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Giovanna Palmieri

Y Generation: la danza per e con i ragazzi

Prende il via tra pochi giorni a Trento Y Generation, una rassegna in cui bambini e giovani sono spettatori e attori di proposte costruite per e con loro. Ce ne parla la direttrice artistica Giovanna Palmieri

15 Ott
2018
09:08
  • Il laboratorio a cura della compagnia Abbondanza/Bertoni
    Il laboratorio a cura della compagnia Abbondanza/Bertoni
  • Tetris della compagnia ARCH8 © Jeroen Bosch
    Tetris della compagnia ARCH8 © Jeroen Bosch
  • #fomo della compagnia austriaca Hungry Sharks © Andrea Macchia
    #fomo della compagnia austriaca Hungry Sharks © Andrea Macchia
  • Genoma scenico di Nicola Galli al Muse di Trento
    Genoma scenico di Nicola Galli al Muse di Trento
  • Uccello di Fuoco di Teatro Gioco Vita © Serena Groppelli
    Uccello di Fuoco di Teatro Gioco Vita © Serena Groppelli
  • Pop up garden dei TPO © Davide Venturini
    Pop up garden dei TPO © Davide Venturini
  • Da dove guardi il mondo? di Valentina Dal Mas © Stefano Vaja
    Da dove guardi il mondo? di Valentina Dal Mas © Stefano Vaja
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Dal 17 al 20 ottobre torna a Trento Y Generation, festival di danza e teatro danza per le nuove generazioni, giunto quest’anno alla terza edizione, promosso dal Centro Servizi Culturali Santa Chiara con la direzione artistica di Giovanna Palmieri. Un festival che unisce alla ricca programmazione di spettacoli – con la partecipazione di compagnie e artisti italiani e internazionali – una sezione dedicata alla formazione, con laboratori, tavole rotonde e un convegno che coinvolge artisti, operatori, educatori e pubblico attorno a una domanda fondamentale: che cosa significa, oggi, fare danza per e con i ragazzi? Una domanda che ci ha fornito lo spunto per una chiacchierata con Giovanna Palmieri, direttrice artistica del festival.

Giovanna, Y Generation rappresenta un unicum nel panorama dei festival di danza in Italia. Da dove nasce l’idea di rivolgersi alle nuove generazioni?
«Il festival nasce proprio dal bisogno di interrogarci su che cosa significa danza per ragazzi nelle produzioni e anche nella formazione, soprattutto nella nostra società digitale. Che significato ha il movimento del corpo nel linguaggio della danza, nelle sue varie sfaccettature, per bambini, ragazzi e giovani, quindi per diverse fasce d’età. Cerchiamo di capire che cosa distingua la percezione che hanno i bambini molto piccoli dalla curiosità e dalla percezione che hanno i ragazzi e i giovani della danza: che cos’è la danza per loro? Il festival nasce proprio dall’esigenza di interrogarsi su questo.
Questo avviene con un format che vede la programmazione degli spettacoli intrecciata alla parte formativa: artisti e organizzatori incontrano i ragazzi delle scuole e gli educatori, anche prima del festival, e poi ci sono gli incontri e il convegno che richiamano operatori e artisti del mondo della danza nazionale e internazionale. Nell’arco di tre anni, il festival ha preso forma e ha una sua identità riconosciuta anche a livello internazionale».

Un altro aspetto molto importante è il legame con il territorio...
«Il Trentino è un territorio dove si mastica molta danza. Ci sono festival, scuole di danza, molte realtà storiche che si muovono. C’è un tessuto su cui stiamo lavorando, in particolare con le scuole di danza, che quest’anno saranno partecipi di diverse proposte, a cominciare dal flash mob che inaugura questa edizione (The NELKEN-Line by Pina Bausch, mercoledì 17 ottobre) per arrivare alla festa del teatro che chiude il festival e nella quale le scuole sono state invitate a proporre una loro visione di Cappuccetto Rosso (sabato 20 ottobre al Teatro Sociale). C’è anche un workshop sul parkour a cura della compagnia Arch8.
Sempre con le scuole abbiamo gli incontri in collaborazione con il Muse per lo spettacolo Genoma scenico di Nicola Galli, in relazione alla mostra sul genoma umano, così come lo spettacolo Pop up garden dei TPO che tratta il tema del giardino e che prevede laboratori di botanica con i bambini che poi vedranno lo spettacolo».

