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Valse, la

15 Gen
2006
19:25
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12 GENNAIO 1929
poema coreografico in un atto
Balletti di Ida Rubinstein, Montecarlo
coreografia Bronislava Nijinska; musica Maurice Ravel; scene e costumi Alexandre Benois
Primi interpreti: Ida Rubinstein, Anatole Vilzak


La musica e l'idea generale del balletto erano state concepite da Ravel per i Ballets Russes di Diaghilev, ma l'impresario rifiutò la partitura e il progetto abortì. Fu ripreso da Ida Rubinstein che produsse il lavoro seguendo le indicazioni in precedenza date dal musicista.

Nella versione originale il balletto è ambientato in un magnifico salone del Secondo Impero cremisi e oro, ingrandito da enormi specchi, illuminato da gruppi di candelabri, in fondo al quale si apre una seconda sala, ed è inteso come un omaggio al valzer viennese. Nel primo salone alcune dame siedono su un sofà, un'altra è salutata da un Ciambellano di Corte chino su di lei. Le figure si alzano ed iniziano a ballare, mentre sopraggiungono ufficiali in divisa di gala, che accompagnano al ballo altre bellissime dame in crinoline. Le coppie danzano riunendosi a volte in piccoli gruppi, altre in figure elaborate e composite. Successivamente si anima di ballerini anche la seconda sala dove si formano e si disfano figure e catene contrapposte a quelle formate dalle coppie danzanti in primo piano.

Alla coreografia originale affidata a Bronislva Nijinska segue nel 1931 quella di Michel Fokine per la stessa Runistein e numerosissime sono le versioni successive. Quella di George Balanchine, concepita nel 1951 per il New York City Ballet, utilizza, come introduzione, anche i Valses Nobles et Sentimentales di Ravel e debutta il 20 febbraio 1951 al City Center di New York con costumi di Karinska e luci di Rosenthal per l'interpretazione di Tanaquil LeClerq, Nicholas Magallanes, Francisco Moncion. Altrettanto fortunata è la proposta di Frederick Ashton, rappresentata nel 1958 alla Scala di Milano e ripresa l'anno successivo per il Royal Ballet. Accanto alle versioni più celebri si ricordano anche quelle di Harald Lander, Léonide Massine e Janine Charrat.

 

Marino Palleschi

 

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