali consigli daresti a un giovane che voglia intraprendere questa strada?
«Le qualità fisiche sono importanti, ma più importanti sono la passione, la determinazione e la voglia di migliorarsi nonostante le tante difficoltà che si incontrano durante il percorso di studi ma anche quello professionale. Il mondo della danza è meraviglioso ma è pieno di sacrifici, difficoltà. Tutti i giorni sono davanti a uno specchio, da quando ho dieci anni, quindi sono ipercritico con me stesso, ma questa è la cosa che porta a migliorarti. Ci vuole una forte determinazione per andare avanti ma le fatiche poi sono ripagate».

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