Ci racconta qualcosa di più sugli spettacoli di Nicola Galli e di Silvia Gribaudo?
«Con Silvia Gribaudi il percorso è già iniziato, abbiamo organizzato un incontro con gli insegnanti e degli incontri nelle scuole con i ragazzi che parteciperanno allo spettacolo sul tema del corpo e dell’accettazione di sé, un tema molto forte per gli adolescenti. Sono stati entrambi incontri molto interessanti. Genoma scenico è una produzione del Muse in collaborazione con il Centro Servizi Culturali Santa Chiara: questa volta Nicola Galli proporrà il lavoro con allievi delle scuole di danza e lo spettacolo vedrà una forte interazione con il pubblico.
Abbiamo poi uno studio de I teatri soffiati, No te haberia conocido, sul tema delle migrazioni, dello spostamento, del viaggio, del radicamento, che è partito proprio dagli incontri con i bambini delle scuole. Le scuole medie, invece, hanno incontrato Fabrizio Montecchi di Teatro Gioco Vita per indagare il rapporto tra ombre, movimento e musica, sotto l’aspetto non solo del linguaggio tecnico ma anche dell’orientamento professionale: Fabrizio ha raccontato ai ragazzi perché nella vita si sceglie una determinata strada, quella artistica, attraverso un bellissimo percorso».

Y Generation collabora anche con il Network Anticorpi XL...
«Questa è una novità, un esperimento che Anticorpi ha proposto al festival tramite la Collaboraction_Kids: si tratta di sei studi, di sei artisti scelti dai partner della rete, proposti per la prima volta live con l’opportunità poi di sceglierne uno che potrà avere un seguito. Quindi, c’è anche la volontà di sostenere le produzioni e quello che significa fare danza per i bambini e i giovani. Anche perché gli studi sono divisi su tre fasce d’età del pubblico».

Tra le novità di questa edizione c’è stata anche l’individuazione di tre aree europee con cui si è avviato un confronto di esperienze...
«Gli anni scorsi, nei tavoli di discussione, si è percepita la curiosità verso le esperienze maturate fuori dai confini italiani. Quindi, abbiamo scelto tre aree europee, quella a Nord con Olanda e Belgio, quella a Est con i Balcani e quella di Italia e Spagna per cui sono stati chiamati gli artisti presenti ma anche relatori ad hoc che proporranno alcuni stimoli nei tavoli per aprire discussioni su argomenti rappresentativi di quell’area, per un confronto con gli operatori ma anche con artisti, educatori e ragazzi».

Il festival nasce, quindi, anche dall’esigenza di colmare un vuoto rispetto a quelle che sono le proposte per bambini e ragazzi nel mondo della danza?
«Più che altro c’erano percorsi paralleli sulla danza per ragazzi che non dialogavano tra loro. L’intento era questo: mettere in dialogo, in relazione, questi diversi mondi, queste diverse esperienze un po’ solitarie, un po’ come accade sempre in Italia. Diciamo che il linguaggio della danza è conosciutissimo dai ragazzi, perché la vedono e la praticano, ma non c’è un pensiero, un ascoltare e un capire, un avvicinarsi in un certo modo».

Ci sono altri spettacoli su cui vuole porre l’accento?
«Abbiamo #fomo della compagnia austriaca Hungry Sharks, spettacolo di hip hop e danza contemporanea sul rapporto fra corpo e tecnologia, e Horses dei Kabinet K, che tratta il tema del rapporto di fiducia tra bambini e adulti, che saranno insieme sul palco. È un approccio che la compagnia belga ha scelto come metodo di lavoro (e, infatti, sarà uno dei temi trattati ai tavoli del venerdì). Tra gli italiani, oltre a quelli già citati, abbiamo Valentina Dal Mas con Da dove guardi il mondo?, su un tema molto attuale quale quello della difficoltà di apprendimento e delle relazioni in classe, e la compagnia Arearea con lo spettacolo Ruedis_Ruote di confine. E ancora, la compagnia olandese ARCH8 con lo spettacolo Tetris, che coinvolge direttamente il pubblico partendo dal gioco del Tetris e proponendolo sotto forma di movimento.
Tra i diversi workshop segnalo il laboratorio con la compagnia Abbondanza/Bertoni che lavorerà con i bambini sul tema “chi sono io?” e un laboratorio-spettacolo con il coreografo Omar Mezza che lavorerà con bambini e adulti per poi sviluppare una piccola rappresentazione finale a cura sua, una sorta di restituzione al pubblico di quello che lui ha vissuto durante il laboratorio: non è una restituzione di chi ha fatto il laboratorio ma di chi l’ha tenuto, è una formula un po’ particolare».

 

Il programma completo degli spettacoli, dei workshop e degli incontri può essere consultato sul sito di Y Generation.

 

Foto di copertina: Horses dei Kabinet K © Kurt Van der Elst

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