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Petite Mort

5 Lug
2006
22:35
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Autore: 

1991
SALISBURGO (Festival di Salisburgo)
Nederlands Dans Theater
Cor. 
Jiří Kylián, mus. Wolfgang Amadeus Mozart

Jiří Kylián ha creato Petite Mort per il Festival di Salisburgo del 1991, in occasione del bicentenario della morte di Mozart, celebrato dal coreografo scegliendo i concerti per pianoforte e orchestra K488 (Adagio) e K467 (Andante).

Sei uomini, in silenzio, di spalle, indietreggiano lentissimamente verso il pubblico. Ciascuno tiene sopra la testa un fioretto da scherma, retto da un polpastrello: un’arma letale neutralizzata dall’equilibrio più instabile. Basta un attimo per scatenarne la ferocia: i fioretti fendono l’aria con un sibilo acuto e sinistro. I sei maschi giocano con le loro armi, ora simbolo di aggressività, ora di vulnerabilità, di tensione sessuale, di quiete, ma anche di brutalità, veri e propri pericolosi partner, simbolo della “piccola morte”, ossia, come dicono i francesi, di tutte le passioni, anche antitetiche, che conducono all’orgasmo.

All’improvviso un’onda di seta nera copre tutto il palcoscenico, e, nel subitaneo ritirarsi, lascia distese a terra sei donne. Nell’ambientazione neutra si dipana una serie di passi a due appena accennati, teneri, violenti, dolci, scherzosi: una summa delle emozioni e degli sforzi maldestri dettati dal desiderio sessuale.
Una seconda ondata pulisce la scena, lasciando un gruppo di ragazze scivolare sul palcoscenico apparentemente indossando le crinoline di scuri abiti settecenteschi. I costumi, retti da manichini invisibili, si rivelano subito gusci vuoti dai quali escono le ragazze. Gli abiti vuoti paiono esseri bellissimi, ancorché mutilati, a significare che, in un mondo di prepotenze, brutalità e capriccio, la bellezza non può comunque essere scalfita. Kylián sembra dirci che quanto domina l’orgasmo, dalla tenerezza alla brutalità alla violenza, non è che un modello in piccolo di un mondo retto dall’aggressività.

Nei successivi passi a due emerge l’analisi del gioco delle tensioni sessuali, con “lo speciale linguaggio di Kylián, fatto di un disegno morbido, sensuale, vivo e costituito da linee mosse fluidamente nello spazio con un lindore gestuale abbagliante, eppure carnale” (Silvia Poletti).

Fondamentale e assolutamente centrale in Petite Mort la scelta della partitura musicale. Lo stesso Kylian ha sottolineato il fatto che di due concerti stupendi di Mozart ha conservato solo due movimenti lenti. Ricordando che anche dei meravigliosi costumi settecenteschi Kylián ci presenta parti mutilate, acquista grande significato la sua osservazione: “Questa scelta deliberata non dovrebbe essere considerata provocatoria o irriflessiva, ma piuttosto come il mio modo di riconoscere che stiamo vivendo e lavorando come parte di un mondo dove nulla è più sacro, dove la brutalità e larbitrio sono tratti comuni. Dovrebbe suggerire l’idea di due torsi antichi a cui sono stati tagliati testa e arti – con unevidente e intenzionale mutilazione – senza essere capaci di distruggere la bellezza che riflette il potere spirituale del loro creatore”.

 

Marino Palleschi, Andrea Boi

Foto di copertina: immagine d’archivio di Petite Mort © Marco Brescia / Teatro alla Scala 

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